L’intervista integrale di Enzo Biagi a
Indro Montanelli della puntata de Il fatto
del 28 aprile 2001
Ecco l'intervista integrale. Prima parte
Biagi:
Questa delle minacce di morte per te è quasi una cara
consuetudine?
Montanelli:
Ma veramente non è una consuetudine, ma non vorrei che si
esagerasse su questa minaccia. Ho ricevuto delle telefonate
non tanto minatorie, quanto di sfogo, di insulti: le minacce
erano sottintese, quindi non mi fanno nessunissimo effetto.
B:
È convinzione abbastanza diffusa che a maggio la vittoria
toccherà a Berlusconi e ai suoi alleati.
M:
È una convinzione che io condivido in pieno. Io son convinto
che il Polo vince: come vincerà, è un po' più da discutere.
B:
E se il Cavaliere vince come si regolerà? Previti
ha detto: «Non faremo prigionieri».
M:
Credo che Berlusconi si disferebbe volentieri di
Previti se potesse, ma evidentemente non può perché ogni
volta che Previti apre bocca Berlusconi perde
qualche voto.
B:
A mio parere se il leader del centro destra arriva alla
ribalta sarà duro toglierlo di scena.
M:
Questo non lo so, credo invece che sarà più facile. Perché
l'uomo con le promesse sappiamo benissimo quale forza
trascinante possieda. Si tratta di mantenerle. Si può
tingere le proprie sconfitte dei colori più vivaci, più
seducenti, più belli, ma le sconfitte vengono fuori e lui va
incontro a delle grosse sconfitte, secondo me.
B:
In caso di vittoria del leader del Polo, mi è venuta l'idea
di una possibile dittatura morbida che non ha le quadrate
legioni, ma i quadrati bilanci.
M:
Tu hai detto esattamente, hai previsto quello che succederà.
Son convinto che governerà senza quadrate legioni, con molta
corruzione.
B:
Ti accusano di una certa doppiezza nei confronti di
Berlusconi. C'è un prima e un dopo?
M:
Nei confronti miei e del giornale fu un editore eccellente,
che non mise mai il becco dentro alla conduzione, che rimase
fedele alla formula che io avevo escogitato. Tu sei il
proprietario, io sono il padrone almeno fino a che rimango
qui a fare il direttore, e d'improvviso quando mi dichiara
che entra in politica va nella redazione a mia insaputa e
dice: qui bisogna cambiare tutto, perché adesso il giornale
deve mettersi al suo servizio. Non dica di no perché io ho
le testimonianze di quasi tutti i redattori del giornale.
Quindi diventa un uomo diverso, io non potevo trattare il
mio editore allo stesso modo in cui poi ho dovuto trattare
il mio padrone, perché lui voleva diventare il mio padrone,
e io veramente la vocazione del servitore non ce l'ho.
Parte seconda, dove è intervenuta la censura del direttore
di Rai 1 Maurizio Beretta.
B:
L'avresti mai immaginato che ti avrebbero accusato di essere
di sinistra?
M:
Questo veramente è il coronamento della mia vita, e quindi
lo accetto con una certa allegria. Mi doveva succedere anche
questo, e mi è successo.
B:
Tu dici che sei di destra, precisiamo, quella di
Prezzolini o quella di Fini?
M:
Quella di Prezzolini. Sebbene, intendiamoci,
quella di Fini io la posso accettare. Io non lo conosco, non
l'ho mai incontrato. Ma a me sembra una persona abbastanza
ragionevole, abbastanza moderata. Certo lui ha un padrone.
Berlusconi è il suo padrone e quindi poveretto
non lo invidio proprio.
B:
Hai detto che voterai per il centro sinistra, perché?
M:
Per quello che ti ho detto prima: questo centro sinistra è
pieno di magagne e io l'ho scritto e non perdo occasione di
scriverlo, è un'armata Brancaleone, si decompone ad ogni
svolta di strada, è balbuziente come me: quindi per carità è
pieno di difetti, però non fa paura, mentre questa destra mi
fa paura.
B:
Che ne dici della Lega che si presenta insieme a Forza
Italia, dopo tutto quello che Bossi ha detto
del Cavaliere?
M:
Sono evidentemente due compari: fra compari questo è giusto
che succeda, non fra amici.
B:
Tentiamo un «ritrattino» dei due contendenti, Berlusconi
chi è?
M:
Berlusconi chi è, ormai credo che l'abbiano capito tutti,
meno naturalmente quelli che non vogliono capire: ma insomma
è il più grande piazzista che ci sia non in Italia, ma nel
mondo. Certamente è un uomo che ha risorse inimmaginabili,
che ha della verità un concetto del tutto personale, per cui
la verità è quello che dice lui. E a questa sicumera forse a
furia di dire le bugie ci crede, forse diventa un bugiardo
in buona fede perché questo lo faceva anche prima. Questo è
Berlusconi.
B:
E Rutelli?
M:
Mi sembra che dica delle cose sensate; è giovane,
probabilmente la politica però l'ha fatta come sindaco di
Roma e l'ha fatta bene. So che fare il capo del governo è
tutt'altra cosa. Però l'uomo mi dà una certa garanzia di
equilibrio. Purtroppo dovrà fare esperienza e naturalmente
l'esperienza si paga con degli errori, è sempre così. Sarà
così anche per lui, però non mi allarma. Io la sera a letto
non mi metto a pensare a che cosa farà Rutelli,
perché non mi farà nulla. Mentre cosa farà Berlusconi,
mi inquieta un po'.
B:
Che cosa c'è da sperare per il futuro? Cosa auguri al nostro
Paese?
M:
Al nostro Paese io auguro di rinsavire, di trovare
finalmente un po' di maturità, perché tutto questo dipende
dal fatto che noi non abbiamo una coscienza civile, non ce
la siamo formata: noi siamo un coacervo, non siamo né un
popolo, né una nazione, perché se fossimo una cosa e l'altra
le cose le vedremmo in maniera diversa. Invece non lo siamo,
so anche per colpa di chi, ma questo è un discorso che
bisogna fare in un'altra sede.
B:
Cosa ti auguri allora?
M:
Mi auguro, adesso naturalmente scandalizzerò tutti, la
vittoria di Berlusconi, perché Berlusconi è
una di quelle malattie che si curano con il vaccino. Per
guarire di Berlusconi ci vuole una bella iniezione di
vaccino di Berlusconi. Bisogna vederlo al potere e io
credo che il ribaltone fu la più grossa sciocchezza che
abbia fatto l'Italia.
Periodico registrato
il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore
Tommaso Martini
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Semmola