«Questa
professione è un po’ come un acquedotto che deve portare
nelle case acqua potabile» Enzo Biagi
Il rapporto di Enzo Biagi con
la televisione non è mai stato troppo sereno. Sempre in
bilico tra il giornalismo d'inchiesta e le minacce dei
dirigenti, più volte è stato allontanato dalla rete
pubblica, non ostante l'indiscutibile preparazione, le
straordinarie capacità ed il successo di pubblico.
Dalle accuse di comunismo all'Edito
bulgaro, ecco un breve excursus della carriera
televisiva del compianto giornalista.
La prima apparizione in tv risale al marzo
1962, un anno dopo essere diventato, tra mille polemiche,
direttore del Telegiornale Rai. Biagi lancia
RT-Rotocalco Televisivo, un programma settimanale in
nove puntate che si occupa di mafia utilizzando per la prima
volta lo stile dell'inchiesta giornalistica.
Sono entrati
nell'antologia del giornalismo i servizi realizzati su
Corleone, Bernardo Provenzano e Totò Riina. Non ostante
l'indiscussa qualità degli approfondimenti proposti, nel
1963 – dopo aver tenuto a battesimo il Telegiornale
della seconda rete - è costretto ad abbandonare la Rai
a causa delle accuse di comunismo da parte di
Saragat e delle continue pressioni politiche.
Commenterà così le sue dimissioni: «Ero l'uomo sbagliato
al posto sbagliato: non sapevo tenere gli equilibri politici,
anzi proprio non mi interessavano e non amavo stare al
telefono con onorevoli e sottosegretari. Volevo fare un
telegiornale (...) che fosse al servizio del pubblico, non
al servizio dei politici».
Dopo cinque anni di assenza, nel 1968 torna
in Rai per realizzare nuovi programmi di approfondimento.
Nel 1969 conduce Dicono di lei dove, a tu per tu con
innumerevoli personaggi famosi, si cimenta nella pratica che
diventerà il suo cavallo di battaglia e che è riuscito a
trasformare in arte: l'intervista. Segue, due anni
dopo, il grande successo di Terza B, facciamo l'appello,
appuntamento giornalistico di colore in cui note personalità
del mondo dello spettacolo e non vengono messi in contatto
con amici d'infanzia, ex compagni di scuola, primi amori. Vi
prenderà parte, fra gli altri, Pier Paolo Pasolini.
Nel 1977 comincia la conduzione di
Proibito,
settimanale di Rai Due in prima serata dedicato ai temi di
stretta attualità. All'interno di esso cura due importanti
cicli di inchieste internazionali: Douce France nel
1978 e Made in England nel 1980. Per entrambi viene
adottata la medesima formula: si tratta, appunto di
inchieste su cultura, politica e costume delle società
francesi ed inglesi effettuate attraverso interviste a
personaggi di spicco e gente comune. Biagi non è mai
presente in video ed è la sua voce fori campo che accompagna
i filmati. Proibito, per la completezza dei contenuti
integrati da interviste e reportage e per le innovative
modalità di trasmissione, riscuote un grandissimo successo
di pubblico. Da ricordare, oltre al controverso faccia a
faccia con Michele Sindona, l'incontro con
Gheddafi subito
all'indomani della strage di Ustica. Il dittatore dichiara
pubblicamente che si è trattato di un fallito attentato alla
sua persona da parte degli Stati Uniti. L'intervista solleva
un polverone di polemiche in tutto il mondo e viene
censurata dalla Rai, che la manderà in onda solanto dopo un
mese.
Nel 1982 inaugura la prima edizione di
Film Dossier, programma sperimentale in onda su Rai Uno
che cerca di coinvolgere lo spettatore sui più scottanti
temi di attualità attraverso delle pellicole scelte ad hoc.
Al termine del film segue il dibattito in studio, durante il
quale gli spettatori votano le ipotesi conclusive proposte
dal conduttore, accendendo o spegnendo le luci di casa.
L’esito è comunicato in diretta dall'Enel, che lo desume dal
calcolo dei consumi elettrici a livello nazionale. È
l'inizio dell'interattività.
L'anno seguente conduce sulla terza rete
La guerra e dintorni, dedicato agli episodi meno noti
della Seconda Guerra Mondiale.
Il 1983 è anche l'anno che inaugura il
fortunatissimo Linea diretta, che andrà in onda su
Rai Uno fino al 1985, per poi riprendere per un anno nel
1989. Nel corso della trasmissione Enzo Biagi ricostruisce
minuziosamente fatti di cronaca con l'intervento diretto dei
protagonisti che ne svelano i retroscena. Famosi gli
interventi di Ali Agca, Francesco Pazienza
e Francesca Mambro.
Nel 1986 parte
Spot, altro settimanale
giornalistico in quindici puntate. I temi di attualità sono
trattati attraverso interviste a personaggi del mondo della
politica, dell'economia, della scienza e dello spettacolo
che Biagi chiama a rendere conto dei propri comportamenti,
delle dichiarazioni incoerenti e delle dicerie sul proprio
conto. È nel corso di Spot che il giornalista
realizza alcune interviste divenute storiche: a Gheddafi
dentro una tenda, solo alcune ore prima del bombardamento
statunitense nei pressi di Tripoli; a Gorbaciov sulla
neonata perestrojka; a Silvio Berlusconi sulla
benevolenza del Governo Craxi nei confronti delle sue
emittenti.
Ironia della sorte, lo stesso Berlusconi lo
corteggia invano per averlo nella sua scuderia. Biagi
rifiuta, temendo per la propria libertà di espressione.
Nel 1987 e nel 1988 vanno in onda,
rispettivamente, undici e diciotto puntate de
Il Caso
che, partendo dall'Aids, si concentra nell'approfondimento
di singole tematiche.
Il 1989 è l'anno della caduta del muro di
Berlino e Biagi si dedica alla conduzione di
Terre
Lontane e Terre Vicine, che hanno come tema
portante, appunto, i mutamenti economico-sociali nei paesi
ex comunisti dell'Est.
Gli anni Novanta segnano l'inizio delle
monumentali trasmissioni tematiche. Nel 1990 realizza e
conduce Che succede all'Est?, interamente dedicata
alla caduta dei regimi comunisti. Nel 1991
Dieci
comandamenti all'italiana gli vale i complimenti di
Giovanni Paolo II e segna l'inizio della storica amicizia
con il cardinale Ersilio Tonini, allora arcivescovo di
Ravenna. Il programma, pur se fortemente legato alla cronaca,
nasce con una forte impronta di stampo etico-sociale ed
ospita religiosi, politici ed opinionisti.
Nel 1992 riesce a portare per la prima volta
in video Tommaso Buscetta. La trasmissione è
Una Storia,
striscia quotidiana di 15 minuti che precede il tg e che
affronta un tema al giorno, sempre attraverso la voce di
protagonisti e testimoni. Ad affiancare Biagi in studio ci
sono Giuseppe Pontiggia, Ersilio Tonini,
Renato Siguertà,
Giuseppe Turani e Giulio Gioriello.
Il 1993 è un anno molto florido e Biagi è in
video con ben tre programmi: Tocca a noi, approfondimento sull'attualtà;
La lunga marcia di Mao,
sei puntate sulla Cina; Le inchieste di Enzo Biagi.
Nel 1994 con Processo al Processo
offre agli spettatori un ampio spettro di riflessioni sul
discusso affair Tangentopoli, analizzando la questione passo
dopo passo a partire dalle profonde radici politiche. Di
grande impatto l'incontro televisivo con l'allora giudice
assurto ed eroe Antonio Di Pietro.
Nel 1995 va in onda la prima puntata de
Il
Fatto, appuntamento quotidiano di cinque minuti con il
giornalista che, subito dopo il tg di prima serata, commenta
un particolare argomento del giorno. Registrando quasi
sempre il record degli ascolti, proseguirà fino all'edizione
2001/2002, quando ne viene bloccata la trasmissione. Il
pretesto sono alcune dichiarazioni contro Berlusconi rilasciate a ridosso del voto da
Roberto Benigni e Indro
Montanelli. Enzo Biagi viene accusato dal Presidente del
Consiglio Silvio Berlusconi di
uso criminoso della
televisione pubblica e denunciato all'Autorità per le
Garanzie nelle Telecomunicazioni per violazione della par
condicio. Non ostante l'assoluzione con formula piena, a
Biagi non viene permesso di continuare la sua trasmissione.
Per vederlo di nuovo in tv dovremo aspettare
1l 22 aprile 2007, data che ne segna l'attesissimo ritorno
con il programma che porta lo stesso titolo di quello che ne
ha visto l'esordio: RT-Rotocalco Televisivo.
Il Biagi che ci appare sullo schermo è stanco,
provato ed invecchiato, ma si distingue ancora per precisione,
sobrietà e preparazione e va avanti con grande successo per
otto puntate. Purtroppo la trasmissione non può riprendere,
come era previsto, in autunno a causa delle sempre più
critiche condizioni di salute del giornalista che si
spegnerà il sei gennaio successivo.
Ricordiamo il toccante discorso fatto in
apertura della prima puntata di RT-Rotocalco Televisivo:
« Buonasera, scusate se sono un po' commosso
e magari si vede. C'è stato qualche inconveniente tecnico e
l'intervallo è durato cinque anni. C'eravamo persi di vista,
c'era attorno a me la nebbia della politica e qualcuno ci
soffiava dentro… Vi confesso che sono molto felice di
ritrovarvi. Dall'ultima volta che ci siamo visti, sono
accadute molte cose. Per fortuna, qualcuna è anche finita».
Martina
Manescalchi
martinamanescalchi@sindromedistendhal.com
22 aprile
2008
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