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La verità
non si può nascondere, siamo in troppi a raccontare
Enzo Biagi
«La RAI, si è fatta viva con lei ultimamente?»
domanda Fabio Fazio a Enzo Biagi
il 10 dicembre 2006 nel corso della trasmissione Che
tempo che fa. Biagi prima glissa, ventila una
possibilità ma poi cede «Sì, ritorno». A fine
puntata il Direttore generale RAI, Claudio Cappon
chiama in diretta Fazio e conferma che il nuovo
contratto è pronto, e che Biagi tornerà in
televisione, su Rai Tre «la rete a cui somiglio di più»
aveva detto Biagi poco prima.
Le prime avvisaglie del possibile ritorno risalgono a quasi
un anno prima. Il 23 gennaio 2006 Paolo Gentiloni,
futuro Ministro del Governo Prodi, allora neopresidente
della Commissione parlamentare di Vigilanza, aveva visitato
Biagi nella sua casa milanese. Ricorderà Biagi
che dopo, l’editto bulgaro, si trattava della prima visita
di qualcuno che aveva a che fare con il suo passato in
televisione. Nelle settimane seguenti Biagi viene
contattato del Presidete RAI Claudio Petruccioli
a cui seguono nuovi incontri in cui si propone a Biagi
di tornare a fare televisione ma «qualsiasi
approfondimento a dopo l’esito delle politiche di aprile».
E così avviene. Il consigliere Nino Rizzo Nervo,
il direttore di Rai Tre Paolo Ruffini, il
direttore del Tg3 Antonio Di Bella si mettono
in moto per creare lo spazio per il nuovo programma di
Biagi.
E il 22 aprile 2007 in casa Biagi è stato allestito lo
studio televisivo, in quella che, ricorda Bice Biagi, era la
“camera delle bambine”. Si riunisce la vecchia squadra
del Fatto, la segretaria Pierangela,
Rossino Verri,
Marta Busi,
Walter Bellagente,
Federica Morrone,
Paola Nessi,
Giuseppe Pardieri,
Massimo Ravazzin,
Claudia Turconi,
Rosino Verri,
Rosella Villa,
Rosa Pavone e ovviamente Loris
Mazzetti, che dopo tredici anni di lavoro al fianco
di Biagi, è coautore del programma. Alcuni nuovi
collaboratori
Paolo Aleotti,
Nevio Casadio,
Giangiacomo Schiavi e la figlia
Bice Biagi.
Nella prima riunione di redazione Biagi delinea,
insieme ai collaboratori, il suo nuovo RT- Rotocalco
televisivo: «Vorrei fare un programma per raccontare
gli italiani che non arrivano alla fine del mese […]
Dobbiamo chiederci quali sono i bisogni della gente, i loro
sogni, le loro speranze […] I politici no, hanno
tanti spazi in televisione dove andare. La politica sì,
senza di loro».
Per contratto dovrebbe essere una trasmissione sulla
memoria. Ma Biagi non vuole filmati d’archivio e
storia in naftalina, ma una memoria che prende spunto
dall’attualità. E così si inizia alla vigilia del 25 aprile,
come oggi, un anno fa:
Rotocalco Televisivo inizia in un’occasione che mi
pare del tutto speciale: fra tre giorni è il 25 aprile.
Per gli italiani è una data che è parte ormai essenziale
della loro storia: hanno acquistato il diritto della
parola. Possiamo dire, voi ed io, tutto quello che
pensiamo.
In questi giorni si ricorda la Resistenza. Mi permetto
di dirvi che non è solo storia passata: anche oggi c’è
sempre da resistere a qualcosa, a promesse, a
tentazioni, a corse al potere. La Resistenza non è mai
finita: per tanti Italiani il mese ha una settimana in
più, per alcuni, poi, di Italie ce ne sono due o tre,
non solo il nord e il sud, ma anche quella di chi è
troppo ricco e di chi è troppo povero. Ma per noi di
Italia ce n’è una sola: questa.
La mia generazione ha vissuto e sofferto la guerra del
fronte, quella dei bombardamenti, quella delle stragi,
ma c’è un’altra guerra meno evidente, meno clamorosa,
oso dire meno spettacolare, che si deve combattere ogni
giorno contro le ingiustizie, le prepotenze, le lusinghe
e gli abusi del potere, di tutti i poteri. Il mio
pensiero va ai miei colleghi, ai miei compagni di lavoro
caduti sui tanti fronti di guerra, e anche nelle nostre
città, vittime di agguati e di crudeltà, che non
dovrebbero esistere mai, tanto meno in questo che forse
impropriamente è detto tempo di pace. Avevano solo
voglia di raccontare
Resistenza, Resistenze è il titolo della prima puntata. Biagi
invita in studio i testimoni delle nuove resistenze, quella
contro la ‘ndrangheta, quella operaia, quella dei giovani
che cercano di arrivare a fine mese. La trasmissione si apre
con Roberto Saviano, l’autore del
libro-denuncia Gomorra. Pochi giorni prima, ricorda
Saviano, nell’incontro per preparare l’intervista,
Biagi gli aveva detto «mi ascolti bene, lei ha
raccontato questo Paese nessuno glielo perdonerà mai».
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