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Vecchioni: di rabbia, di stelle, di sogni, d'amore

di Martina Manescalchi

 

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Non basta premere un bottone per un’emozione.
A volte scrivere di musica ti da anche le sue belle soddisfazioni.
Ieri pomeriggio Roberto Vecchioni ha presentato il libro di poesie Di sogni e d’amore ed il nuovo album Di rabbia e di stelle a Roma presso la libreria Feltrinelli di viale Libia.

Arrivo con qualche minuto di ritardo e la voce del professore si sente sin dalla fermata del 38. Accompagnata dal ticchettio della pioggia sul marciapiede, è inconfondibile. E sembra la voce di un amico o di un famigliare, tanto si è abituati a sentirla dentro casa.
Due signore quasi mi travolgono per entrare prima. Mi dispiace, ma non ce n’è nemmeno per loro. La sala destinata  è talmente piena che quasi si soffoca.
Aspetterà, la gente aspetterà. In fondo io son l’unico che torna.

Vecchioni parla di passione. La politica, l’amore, la vita. E’ un fiume in piena. Niente da fare: dopo dieci minuti mi ha già convinta a comprare il cd Di rabbia e di stelle.
Come il peggior messaggio subliminale, la frase ho scritto questo album con tanta dedizione…e mi piace così tanto! mi costringe a farmi di nuovo largo tra la gente e a salire al piano di sopra per acquistarlo. Con la tessera della Feltrinelli risparmio due euro, mi dicono. Ma la tessera costa due euro a sua volta e allora m’ hanno fregata lo stesso.
Ho dato i soldi ad un interista, ok. Si tratta solo di farsene una ragione.
Tant’è: scendo le scale scartocciando il mio nuovo cd come i bambini sotto l’albero di Natale.
Che bello questo rivedermi uguale in mille differenti specchi.

Vecchioni continua a parlare di quanto sia legato a questa ultima fatica discografica. “Ho sofferto per due mesi - dichiara - quando l’album era pronto e continuavamo a rimandarne l’uscita. Volevo chiedere a qualcuno che non fosse un mio stretto collaboratore cosa ne pensasse, le sue impressioni. Ero frenetico. Alla fine l’album è uscito e sono stato anche contento delle critiche ricevute. Tra l’altro non potevo scegliere periodo peggiore per farlo uscire. In questi mesi mezza Italia ha pubblicato un album. I negozi sono pieni di cofanetti. Anche chi non ha mai cantato in vita sua ha pubblicato in questi giorni un cofanetto con almeno 36 tracce”. E sorride.
Sorride perchè sa che con il suo pubblico non ha concorrenza da temere.
Non confondermi mai, non confondermi mai con gli altri suoni.

Le nuove canzoni si distinguono per un ritmo più rockeggiante di quello a cui il cantautore ci ha abituati. “Perchè il rock ha la metrica del giambo - spiega - lo stesso che usava Archiloco più di duemila anni fa. E perchè Vecchioni non è soltanto la canzone lenta e triste. Quando si pensa a Vecchioni si pensa sempre ad una canzone noiosa, invece Vecchioni è anche Samarcanda, è anche La ragazza col filo d’argento.”
La ragazza col filo d’argento è proprio il pezzo che apre questo nuovo album, e l’ artista la sintetizza così: “E’ l’ amore. E’ la prima volta che una ragazza ti dice di sì. E quella ragazza non può che essere bellissima e avere riflessi d’ argento in fronte. E’ la prima volta che una donna ti dice tra te e il mondo scelgo te. E allora sai con chi hai voglia di attraversare questo ponte.”
Mi toglierò le ali affittate a un baraccone, perchè volar da soli è solamente un’ illusione.

La sua nota verbosità lo fa spaziare da un argomento all’ altro in quella che diventa una piacevole chiacchierata con il suo pubblico che lo ascolta compiacente nonostante il caldo. Gli anni Sessanta, l’ insegnamento, i giovani, le tasse, il bello, la poesia. Dino Campana e Fabrizio De Andrè. E mentre lui parla c’è la signora accanto a me che continua a ripetermi “Io Roberto lo conosco bene…”.
Incalzato da Paolo Zaccagnini, legge qualcuna delle poesie appena pubblicate in Di sogni e d’ amore. Alcuni versi risalgono alla sua adolescenza, ma sono già intensi e sentiti. E chissà, magari qualcuna di queste poesie un giorno vedrà la sala d’ incisione.
Io conosco poeti che spostano i fiumi con il pensiero, e naviganti infiniti che sanno parlare con il cielo.

Ancora: la famiglia piccolo-borghese, la madre, la scoperta tardive del sesso, le mille fantasie. Quando dichiara di nutrire grande speranza nel Partito Democratico devo ricordarmi che in fondo ha scritto la canzone d’ amore più bella della storia. I versi più intensi mai scritti sulla volontà di condivisione. Me li canto in testa e mi ricordo del perchè sono così felice di essere lì ad ascoltarlo.
Vorrei essere tua madre per guardarti senza voglia, per amarti d’altro amore; e abitare la tua stanza senza mai spostare niente, senza mai fare rumore: prepararti il pranzo quando torni e non mi guardi, ma riempire tutti i tuoi ricordi.

E le emozioni, Roberto? Le emozioni?
Su questo tema potrebbe parlare fino all’ ora di cena. E, vivaddio, lo fa. “Le emozioni puoi descriverle soltanto quando ne hai preso le giuste distanze. Puoi vivere delle emozioni fortissime, ma puoi metterti a scrivere soltanto un attimo dopo. Mentre le stai vivendo non hai la lucidità per mettere in fila le parole.”
L’angelo tremava e vidi terra, i greci fuochi e l’ infinita guerra

Ora io non so come e quando Roberto Vecchioni riesca a mettere in fila le parole. So soltanto che quando parte in filodiffusione Non lasciarmi andare via mi dimentico dell’ Inter, della tessera Feltrinelli e del Partito Democratico. E mi ritrovo in fila per l’ autografo senza nemmeno rendermene conto.
In realtà vorrei avvicinarlo per chiedergli cosa avesse in testa quando ha scritto Vorrei essere tua madre. Che cosa significa la nave del fenicio e se il vecchio bambino è lo stesso padre che si gioca il cielo a dadi. Vorrei chiedergli se quello che vinceva sempre a carte è poi andato a New York e se il vecchio rosso ha ripreso a discutere.

Intanto la gente intorno a me sgomita ed io penso che Non lasciarmi andare via sia una via di mezzo tra Vedrai e L’ ultimo spettacolo. “L’ultimo spettacolo è la più bella di tutte!”, ci tiene a farmi sapere una ragazza dietro di me. Ed ha inequivocabilmente ragione.

Mi sento un po’ imbecille, in fila come alle Poste. Arriva il mio momento, ma naturalmente non c’è tempo per un’ intervista. Nemmeno due domandine. Allora via con l’autografo sul cd fresco di compera. Ma quando siamo al dunque sbaglia a scrivere il mio nome. Pazienza. Autografo anche per la madre della mia collega, che in cambio mi ha promesso una cena.

La fila è ancora lunga dietro di me, che nemmeno il giorno delle pensioni.
Fuori piove ancora, ma la sigaretta ha un buon sapore e siamo tutti un po’ più innamorati di prima.
E’ troppo grande il cielo per capirlo al volo

Martina Manesclachi martinamanescalchi@sindromedistendhal.com

16 novembre 2007

 

 

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola