Arte

Mostre in corso

Televisione

Musica

Film

Sindrome di Alzheimer

Teatro

Libri

Links

Redazione

 

Ma quale editto bulgaro?
di Tommaso Martini

Gli innumerevoli tentativi di Berlusconi di negare le proprie responsabilità nella cacciata di Enzo Biagi dalla Rai e di screditarne la sua memoria.

 Iscriviti alla newsletter


iscriviti cancellati


Il ritorno in televisione di Enzo Biagi

La tv di Enzo Biagi
La «lenta asfissia»
Ma quale editto bulgaro?
Intervista a Antonello Tomanelli
Reporter stanco di guerra
Mitragliare l'informazione

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Tv7 14/02/2008

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Omnibus 10 aprile 2008

Ai vivi si deve del rispetto: ma ai morti non si deve altro che la verità
Voltaire

Il 6 novembre scorso si è spento in una clinica milanese Enzo Biagi. Mentre tutto il Paese si è stretto commosso intorno alla grande «voce di libertà» (Napolitano) che per più quarant’anni, esclusi i cinque in cui fu impedito dalla «nebbia della politica», aveva raccontato l’Italia agli italiani, Silvio Berlusconi è tornato a parlare dell’editto bulgaro per smentire ogni sua responsabilità. «Non c’è mai stato un editto bulgaro né ho mai detto che questi signori on dovevano far televisione» (Repubblica, 7 novembre 2007). Ma era soltanto l’inizio. Ei mesi successivi Berlusconi, approfittando dell’impossibilità da parte dell’interessato a difendersi, ha calcato la mano fino ad arrivare alle più infamanti accuse.

Si possono rintracciare due altri episodi in cui Berlusconi negò l’editto bulgaro, mentre Biagi era ancora in vita. La prima in una memorabile puntata di Porta a porta il 31 maggio 2005. Le televisioni di tutto il mondo stanno seguendo le ultime ore di agonia di Giovanni Paolo II, Rai Uno è impegnata a permettere a Silvio Berlusconi di concludere la campagna elettorale per le amministrative (è il weekend delle telefonate Bergamini, capo marketing Rai, a Mediaset per accordarsi sul modo per evitare che la morte del papa si ripercuota a sfavore del centrodestra alle elezioni, e per cercar di ridimensionare, nell’informare gli spettatori, la portata della sconfitta). Bruno Vespa ricorda a Berlusconi l’editto bulgaro, ottenendo una plateale negazione: «Io avevo individuato un comportamento scorretto da parte di questi signori, avevo parlato addirittura di uso criminoso della televisione. Quando mi presentarono la domanda, si stava ridendo e scherzando con gli imprenditori lietissimi che finalmente il governo italiano fosse lì a sostenere il loro ruolo in Bulgaria. Non era prevista la presenza dei giornalisti. Poi invece entrarono i cronisti, senza che nessuno ci avesse avvisato”. Vespa: “Davanti ai giornalisti non avrebbe detto quella frase? Berlusconi risponde: “Mi sarei assolutamente attenuto a un linguaggio ufficiale, cosa che faccio sempre anche se quando parlo di fronte a tante persone c’è sempre lo stravolgimento di quello che dico la sinistra, secondo me, appare una fabbrica molto brava di bugie”. Circa due anni più tardi (24 aprile 2007), Berlusconi si complimentò per la prima puntata di RT- Rotocalco televisivo, e ai microfoni di Radio Anch’io affermò: «Io non ho mai detto che Biagi e gli altri non dovessero continuare in RAI. Io ho detto che non dovevano utilizzare la RAI per fare trasmissioni faziose. Forse ho calcato la mano ma il servizio pubblico è pagato da tutti, anche da chi non la pensa come Biagi o gli altri» (Corriere della Sera, 25 aprile 2007)

Il giorno della morte di Enzo Biagi tutto inizia con una dichiarazione dell’allora premier Romano Prodi che ricorda l’ultima telefonata con l’amico giornalista: «in lui dominava lo sdegno, l’arrabbiatura forte. E anche il senso che era venuta meo una delle libertà fondamentali del paese […] Mi disse esplicitamente: attenzione, che questo è un attentato alla libertà, dopo un cronista quante altre voci saranno eliminate?»( La Repubblica, 6 novembre 2007). Il centrodestra urla alla strumentalizzazione, mentre i telegiornali italiani ricordano Biagi senza dar alcun peso all’editto bulgaro che ha, invece, così profondamente provato i suoi ultimi anni di vita. Scrive Biagi nel libro Lettere d’amore a una ragazza di una volta, rivolgendosi alla moglie Lucia, morta nel 2001:  «Cara Lucia penso che la mia vita sia stata felice ma il conto è arrivato tutto d’un colpo. Tu mi hai lasciato, Anna è morta all’improvviso[1], sono stato calunniato e offeso nel mio lavoro».  Nel libro Quello che non si doveva dire, Enzo Biagi scrisse undici puntate del Fatto che dal 3 maggio 2002 gli fu impedito di fare in televisione. Le prime pagine, introduttive, parlano della sua lontananza coatta dallo schermo. E apre con una confessione. L’eroe del coraggio, dell’onestà confessa una grande bugia. Nel rispondere a Loris Mazzetti che gli domandava cosa avesse provato dopo esser stato cacciato e dimenticato dalla RAI, Biagi disse di non aver provato niente. Invece in queste pagine Biagi parla della nostalgia, dell’incazzatura e della speranza, che sarà esaudita il 22 aprile dell’anno scorso con il ritorno con Rotocalco televisivo.

Sprezzante di questo dolore, il giorno seguente alla morte di Enzo Biagi, Berlusconi nega l’editto bulgaro, attaccando la sinistra e accusandola di aver costruito una montatura sulle sue “critiche”: «Tutto è stato sconvolto la verità è che io criticai, e la critica è ancora valida, come venisse usata la tv, soprattutto quella pubblica, pagata con i soldi di tutti e dissi che i dirigenti nuovi che verranno dovranno evitare che ciò si ripeta. Non c’era nessuna intenzione di far uscire dalla televisione e neppure di porre veti alla permanenza in tv di chicchessia. Quindi ancora una volta è stato tutto deformato dalla sinistra». Affermazioni talmente sorprendenti da costringere la figlia del giornalista, Bice Biagi, a dover prender le difese della memoria del padre nel giorno del suo funerale, nella piccola chiesa di Pianaccio, il paese natale nell’Appennino:  «L'editto bulgaro c'è stato: qualcuno a volte ha delle botte di amnesia, mio padre invece è rimasto lucido fino alla fine. Il ritorno in Rai è stato l'ultimo regalo che gli ha fatto qualcun'altro che si è mosso» (Corriere della Sera, 9 novembre 2007). Ma Bice Biagi non poteva immaginare che quella “amnesia” poteva trasformarsi in squallido calcolo politico e nelle menzogne più maligne.

Nella puntata del 14 febbraio scorso di Tv7 Berlusconi non solo continua a negare gli effetti dell’editto bulgaro ma attacca senza alcuna pietà: «Mi sono battuto perché Biagi non lasciasse la televisione, ma alla fine prevalse in lui il desiderio di poter esser liquidato con un compenso molto elevato». Davanti a lui Gianni Riotta che non replica, non rivolge la famigerata e in questo caso quanto mai necessaria “seconda domanda” ma lascia correre in nome di quel giornalismo attento ai fatti e non alle opinioni che Riotta dice di aver portato nella televisione italiana. Sempre pronto a rispondere a qualsiasi critica con il proprio pedigree universitario, citando come suo professore  Fred Friendly (e sottolineando che si tratta del produttore interpretato da George Clooney in  Good night ad good luck) che gli ha lasciato la grande lezione (mal digerita) di dare ai telespettatori le informazioni che possono permettere loro di valutare e crearsi un’opinione propria, anche diversa da quella del giornalista. Riotta ne ha dato un grande esempio rimanendo muto e succube davanti alle menzogne del potere.  «Il potere troppo spesso vuole rendere il nostro mondo opaco e tocca a noi renderlo trasparente per i nostri ascoltatori» aveva detto Riotta nel primo editoriale del Tg1 sotto la sua direzione, ma con questa intervista a Berlusconi ha aiutato il potere ha stendere un velo nero sopra la verità. 

