Terrore e miseria del Terzo Reich

Costretto a lasciare la Germania per fuggire alle persecuzioni naziste, dall'esilio americano scrisse questo testo teatrale, fondamentale momento di svolta artistica, ma anche acuta denuncia di tutti i totalitarismi.

     

  

  Terrore e miseria del Terzo Reich", Bertold Brecht, Euro. 9,30 Ordina da IBS Italia

…In me si combattono l’entusiasmo per il melo in fiore. E il terrore per i discorsi dell’imbianchino. Ma solo il secondo  mi spinge alla scrivania. B. Brecht.

Bertold Brecht, ( 1898-1956) nato in Germania da una famiglia borghese,  fu  uno degli autori e registi  teatrali  più importanti del periodo compreso tra le due guerre Mondiali.

La sua poetica, nutrita dagli studi sul marxismo,  si basava su una concezione dell’arte che non può essere  contemplazione lirica né eco di  una soggettività solipsistica ma che  deve fondarsi  sui valori morali e sulla contestazione delle strutture in crisi  del mondo borghese.

Nel 1933, costretto a lasciare la Germania a causa  della sua opposizione al regime nazista, si rifugiò prima in Svezia, poi  in Finlandia, in Unione Sovietica e infine nel 1941 in California.

Durante gli anni dell’esilio scrisse un testo che costituisce la svolta artistica antiortordossa  e che condizionò la produzione teatrale degli anni successivi: Terrore e miseria nel Terzo Reich.

Fino a quel momento  il teatro di Brecht  era stato solo epico: pura descrizione di vicende esemplari che si configuravano  come  assunti filosofici finalizzati a stimolare riflessioni, a formulare tesi e a originare dibattiti negli spettatori. Non poteva esserci  alcun rapporto di immedesimazione emotiva   tra spettatore e attore poiché  ciò significava rinunciare alla ragione e al giudizio critico. Il drammaturgo  si serviva di effetti di straniamento  per spiegare  la verità sociale  in modo distaccato ed oggettivo: il personaggio non era interpretato ma mostrato, erano inseriti commenti , didascalie e canzoni, non erano rappresentati conflitti psichici emozionanti, le scene erano separate le une dalle altre per evitare ogni sorta di tensione drammatica.

Terrore e miseria nel terzo Reich fu invece un’opera di cambiamento cruciale. Volta a smuovere le coscienze  e a turbare gli animi  ,  non si limitava   ad una oggettiva descrizione della società sul piano geometrico della ragione.

Brecht, spinto dalla urgenza prioritaria di provocare un rapido intervento delle altre nazioni per fermare il crudele  progetto nazionalsocialista di Hitler, aggiunse effetti  d’immedesimazione emotiva  al suo  teatro epico basato solo sullo straniamento.  La scelta di ricercare non solo la riflessione ma anche  la commozione del pubblico   era giustificata dall’importanza predominante  di avvalersi di qualsiasi mezzo espressivo, anche antiscientifico,  per rafforzare il fronte dell’opposizione antinazista.

 Il dramma andò in scena  per la prima volta nel 1938 a Parigi , poi  nel 1941  a New York e molte altre volte in  America, mentre solo nel 1948  fu finalmente  rappresentato a Berlino.

Le storie , ispirate a  fonti giornalistiche e a testimonianze oculari  dell’epoca, evidenziano  l’inarrestabile  disfacimento morale e le atrocità persecutorie  messe in atto dalla Germania nazista.

Ventiquattro scene  che costituiscono perlopiù dei documenti di sconfitta , ritratti agghiaccianti di un terrore che attraversò e contagiò ogni strato sociale: scienziati, medici, bottegai, giudici, soldati, operai.

La moglie ebrea e Lo spione  sono i due episodi più rappresentati e coinvolgenti.

In La moglie ebrea  è narrata la solitudine  disperata di una donna  semita che si sente costretta a lasciare il marito ariano , affermato primario, perché intuisce che la sua presenza potrebbe rovinargli la carriera. Alla fine la signora  prova più volte il discorso d’addio al coniuge , illudendosi che questi, una volta tornato a casa, si sarebbe opposto alla partenza. Ma  l’uomo vigliaccamente  rimane inerte di fronte al commiato della moglie.

Lo spione è invece la storia di due genitori che, dopo una lite con il figlio, vivono nell’angoscia che questi possa denunciarli ai nazisti per vendetta. I protagonisti sono tormentati  dal dubbio e dalla paura  di aver pronunciato delle frasi compromettenti, ma il rientro del figlio finisce con il  delegittimare ogni timore.

Nei due episodi serpeggiano  l’ipocrisia del silenzio,  la codardia,   la sfiducia e il dubbio.

Si intravede la  complice responsabilità del singolo e di  tutta la popolazione civile nell’ aver  favorito l’insorgere del regime nazionalsocialista.

L’opera, tra le prime  voci  di denuncia delle mostruosità  del nazismo, portò lo scrittore a spostare l’attenzione dalla dimostrazione dogmatica  della dottrina filosofica marxista  alla drammaticità   della dittatura nazista.

Attualmente alcuni quadri  tratti da Paura e miseria nel Terzo Reich sono  messi in scena di frequente durante la Giornata della Memoria. Per comprendere   le premesse socioculturali dell’Olocausto. Per rievocare ciò che deve essere ricordato. Per riflettere sugli orrori e le atrocità  del presente poiché  è importante ribadire che l’antisemitismo  si radicò e germogliò laddove il terreno era più fertile.


 Antonella Fontanella (antos75@tiscali.it)

27 gennaio 2007

 

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