Il Quartetto Pavel Haas a Rovereto

La Boemia e la Moravia del Quartetto Pavel Haas alla Filarmonica di Rovereto.


Filarmonica di Rovereto

Lunedì 2 aprile 2007 - 20.45

 

Il programma interessante e ricercato e l’ottima esecuzione non faranno dimenticare al numeroso pubblico roveretano il Quartetto Pavel Haas; Veronica Jarukova e Katerina Gemrotova ai violini, Pavel Nikl alla viola e Peter Jarusck al violoncello: sono questi i giovani componenti della formazione che deve il suo nome al compositore ceco Pavel Haas, allievo di Leos Janacek e straordinario talento, deportato e ucciso ad Auschwitz nel 1944.

Residente a Praga, il quartetto (formato nel 2004) collabora strettamente con Milan Skampa e con il Quartetto Skampa con il quale ha suonato insieme alla Wigmore Hall di Londra. Vincitori del premio Vittorio E. Rimbotti di Firenze e dei primi premi ai concorsi Festival Primavera di Praga e al Paolo Borciani nella scorsa stagione hanno tenuto una tournée-premio di quaranta concerti in America, Giappone ed Europa, in città come Bruxelles, Vienna, Francoforte, Brema, Amburgo, Roma, Venezia e Milano.

L’attenzione dei quattro musicisti va spesso in maniera privilegiata alle musiche di terra boema e morava, il programma proposto a Rovereto ne è una conferma; la prima opera infatti è il quartetto “Americano” di Antonìn Dvořàk.

Questa composizione risale al soggiorno del compositore negli Stati Uniti (1892-1895) dove videro la luce altri tra i suoi lavori più popolari come il Concerto per violoncello e orchestra in si minore e la famosissima Sinfonia “Dal Nuovo Mondo”.

 Il Quartetto in fa maggiore op.96 “Americano” si caratterizza per una ritmica incisiva, uno spirito dinamico e modernista. L’ ottimismo e la gioia di vivere si alternano e mescolano alla nostalgia e al ricordo del compositore per la patria. Dvořàk non mancò di indagare le peculiarità del folklore del paese ospitante, rivolse la propria attenzione agli spirituals neri e alle melopee delle comunità pellerossa, come evidenzia il secondo movimento dove viene elaborata una struggente melodia hindù.

Il secondo brano suonato dal Quartetto Hass scritto da Areg Lusinjan nel 1959 fotografa un periodo storico e una profondità di contenuti ed idee diverse. Il linguaggio del compositore armeno è diretto ed immediato. Il prevalente intento divulgativo realizzato con vocaboli musicali di facile presa sembra però a tratti arido e poco interessante. Le idee musicali non vengono elaborate esaurientemente e gli effetti acustici (che danno una certa modernità all’opera) sono fini a se stessi, le strutture utilizzate sono quelle classiche, la forma è tripartita e si usa la forma sonata per il primo tempo, il Lied per il secondo ed il rondò per il terzo. Questa composizione, fresca all’ascolto, passa però senza lasciare alcun segno.

Nel secondo tempo è stato eseguito il Quartetto n.2 del compositore moravo Leos Janacek, composizione intitolata “pagine intime” e scritta nel 1928 sull’onda della forte passione amorosa per Kamila Stosslova (al quale il compositore scrisse più di 600 lettere), questi sentimenti si concretizzano in musica in un linguaggio mutevole. L’apparente caos iniziale forma via via struggenti melodie, elementi di ruvida aggressività, reminiscenze varie con echi di ninne nanne russe e di polacche slave.

Milan Kundera a proposito di Janacek e dei suoi Quartetti scrisse:”I due Quartetti rappresentano il momento più alto dell’arte di Janacek; tutto il suo espressionismo vi si concentra a un livello di assoluta perfezione. Janacek è in effetti l’unico grande compositore che si possa definire espressionista, nel senso letterale della parola: per lui è tutto espressione…L’espressionismo di Janacek è una ricchissima gamma emotiva, un confronto senza transizioni, vertiginosamente serrato, fra tenerezza e brutalità, furore e pace.” (Da “I testamenti traditi”).

4 aprile 2007

Mauro Tonolli maurotonolli@sindromedistendhal.com 

 

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