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Redazione

 

22 aprile 2002-22 aprile 2003

Il ritorno in televisione di Enzo Biagi
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La verità non si può nascondere, siamo in troppi a raccontare
Enzo Biagi

 

«La RAI, si è fatta viva con lei ultimamente?» domanda Fabio Fazio a Enzo Biagi il 10 dicembre 2006 nel corso della trasmissione Che tempo che fa. Biagi prima glissa, ventila una possibilità ma poi cede «Sì, ritorno». A fine puntata il Direttore generale RAI, Claudio Cappon chiama in diretta Fazio e conferma che il nuovo contratto è pronto, e che Biagi tornerà in televisione, su Rai Tre «la rete a cui somiglio di più» aveva detto Biagi poco prima.

Le prime avvisaglie del possibile ritorno risalgono a quasi un anno prima. Il 23 gennaio 2006 Paolo Gentiloni, futuro Ministro del Governo Prodi, allora neopresidente della Commissione parlamentare di Vigilanza, aveva visitato Biagi nella sua casa milanese. Ricorderà Biagi  che dopo, l’editto bulgaro, si trattava della prima visita di qualcuno che aveva a che fare con il suo passato in televisione. Nelle settimane seguenti Biagi viene contattato del Presidete RAI Claudio Petruccioli a cui seguono nuovi incontri in cui si propone a Biagi di tornare a fare televisione ma «qualsiasi approfondimento a dopo l’esito delle politiche di aprile». E così avviene. Il consigliere Nino Rizzo Nervo, il direttore di Rai Tre Paolo Ruffini, il direttore del Tg3 Antonio Di Bella si mettono in moto per creare lo spazio per il nuovo programma di Biagi.

E il 22 aprile 2007 in casa Biagi è stato allestito lo studio televisivo, in quella che, ricorda Bice Biagi, era la “camera delle bambine”. Si riunisce la vecchia squadra del Fatto, la segretaria Pierangela, Rossino Verri, Marta Busi, Walter Bellagente, Federica Morrone, Paola Nessi, Giuseppe Pardieri, Massimo Ravazzin, Claudia Turconi, Rosino Verri, Rosella Villa, Rosa Pavone e ovviamente Loris Mazzetti, che dopo tredici anni di lavoro al fianco di Biagi, è coautore del programma. Alcuni nuovi collaboratori Paolo Aleotti, Nevio Casadio, Giangiacomo Schiavi e la figlia Bice Biagi.

Nella prima riunione di redazione Biagi delinea, insieme ai collaboratori, il suo nuovo RT- Rotocalco televisivo: «Vorrei fare un programma per raccontare gli italiani che non arrivano alla fine del mese […] Dobbiamo chiederci quali sono i bisogni della gente, i loro sogni, le loro speranze […] I politici no, hanno tanti spazi in televisione dove andare. La politica sì, senza di loro».

Per contratto dovrebbe essere una trasmissione sulla memoria. Ma Biagi non vuole filmati d’archivio e storia in naftalina, ma una memoria che prende spunto dall’attualità. E così si inizia alla vigilia del 25 aprile, come oggi, un anno fa:

Rotocalco Televisivo inizia in un’occasione che mi pare del tutto speciale: fra tre giorni è il 25 aprile. Per gli italiani è una data che è parte ormai essenziale della loro storia: hanno acquistato il diritto della parola. Possiamo dire, voi ed io, tutto quello che pensiamo.

In questi giorni si ricorda la Resistenza. Mi permetto di dirvi che non è solo storia passata: anche oggi c’è sempre da resistere a qualcosa, a promesse, a tentazioni, a corse al potere. La Resistenza non è mai finita: per tanti Italiani il mese ha una settimana in più, per alcuni, poi, di Italie ce ne sono due o tre, non solo il nord e il sud, ma anche quella di chi è troppo ricco e di chi è troppo povero. Ma per noi di Italia ce n’è una sola: questa.

La mia generazione ha vissuto e sofferto la guerra del fronte, quella dei bombardamenti, quella delle stragi, ma c’è un’altra guerra meno evidente, meno clamorosa, oso dire meno spettacolare, che si deve combattere ogni giorno contro le ingiustizie, le prepotenze, le lusinghe e gli abusi del potere, di tutti i poteri. Il mio pensiero va ai miei colleghi, ai miei compagni di lavoro caduti sui tanti fronti di guerra, e anche nelle nostre città, vittime di agguati e di crudeltà, che non dovrebbero esistere mai, tanto meno in questo che forse impropriamente è detto tempo di pace. Avevano solo voglia di raccontare

Resistenza, Resistenze è il titolo della prima puntata. Biagi invita in studio i testimoni delle nuove resistenze, quella contro la ‘ndrangheta, quella operaia, quella dei giovani che cercano di arrivare a fine mese. La trasmissione si apre con Roberto Saviano, l’autore del libro-denuncia Gomorra. Pochi giorni prima, ricorda Saviano, nell’incontro per preparare l’intervista, Biagi gli aveva detto «mi ascolti bene, lei ha raccontato questo Paese nessuno glielo perdonerà mai».

 

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola