Iannis Xenakis
nacque a Braila in Romania nel 1922. Fino alla fine
della prima guerra mondiale, la popolazione greca era
sparsa un po’ in tutto il Medio Oriente; la Grecia era
uno stato povero ed il nonno di Xenakis, che era nato a
Kimi in Eubea, si era quindi trasferito in Romania.
Durante il periodo dell’infanzia si trasferì con la
famiglia in Grecia. Qui inizialmente ricevette
un’educazione di tipo cattolico e dopo le scuole
elementari venne mandato a frequentare una scuola
anglo-greca. Successivamente proseguì gli studi in
matematica e architettura ad Atene, laureandosi al
politecnico e contemporaneamente il padre, ricco uomo
d’affari e amante della musica classica, lo spinse ad
intraprendere lo studio della musica che Xenakis iniziò
con un Igor Andreevich Kondurov
(1932-1999). Fondamentale per la sua formazione umana fu
lo scoppio della seconda guerra mondiale: come afferma
lo stesso Xenakis, per strano che possa sembrare, fu
proprio l’inizio della guerra a rendere irremovibile in
lui la decisione di diventare un compositore.
Egli partecipò attivamente alla guerra come membro della
resistenza greca, prima contro l’invasione italiana e
poi contro quella dei tedeschi e degli inglesi e durante
i combattimenti riportò una ferita grave che costrinse i
medici ad asportargli un occhio.
Successivamente, a causa delle sue attività politiche,
venne inizialmente perseguitato e poi condannato a morte
e dovette rifugiarsi in Francia, a Parigi, come esule
politico.
Qui entrò in contatto con il famoso architetto parigino
Le Corbusier, con il quale collaborò per
circa dodici anni, partecipando anche alla progettazione
del padiglione Philips all’Esposizione di Bruxelles del
1958.
Ma la vera vocazione di Xenakis restava comunque la
musica, come egli aveva dichiarato ai suoi compagni di
partito durante la Resistenza. E così, mentre lavorava
come architetto per guadagnarsi da vivere, iniziò
seriamente a dedicarsi allo studio della musica.
Si iscrisse all’Ecole Normale de Musique dove ebbe un
rapporto “burrascoso”con il suo maestro
Arthur Honegger (1892-1955). Il primo giorno
di lezione, Xenakis gli portò i pezzi per pianoforte che
aveva scritto e il Maestro gli disse di sedersi al
pianoforte e suonarli. Dopo che li ebbe ascoltati,
Honegger obiettò che in quei pezzi erano presenti
quinte e ottave parallele. Xenakis rimase allibito
davanti a tanto conservatorismo. Dopo
Claude Debussy, infatti, l’armonia si era
guadagnata una certa libertà, emancipandosi dalle rigide
regole formali che fino ad allora l’avevano pervasa.
Argomentando al riguardo, Xenakis si attirò le ire del
suo Maestro il quale replicò che quella non era musica!
Come si può ben capire, il rapporto fra i due si
interruppe ben presto.
Dopo questa prima esperienza negativa, Xenakis decise di
non mollare e andò a trovare Nadia Boulanger,
compositrice e docente presso il Conservatorio Superiore
di Musica di Parigi. La Boulanger disse a
Xenakis che ormai era troppo vecchio e musicalmente
troppo ignorante per apprendere il mestiere delle
composizione.
Così, sfiduciato e dubbioso sulle reali possibilità di
intraprendere la strada della composizione, Xenakis fece
un ultimo tentativo chiedendo un incontro ad un altro
grande compositore e docente al Conservatorio di Parigi:
Olivier Messiaen.
Per lui fu l’incontro della svolta. Iniziò a frequentare
come uditore libero le lezioni del Maestro, che lo
incoraggiava nella scrittura e lo sosteneva moralmente.
Tre anni dopo, fondamentale fu il suo incontro con
Hermann Scherchen, il grande direttore
d’orchestra, ma ancor di più l’esecuzione di
Metastaseis al Festival di Donaueschingen sotto la
direzione di Hans Rosbaud.
Con questa composizione, Xenakis raggiunse quella
notorietà che gli permise di dedicarsi a tempo pieno
alla composizione. (Continua…)
Guida all’ascolto
Vorrei segnalare l’uscita di un triplo cd contenente
alcuni dei lavori per percussione di Iannis Xenakis.
Il cofanetto è stato pubblicato in gennaio
dall’etichetta statunitense MODE.
Il direttore è Schick Steven e gli interpreti il
Red Fish Blue Fish ensamble.
L’incisione prevede l’esecuzione di nove brani:
Psappha (1975)
Rebonds (1987-89)
Dmaathen (1977)
Komboi (1981)
Kassandra (1977)
Oophaa (1989) per cembalo e percussioni
Persephassa (1969)
Pleiades (1979)
Okho (1989)
Soffermerei l’attenzione in particolare su
Persephassa. L’etimologia della parola è molto
interessante; deriva infatti dal nome arcaico di
Persefone, dea della primavera.
Questo brano è forse il più rappresentativo fra i lavori
per percussione di Xenakis, poiché si
caratterizza per la presenza di configurazioni ritmiche
molto difficili.
L’ opera venne commissionata dal Ministero degli Affari
Culturali Iraniano ed eseguita in prima assoluta al
Festival di Chiraz-Persepolis il 9 settembre 1969.
È interessante la disposizione che Xenakis scelse
per l’organico strumentale. Fu infatti organizzato in modo circolare.
Così facendo i
musicisti si trovarono anche a una distanza di cinquanta
metri. SI crea una “circonferenza limitata nello
spazio” che permette però al suono di diffondersi in
direzioni diverse e contemporaneamente di rinforzarsi
all’interno del cerchio stesso.
L’idea prima da cui parte il lavoro di Xenakis è
il tentativo di ricreare suoni veri ricercando un
materiale rozzo e puro che riproduca fedelmente suoni
naturali. Lo si deduce dalla strumentazione che
viene utilizzata: strumenti a membrana, di legno o di
metallo.
Durante l’ascolto, infatti, sembra proprio di trovarsi
di fronte a ritmi e suoni caratteristici di popolazioni
tribali. Con una grande differenza: anche se ad un primo
ascolto può sembrare di trovarsi davanti ad un “caos
organizzato”, i processi ritmici in Xenakis non
sono caratterizzati dall’istintività, ma i processi
compositivi sono saldamente legati ad aspetti matematici
sostanziali come, per esempio, il calcolo delle
probabilità.