Intervista a Nicola Straffelini (parte 2)
di Mauro Tonolli

Seconda parte dell'intervista al compositore Nicola Straffelini. "BIS" e il rapporto con la poesia di Edoardo Sanguineti.

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Passando a BIS (preludi, accompagnamenti e postludi per l’Alfabeto Apocalittico di Edoardo Sanguineti), l’ultimo suo brano scritto per chitarra e flauto (o violino), volevo chiederLe qual è il suo rapporto con Sanguineti –persona e artista- e la sua opera.

Edoardo Sanguineti è un maestro -uno dei pochi che ho incontrato nella mia vita- è… un grande, punto. Veramente una persona straordinaria; la prima volta che l’ho conosciuto è stato a Trento per Vociferazioni, in quell’occasione io dirigevo in scena i musicisti e lui leggeva il suo testo: dal primo momento mi disse “mi dica lei cosa devo fare” e io risposi “mi dica lei cosa vuol fare”. Si è comportato in modo molto disponibile, sempre gentile e attento. È un uomo che ha una grandissima esperienza e sa perfettamente che in certe condizioni –in quel caso faceva parte di uno spettacolo- non si può fare di testa propria: ci voleva qualcuno che gli dettasse i tempi. Lui era l’autore dei testi e il lettore in scena, ma sapeva che anche la musica e gli strumentisti erano importanti.

Ricordo un particolare: dietro le quinte prima dello spettacolo era agitato quanto gli altri, nonostante fosse già salito su  un palco a recitare innumerevoli volte. Devo ammettere che reggere una mezz’ora di lettura intensa a quel livello non è poco, ci vuole molta concentrazione, e lui in quell’occasione non ha sbagliato una virgola, ha letto perfettamente. È veramente un grande personaggio, simpatico anche.

In Alfabeto Apocalittico Sanguineti dedica ad ogni lettera dell’alfabeto una poesia, e le parole di ogni poesia iniziano rigorosamente con la stessa lettera che dà il nome ad essa.

I suoi preludi, accompagnamenti e postludi, approfondendo in modo chiaro e sistematico le varie possibilità e caratteristiche dei due strumenti, sembrano portare in musica gli esercizi di stile sanguinetiani. Che rapporto riscontra tra queste due opere?

Spesso partendo dalla lettura del testo di Sanguineti un’immagine, una parola, un verso, un ritmo, pur essendo una componente parziale della composizione poetica, mi hanno fatto scattare un’immagine musicale parallela che poi ha caratterizzato tutto il pezzo

L’idea era quella di scrivere dei pezzi che non durassero più di una o due pagine, con durate brevi: pezzi che non avessero fondamentalmente una storia ma che fossero delle immagini che non si evolvono. Ogni brano analizza e sviluppa delle caratteristiche timbriche o tecniche, che mi piace molto curare nei miei pezzi.

Ritornando al rapporto con l’opera di Sanguineti, oltre a BIS e Alfabeto Apocalittico in tutta la vostra opera complessiva si notano delle caratteristiche comuni; penso per esempio all’aspetto ludico, ad un’opera sperimentale non puramente astratta ma rivolta a degli ascoltatori…

Sanguineti anche in questo è grandissimo. Io tento di copiare quello che fa lui. Sono d’accordo sul fatto che Sanguinati, pur non rinunciando alle sue idee di sperimentazione –sappiamo che è uno degli esponenti principali dell’avanguardia poetica- riesce a divertire (nel senso più alto del termine), a non annoiare. Da subito, da quando aveva vent’anni, Sanguineti si è scagliato contro i poeti che scrivevano in “poetese”, questa lingua –che gira ancora tra gli pseudopoeti- fatta di termini ricercati ma che non vogliono dire nulla, un insieme di parole che sono complicate e basta; lui al poetese contrappone una lingua fatta anche di termini raffinati, ma che ha un forte impatto sonoro: la sua poesia è fatta per essere letta ad alta voce, è molto ritmica e musicale. 

Tra le sue opere per chitarra BIS è il brano più ironico e vivace, si nota una “semplificazione” del linguaggio –forse data dalla forma breve- e una forte caratterizzazione ritmica; potrebbe essere paragonato alle ultime opere di Sanguineti?

Nelle ultime opere di Sanguineti c’è una sorta di distillazione, tutto quello che non è strettamente necessario viene tolto. Non che nelle opere precedenti sia possibile togliere qualche cosa, è proprio l’idea dell’opera in sé che nasce già distillata; è paragonabile all’ultimo Mozart (non che nel penultimo Mozart si possano togliere delle note!). Loro ci sono riusciti, io ci provo. In qualche modo la forma breve va in questa direzione: non avendo molto tempo a disposizione non si può indugiare, non si possono introdurre gli elementi un po’ alla volta, bisogna arrivare subito al nucleo compositivo. Questo significa anche semplificare; un gesto deve essere molto più immediato perché non c’è il tempo di lavorarlo.

BIS è composto da 21 brevi composizioni (lettere); questi brani si dividono in tre categorie: i brani per chitarra sola (5), i brani per flauto (o violino) solo (3) ed i brani per chitarra e flauto (o violino) (13).

Queste composizioni hanno un ordine proposto da Lei ma, vista la loro autosufficienza, possono essere suonate in ordine variabile. È anche possibile creare delle “suite” scegliendo alcune lettere o suonando solo i brani solistici. Rispetto a molte opere di autori contemporanei, che magari vengono eseguite una sola volta, questa struttura variabile potrebbe essere una forma maggiormente pratica e divulgativa?

Sì, assolutamente sì. Questo si allaccia al discorso che facevamo sulla forma del concerto: scrivere in questo modo –io non l’avevo mai fatto- dà molte più possibilità: un esecutore è libero di suonare anche un solo brano, magari come bis. E poi penso sia divertente per chi suona scombinarli e ricombinarli. Io poi ho voluto fare un omaggio a te, con i brani per chitarra sola, che sono cinque, le lettere a, m, o, r, u: anagrammate danno il nome MAURO.

In BIS si trovano alcune citazioni; quali sono ed in che modo il testo le ha ispirate?

Nel testo della lettera B Sanguineti scrive “bocca baciata non buca bottiglia”, dove chiaramente il riferimento è a “Bocca baciata non perde ventura” del Falstaff. Qui il contenuto della poesia mi ha ispirato la citazione verdiana. Così come un’altra citazione musicale falstaffiana c’è nella V (ovviamente la V di Verdi), perché il ritmo del primo verso mi ha fatto pensare  alla melodia di “Quando ero paggio del duca di Norfolk”.

Nel testo della lettera C Sanguineti scrive “cuculia il cuculo”, in questo caso ho scelto queste due parole e mi è venuta l’idea di usare la terza minore per imitare il cu-cu. La Z  mi ricordava il rumore di un insetto, ecco la citazione del Diario di una mosca di Bartòk. Nell’H mi è venuto in mente l’hoquetus, semplicemente perché ho visto tutte queste “h”, l’idea era quella dell’aspirato e quindi della pausa che richiama la forma musicale dell’hoquetus.

Altre idee che però non hanno portato a citazioni sono state, ad esempio, per la I quella di mettere i puntini sulle i (appunto!): la chitarra con un accordo fa la stanghetta ed il violino ci mette il puntino. La F mi ha fatto pensare al fischio e così faccio fischiare il chitarrista.

Tra le 21 lettere si trovano quattro omaggi: a Berg, a Ravel, a Verdi ed a Bartòk; perché ha scelto questi autori?

Non ho scelto a priori di fare i miei omaggi ai miei compositori preferiti…

Lo sono?

 … non solo questi, ce ne sono molti altri: se avessi dovuto scegliere tutti i miei preferiti non avrei certo escluso Schubert o Mozart o Bach o Maderna… Nella T ci sono le parole “il tempo del tuo tac”, che mi ha richiamato alla mente il tic tac de L’heure espagnole di Ravel (la scena iniziale dell’orologiaio): è da lì che ho preso l’idea dei tre metronomi, che servono anche per non fare suonare la chitarra sempre. Leggendo dell’ “ottimo orco” nel testo della lettera O ho ripensato alla vicenda di uno spettacolo di burattini per cui avevo scritto le musiche tempo fa, in cui un orco veniva addormentato da una ninna nanna, allora mi è venuta in mente la ninna nanna  del Wozzeck che ho evocato variandola. 

Per finire la nostra intervista: ha qualche progetto non realizzato a cui tiene particolarmente?

Da qualche anno sto tentando di lavorare ad un’opera lirica; capita però che, ogni volta che ho del tempo a disposizione e tiro fuori il testo e il materiale iniziale, immancabilmente, nel giro di poco tempo, mi arriva una commissione e devo abbandonare momentaneamente il mio obiettivo. Succede da circa dieci anni, quindi la cosa è anche benaugurante: se le commissioni continuano con questo ritmo, probabilmente non la finirò mai…

12 luglio  2007

Mauro Tonolli maurotonolli@sindromedistendhal.com 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
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