Passando a BIS
(preludi, accompagnamenti e postludi per l’Alfabeto
Apocalittico di Edoardo Sanguineti), l’ultimo suo brano
scritto per chitarra e flauto (o violino), volevo chiederLe
qual è il suo rapporto con Sanguineti –persona e artista- e
la sua opera.
Edoardo Sanguineti è un maestro -uno dei pochi che ho
incontrato nella mia vita- è… un grande, punto. Veramente
una persona straordinaria; la prima volta che l’ho
conosciuto è stato a Trento per Vociferazioni, in
quell’occasione io dirigevo in scena i musicisti e lui
leggeva il suo testo: dal primo momento mi disse “mi dica
lei cosa devo fare” e io risposi “mi dica lei cosa vuol
fare”. Si è comportato in modo molto disponibile, sempre
gentile e attento. È un uomo che ha una grandissima
esperienza e sa perfettamente che in certe condizioni –in
quel caso faceva parte di uno spettacolo- non si può fare di
testa propria: ci voleva qualcuno che gli dettasse i tempi.
Lui era l’autore dei testi e il lettore in scena, ma sapeva
che anche la musica e gli strumentisti erano importanti.
Ricordo un particolare: dietro le quinte prima dello
spettacolo era agitato quanto gli altri, nonostante fosse
già salito su un palco a recitare innumerevoli volte. Devo
ammettere che reggere una mezz’ora di lettura intensa a quel
livello non è poco, ci vuole molta concentrazione, e lui in
quell’occasione non ha sbagliato una virgola, ha letto
perfettamente. È veramente un grande personaggio, simpatico
anche.
In Alfabeto Apocalittico
Sanguineti dedica ad ogni lettera dell’alfabeto una poesia,
e le parole di ogni poesia iniziano rigorosamente con la
stessa lettera che dà il nome ad essa.
I suoi preludi,
accompagnamenti e postludi, approfondendo in modo chiaro e
sistematico le varie possibilità e caratteristiche dei due
strumenti, sembrano portare in musica gli esercizi di stile
sanguinetiani. Che rapporto riscontra tra queste due opere?
Spesso partendo dalla lettura del testo di Sanguineti
un’immagine, una parola, un verso, un ritmo, pur essendo una
componente parziale della composizione poetica, mi hanno
fatto scattare un’immagine musicale parallela che poi ha
caratterizzato tutto il pezzo
L’idea era quella di scrivere dei pezzi che non durassero
più di una o due pagine, con durate brevi: pezzi che non
avessero fondamentalmente una storia ma che fossero delle
immagini che non si evolvono. Ogni brano analizza e sviluppa
delle caratteristiche timbriche o tecniche, che mi piace
molto curare nei miei pezzi.
Ritornando al rapporto con
l’opera di Sanguineti, oltre a BIS e Alfabeto
Apocalittico in tutta la vostra opera complessiva si
notano delle caratteristiche comuni; penso per esempio
all’aspetto ludico, ad un’opera sperimentale non puramente
astratta ma rivolta a degli ascoltatori…
Sanguineti anche in questo è grandissimo. Io tento di
copiare quello che fa lui. Sono d’accordo sul fatto che
Sanguinati, pur non rinunciando alle sue idee di
sperimentazione –sappiamo che è uno degli esponenti
principali dell’avanguardia poetica- riesce a divertire (nel
senso più alto del termine), a non annoiare. Da subito, da
quando aveva vent’anni, Sanguineti si è scagliato contro i
poeti che scrivevano in “poetese”, questa lingua –che gira
ancora tra gli pseudopoeti- fatta di termini ricercati ma
che non vogliono dire nulla, un insieme di parole che sono
complicate e basta; lui al poetese contrappone una lingua
fatta anche di termini raffinati, ma che ha un forte impatto
sonoro: la sua poesia è fatta per essere letta ad alta voce,
è molto ritmica e musicale.
Tra le sue opere per chitarra
BIS è il brano più ironico e vivace, si nota una
“semplificazione” del linguaggio –forse data dalla forma
breve- e una forte caratterizzazione ritmica; potrebbe
essere paragonato alle ultime opere di Sanguineti?
Nelle ultime opere di Sanguineti c’è una sorta di
distillazione, tutto quello che non è strettamente
necessario viene tolto. Non che nelle opere precedenti sia
possibile togliere qualche cosa, è proprio l’idea dell’opera
in sé che nasce già distillata; è paragonabile all’ultimo
Mozart (non che nel penultimo Mozart si possano togliere
delle note!). Loro ci sono riusciti, io ci provo. In qualche
modo la forma breve va in questa direzione: non avendo molto
tempo a disposizione non si può indugiare, non si possono
introdurre gli elementi un po’ alla volta, bisogna arrivare
subito al nucleo compositivo. Questo significa anche
semplificare; un gesto deve essere molto più immediato
perché non c’è il tempo di lavorarlo.
BIS è composto da 21 brevi
composizioni (lettere); questi brani si dividono in tre
categorie: i brani per chitarra sola (5), i brani per flauto
(o violino) solo (3) ed i brani per chitarra e flauto (o
violino) (13).
Queste composizioni hanno un
ordine proposto da Lei ma, vista la loro autosufficienza,
possono essere suonate in ordine variabile. È anche
possibile creare delle “suite” scegliendo alcune lettere o
suonando solo i brani solistici. Rispetto a molte opere di
autori contemporanei, che magari vengono eseguite una sola
volta, questa struttura variabile potrebbe essere una forma
maggiormente pratica e divulgativa?
Sì, assolutamente sì. Questo si allaccia al discorso che
facevamo sulla forma del concerto: scrivere in questo modo
–io non l’avevo mai fatto- dà molte più possibilità: un
esecutore è libero di suonare anche un solo brano, magari
come bis. E poi penso sia divertente per chi suona
scombinarli e ricombinarli. Io poi ho voluto fare un omaggio
a te, con i brani per chitarra sola, che sono cinque, le
lettere a, m, o, r, u: anagrammate danno il nome MAURO.
In BIS si trovano
alcune citazioni; quali sono ed in che modo il testo le ha
ispirate?
Nel testo della lettera B Sanguineti scrive “bocca
baciata non buca bottiglia”, dove chiaramente il
riferimento è a “Bocca baciata non perde ventura” del
Falstaff. Qui il contenuto della poesia mi ha ispirato la
citazione verdiana. Così come un’altra citazione musicale
falstaffiana c’è nella V (ovviamente la V di Verdi),
perché il ritmo del primo verso mi ha fatto pensare alla
melodia di “Quando ero paggio del duca di Norfolk”.
Nel testo della lettera C Sanguineti scrive “cuculia
il cuculo”, in questo caso ho scelto queste due parole e
mi è venuta l’idea di usare la terza minore per imitare il
cu-cu. La Z mi ricordava il rumore di
un insetto, ecco la citazione del Diario di una mosca
di Bartòk. Nell’H mi è venuto in mente
l’hoquetus, semplicemente perché ho visto
tutte queste “h”, l’idea era quella dell’aspirato e quindi
della pausa che richiama la forma musicale dell’hoquetus.
Altre idee che però non hanno portato a citazioni sono
state, ad esempio, per la I quella di
mettere i puntini sulle i (appunto!): la chitarra con un
accordo fa la stanghetta ed il violino ci mette il puntino.
La F mi ha fatto pensare al fischio e così
faccio fischiare il chitarrista.
Tra le 21 lettere si trovano
quattro omaggi: a Berg, a Ravel, a Verdi ed a Bartòk; perché
ha scelto questi autori?
Non ho scelto a priori di fare i miei omaggi ai miei
compositori preferiti…
Lo sono?
… non solo questi, ce ne sono molti altri: se avessi dovuto
scegliere tutti i miei preferiti non avrei certo escluso
Schubert o Mozart o Bach o Maderna… Nella T ci sono
le parole “il tempo del tuo tac”, che mi ha
richiamato alla mente il tic tac de L’heure espagnole
di Ravel (la scena iniziale dell’orologiaio): è
da lì che ho preso l’idea dei tre metronomi, che servono
anche per non fare suonare la chitarra sempre. Leggendo
dell’ “ottimo orco” nel testo della lettera O
ho ripensato alla vicenda di uno spettacolo di burattini per
cui avevo scritto le musiche tempo fa, in cui un orco veniva
addormentato da una ninna nanna, allora mi è venuta in mente
la ninna nanna del Wozzeck che ho evocato variandola.
Per finire la nostra
intervista: ha qualche progetto non realizzato a cui tiene
particolarmente?
Da qualche anno sto tentando di lavorare ad un’opera lirica;
capita però che, ogni volta che ho del tempo a disposizione
e tiro fuori il testo e il materiale iniziale,
immancabilmente, nel giro di poco tempo, mi arriva una
commissione e devo abbandonare momentaneamente il mio
obiettivo. Succede da circa dieci anni, quindi la cosa è
anche benaugurante: se le commissioni continuano con questo
ritmo, probabilmente non la finirò mai…
12 luglio 2007
Mauro Tonolli
maurotonolli@sindromedistendhal.com