Il programma interessante e ricercato e l’ottima esecuzione non
faranno dimenticare al numeroso pubblico roveretano il
Quartetto Pavel Haas; Veronica Jarukova e Katerina Gemrotova
ai violini, Pavel Nikl alla viola e Peter Jarusck al
violoncello: sono questi i giovani componenti della formazione
che deve il suo nome al compositore ceco Pavel Haas,
allievo di Leos Janacek e straordinario talento, deportato e
ucciso ad Auschwitz nel 1944.
Residente a Praga, il quartetto (formato nel 2004) collabora
strettamente con Milan Skampa e con il Quartetto
Skampa con il quale ha suonato insieme alla Wigmore Hall
di Londra. Vincitori del premio Vittorio E. Rimbotti di
Firenze e dei primi premi ai concorsi Festival Primavera di
Praga e al Paolo Borciani nella scorsa stagione hanno
tenuto una tournée-premio di quaranta concerti in America,
Giappone ed Europa, in città come Bruxelles, Vienna,
Francoforte, Brema, Amburgo, Roma, Venezia e Milano.
L’attenzione dei quattro musicisti va spesso in maniera
privilegiata alle musiche di terra boema e morava, il programma
proposto a Rovereto ne è una conferma; la prima opera infatti è
il quartetto “Americano” di Antonìn Dvořàk.
Questa composizione risale al soggiorno del compositore negli
Stati Uniti (1892-1895) dove videro la luce altri tra i suoi
lavori più popolari come il Concerto per violoncello e
orchestra in si minore e la famosissima Sinfonia “Dal
Nuovo Mondo”.
Il
Quartetto in fa maggiore op.96 “Americano” si caratterizza per
una ritmica incisiva, uno spirito dinamico e modernista. L’
ottimismo e la gioia di vivere si alternano e mescolano alla
nostalgia e al ricordo del compositore per la patria. Dvořàk
non mancò di indagare le peculiarità del folklore del paese
ospitante, rivolse la propria attenzione agli spirituals
neri e alle melopee delle comunità pellerossa, come evidenzia il
secondo movimento dove viene elaborata una struggente melodia
hindù.
Il secondo brano suonato dal Quartetto Hass scritto da
Areg Lusinjan nel 1959 fotografa un periodo storico e
una profondità di contenuti ed idee diverse. Il linguaggio del
compositore armeno è diretto ed immediato. Il prevalente intento
divulgativo realizzato con vocaboli musicali di facile presa
sembra però a tratti arido e poco interessante. Le idee musicali
non vengono elaborate esaurientemente e gli effetti acustici
(che danno una certa modernità all’opera) sono fini a se stessi,
le strutture utilizzate sono quelle classiche, la forma è
tripartita e si usa la forma sonata per il primo tempo, il Lied
per il secondo ed il rondò per il terzo. Questa composizione,
fresca all’ascolto, passa però senza lasciare alcun segno.
Nel secondo tempo è stato eseguito il Quartetto n.2 del
compositore moravo Leos Janacek, composizione
intitolata “pagine intime” e scritta nel 1928 sull’onda della
forte passione amorosa per Kamila Stosslova (al quale il
compositore scrisse più di 600 lettere), questi sentimenti si
concretizzano in musica in un linguaggio mutevole. L’apparente
caos iniziale forma via via struggenti melodie, elementi di
ruvida aggressività, reminiscenze varie con echi di ninne nanne
russe e di polacche slave.
Milan Kundera
a proposito di Janacek e dei suoi Quartetti scrisse:”I
due Quartetti rappresentano il momento più alto dell’arte di
Janacek; tutto il suo espressionismo vi si concentra a un
livello di assoluta perfezione. Janacek è in effetti l’unico
grande compositore che si possa definire espressionista, nel
senso letterale della parola: per lui è tutto
espressione…L’espressionismo di Janacek è una ricchissima gamma
emotiva, un confronto senza transizioni, vertiginosamente
serrato, fra tenerezza e brutalità, furore e pace.” (Da “I
testamenti traditi”).
4 aprile 2007
Mauro Tonolli
maurotonolli@sindromedistendhal.com