E’ partita nel migliore dei modi la stagiona dei concerti
2007 della Società Filarmonica di Trento(www.filarmonica-trento.it)
inaugurata l’11 gennaio dall’Orchestra d’Archi Italiana
e dal giovane e brillante Renaud Capuçon,
direttore e violino solista; è stato il primo e tra i più
prestigiosi dei 18 appuntamenti che porteranno sul palco
della sala di via Verdi artisti di fama internazionale. Il
pubblico numeroso, seguendo interessato il programma che
prevedeva tre composizioni di Wolfgang Amadeus Mozart
( Divertimento per archi KV 136 in Re Magg, il Rondò per
violino e orchestra KV 373 in Do magg ed il Concerto per
violino e orchestra KV 218 in Re magg) e la Metamorphosen
di Richard Strauss (versione di Rudolf Leopold),
ha potuto apprezzare l’ottima qualità tecnico-interpretativa
dell’ensamble, la potenza sonora il timbro ed un
fraseggio libero e fantasioso; un gusto ed un impronta
italiana che affonda le proprie radici nella scuole d’arco
venete.
L’Orchestra d’Archi Italiana, nata a metà
degli anni Novanta, ha trovato nel violoncellista
Mario Brunello un preparatore ideale che ha
trasmesso a questi giovani artisti l’esperienza e
l’interesse profondo nei confronti del rinnovamento del
repertorio cameristico. Accreditata presso importanti sedi
musicali italiane e straniere l’Orchestra ha al suo
attivo progetti versatili, spesso in collaborazione con
molteplici artisti; da solisti e gruppi cameristici come
Gidon Kremer ed il Quintetto Bibiena, a cantautori come
Vinicio Capossela, da scrittori come Alessandro Baricco ad
attori come Marco Paolini.
Il francese Renaud Capuçon, classe 1976,
riconosciuto autentico enfant prodige già a 14 anni
quando venne ammesso al Conservatoire National Supérieur de
Musique di Parigi ( dove nel 1993 vinse il 1˚ Premio per
violino), ha dimostrato di essere fra i migliori artisti
della sua generazione, il suo carisma e le sue doti
virtuosistiche hanno conquistato immediatamente il pubblico.
Invitato da Claudio Abbado nel 1997, ha continuato per tre
estati l’esperienza di primo violino della Gustav Mahler
Jugendorchester e ciò gli ha permesso di approfondire la sua
educazione musicale con Pierre Boulez, Seiji Ozawa e Daniel
Baremboim. E’ stato premiato “Rising Star 2000” e “New
Talent of the year 2000”; suona un favoloso Guarnirei del
Gesù realizzato nel 1737 da Bartolomeo Giuseppe Guarnirei,
la personalità di maggior spicco dell’illustre famiglia di
liutai cremonesi all’inizio del Settecento. “Questo
violino- dichiara lo stesso Capuçon- ha un
suono estremamente potente, una voce maschile e selvaggia
rispetto ai tratti più femminili dello Stradivari che
suonavo precedentemente”.
Il Divertimento per archi KV 136 scritto da un
Mozart sedicenne dopo il secondo viaggio in Italia ed il
Rondò KV 373 scritto nel 1781 sono lavori piacevoli e
graziosi, senza grosse pretese, che non figurano spesso
nelle locandine delle sale da concerto. Assai popolare
invece è il Concerto in Re magg KV 218 dove
Capuçon ha potuto dare finalmente il meglio di se,
soprattutto nelle cadenze dei tre movimenti, dove
l’orchestra lascia lo spazio allo strumento solista; quarto
di una serie di concerti dedicati a questo strumento che
risentono in parte della scuola italiana (Boccherini,
Vivaldi e Tartini), di J. C. Bach e dei maestri francesi,
denotano comunque tutta la genialità del maestro di
Salisburgo. Si può dire che Mozart definì per primo,
nell’ambito della scuola viennese, il ruolo del solista in
seno all’orchestra, conferendogli quell’importanza
individualistica che rimarrà poi a modello per tutti gli
sviluppi posteriori.
La seconda parte del concerto è stata dedicata alle “Metamorphosen”
di Strauss, ultima partitura orchestrale del
compositore rimasto nella storia della musica come il
rappresentante più perfetto della società borghese di fine
‘800. In quest’opera però, composta su commissione del
direttore svizzero Paul Sacher durante i tragici momenti del
1945, “il mago dell’orchestra” abbandona il suo edonismo
musicale ed usa un insolito organico di 23 archi solistici
per esprimere la sua tristezza e per innalzare un requiem
alla Germania. Il pezzo, costituito da un “Adagio ma non
troppo”, si basa su un motivo tratto dalla marcia funebre
della terza sinfonia di Beethoven che compare nella sua
veste originale solo nelle ultime battute della
composizione.