Anche queste dichiarazioni colgono la famiglia in un momento di serenità privata: «Eravamo a casa in famiglia e stavamo festeggiando felicemente un compleanno. Un momento privato e dolce. Mentre spegnevamo le candeline alcuni colleghi ed amici ci hanno telefonato per riferirci delle dichiarazioni di Berlusconi. La prima reazione è stata di profonda amarezza, la consapevolezza che neanche il dolore riesce mai ad essere un fatto privato» diranno le figlie ad Articolo21.  Ovviamente i grandi mezzi di comunicazione non si affrettano a smentire l’insinuazione di Berlusconi. Tocca alla figlia Bice, in un’intervista ad Articolo21, spiegare che Biagi non ricevette una liquidazione ma i soldi ricevuti furono il risultato di una transizione con la quale la RAI  evitava di esser portata in tribunale per i danni all’immagine e i danni professionali causati a Biagi, evitando quindi di avere un pessimo ritorno di immagine. E che Berlusconi parli di Biagi in questi termini di avarizia sa di comico. Biagi stesso ricordava spesso la cena con Berlusconi, dove quest’ultimo estrasse il libretto degli assegni e disse a Biagi: «metta lei la cifra», non riuscendo però a comprare il giornalista e farlo lavorare sulle sue reti.

A tre giorni dalle elezioni, il 10 aprile 2008, dagli studi La7 di Omnibus Berlusconi ripropone la nuova trovata su Enzo Biagi, pronto a sparare a tutto a campo, sicuro che nessuno lo contraddirà . Antonio Polito, direttore de Il Riformista (che va ricordato per aver schierato il suo giornale a favore della sospensione di Raiot di Sabina Guzzanti: «i comici non possono fare informazione», «più che il diritto di chiuderlo, hanno il diritto di non mandarlo in onda») domanda a Berlusconi: «La seconda domanda mi promette che questa volta non farà licenziare nessun giornalista della Rai che la pensa in maniera sgradevole per lei come avvenne l’altra volta con l’editto bulgaro?» Berlusconi riafferma di non aver mai licenziato nessuno e di non essere mai intervenuto nelle questioni interne Rai. Incalzato da Polito, che afferma che se lui non è intervenuto direttamente, qualcuno lo ha fatto per conto suo, Berlusconi prosegue: «beh, ma contro la mia volontà perche’ io non volevo assolutamente che si arrivasse alla decisione poi e’ stato lo stesso Biagi che ha deciso per una lauta eh… eh… risposta alle sue esigenze di… che… ha preferito di lasciare, ma io ho insistito  fino all’ultimo che Biagi restasse in Rai». Ma invece di cercare di smentire, Polito prosegue alla ricerca dello scoop, cercando di strappare a Berlusconi l’ammissione di voler chiudere Anno Zero: «La chiude Annovero? – Ma no sarò io …». Poi ancora menzogne. Berlusconi afferma di non aver mai fatto telefonate in Rai, perché lui è «l’editore più liberale che sia mai comparso sulla scena editoriale italiana». E le telefonate a Saccà? Di cui abbiamo lo scandaloso scambio di battute nelle intercettazioni? Per Berlusconi un legittimo tentativo di far giustizia e permettere alle grandi professioniste raccomandate a Saccà «per avere la maggioranza in Senato» di lavorare e non privare la Rai del loro talento. E in quelle registrazioni, nel trattamento subito da Enzo Biagi, nei tentativi di sabotaggio e di accordo tra Rai e Mediaset, nei giornalisti che davanti al potere non sfoderano mai la seconda domanda e spesso nemmeno la prima, aprendo la strada a incontrastati monologhi, forse in questo uso della televisione pubblica risiede il vero «uso criminoso del servizio pubblico». 

Tommaso Martini tommasomartii@sindromedistedhal.com

22 aprile 2008

 


[1] La figlia Anna è morta in un incidente stradale nel 2003.

 

 

 

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola