Capuçon e il suo Guarneri a Trento

 L’Orchestra d’Archi Italiana apre i concerti della Filarmonica


Filarmonica di Trento
Via Verdi 30, Trento

11 gennaio 2007

 

Courtesy filamonica di Trento (19/1/07)

 

E’ partita nel migliore dei modi la stagiona dei concerti 2007 della Società Filarmonica di Trento(www.filarmonica-trento.it) inaugurata l’11 gennaio dall’Orchestra d’Archi Italiana e dal giovane e brillante Renaud Capuçon, direttore e violino solista; è stato il primo e tra i più prestigiosi dei 18 appuntamenti che porteranno sul palco della sala di via Verdi artisti di fama internazionale. Il pubblico numeroso, seguendo interessato il programma che prevedeva tre composizioni di Wolfgang Amadeus Mozart ( Divertimento per archi KV 136 in Re Magg, il Rondò per violino e orchestra KV 373 in Do magg ed il Concerto per violino e orchestra KV 218 in Re magg) e la Metamorphosen di Richard Strauss (versione di Rudolf Leopold), ha potuto apprezzare l’ottima qualità tecnico-interpretativa dell’ensamble, la potenza sonora il timbro ed un fraseggio libero e fantasioso; un gusto ed un impronta italiana che affonda le proprie radici nella scuole d’arco venete.

    L’Orchestra d’Archi Italiana, nata a metà degli anni  Novanta, ha trovato nel violoncellista Mario Brunello un preparatore ideale che ha trasmesso a questi giovani artisti l’esperienza e l’interesse profondo nei confronti del rinnovamento del repertorio cameristico. Accreditata presso importanti sedi musicali italiane e straniere l’Orchestra ha al suo attivo progetti versatili, spesso in collaborazione con molteplici artisti; da solisti e gruppi cameristici come Gidon Kremer ed il Quintetto Bibiena, a cantautori come Vinicio Capossela, da scrittori come Alessandro Baricco ad attori come Marco Paolini.  

   Il francese Renaud Capuçon, classe 1976, riconosciuto autentico enfant prodige già a 14 anni quando venne ammesso al Conservatoire National Supérieur de Musique di Parigi ( dove nel 1993 vinse il 1˚ Premio per violino), ha dimostrato di essere fra i migliori artisti della sua generazione, il suo carisma e le sue doti virtuosistiche hanno conquistato immediatamente il pubblico.

Invitato da Claudio Abbado nel 1997, ha continuato per tre estati l’esperienza di primo violino della Gustav Mahler Jugendorchester e ciò gli ha permesso di approfondire la sua educazione musicale con Pierre Boulez, Seiji Ozawa e Daniel Baremboim. E’ stato premiato “Rising Star 2000” e “New Talent of the year 2000”; suona un favoloso Guarnirei del Gesù realizzato nel 1737 da Bartolomeo Giuseppe Guarnirei, la personalità di maggior spicco dell’illustre famiglia di liutai cremonesi all’inizio del Settecento. “Questo violino- dichiara lo stesso Capuçon- ha un suono estremamente potente, una voce maschile e selvaggia rispetto ai tratti più femminili dello Stradivari che suonavo precedentemente”.

    Il Divertimento per archi KV 136 scritto da un Mozart sedicenne dopo il secondo viaggio in Italia ed il Rondò KV 373 scritto nel 1781 sono lavori piacevoli e graziosi, senza grosse pretese, che non figurano spesso nelle locandine delle sale da concerto. Assai popolare invece è il Concerto in Re magg KV 218 dove Capuçon ha potuto dare finalmente il meglio di se, soprattutto nelle cadenze dei tre movimenti, dove l’orchestra lascia lo spazio allo strumento solista; quarto di una serie di concerti dedicati a questo strumento che risentono in parte della scuola italiana (Boccherini, Vivaldi e Tartini), di J. C. Bach e dei maestri francesi, denotano comunque tutta la genialità del maestro di Salisburgo. Si può dire che Mozart definì per primo, nell’ambito della scuola viennese, il ruolo del solista in seno all’orchestra, conferendogli quell’importanza individualistica che rimarrà poi a modello per tutti gli sviluppi posteriori.

    La seconda parte del concerto è stata dedicata alle “Metamorphosen” di Strauss, ultima partitura orchestrale del compositore rimasto nella storia della musica come il rappresentante più perfetto della società borghese di fine ‘800. In quest’opera però, composta su commissione del direttore svizzero Paul Sacher durante i tragici momenti del 1945, “il mago dell’orchestra” abbandona il suo edonismo musicale ed usa un insolito organico di 23 archi solistici per esprimere la sua tristezza e per innalzare un requiem alla Germania. Il pezzo, costituito da un “Adagio ma non troppo”, si basa su un motivo tratto dalla marcia funebre della terza sinfonia di Beethoven che compare nella sua veste originale solo nelle ultime battute della composizione.

 

14 gennaio 2007

Mauro Tonolli maurotonolli@sindromedistendhal.com 

 

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