In occasione della Giornata istituita per
commemorare le vittime del nazismo e della Shoah, il
Comune e l’ Assessorato alla Cultura della città di
Verona promuovono ormai da molti anni una “serata
della memoria”. Quest’anno l’incontro si è svolto
mercoledì 24 gennaio presso l’aula magna delle
Scuole Medie “Fincato-Rosani.
Il programma prevedeva un’introduzione di carattere
storico-giuridico curata da due relatori di
prestigio: prof. M. Zangarini, direttore
Istituto Veronese per la Storia della Resistenza e
il dott. B. Costantini Procuratore Capo
Militare di Verona.
Il dibattito è stato poi accompagnato da “intervalli
musicali sul tema”, curati dalla Fanfara Ziganka.
La Fanfara
Ziganka
è un sestetto di musicisti veronesi, ciascuno
proveniente da esperienze musicali differenti, che
ha voluto ritrovarsi per condividere il piacere di
eseguire e lavorare su musica dell’est Europa.
I sei musicisti:Marco Mozzo al clarinetto, Davide
Zambelli al sax soprano,alto e flauti dolci,
Giuseppe Zambon alla fisarmonica, Renzo Segala al
sax basso e al clarinetto basso, Tommaso Castiglioni
alle percussioni, Emanuela Perlini canto, danza,
percussioni e arrangiamenti, si sono presentati con
costumi tradizionali e hanno dimostrato una notevole
capacità di trasmettere allegria e di coinvolgere il
pubblico oltre che con l’esecuzione di brani anche
con danze e gesti tipici della tradizione popolare a
cui era dedicata la serata.
Il programma musicale è stato suddiviso in tre
interventi:
Una Suite di quattro danze provenienti dalla
tradizione klezmer, dedicati al popolo ebraico.
La musica klezmer è “musica dell’anima”, viene da
un’interiorità profonda e vuole raggiungere il
cuore. I sei musicisti con i loro strumenti,
vogliono toccare l’animo degli ascoltatori e creare
emozioni.
La Suite
unisce melodie appassionate, ritmi vivaci ed
atmosfere piene di colore, ma nonostante ciò non si
può non notare un sottofondo doloroso che la
pervade.
Questo tipo di musica venne tramandata attraverso i
secoli da generazioni di musicisti, traendo origine
dal ceppo antichissimo della musica religiosa
ebraica, per poi contaminarsi ed arricchirsi con
elementi dei paesi in cui gli ebrei si ritrovarono a
vivere: Germania, Ungheria, Boemia, Bulgaria,
Turchia, Grecia.
Danze
dedicate al genocidio della popolazione armena.
La profondità e intensità della tradizione
folcloristica armena è principalmente associata alla
voce umana; caratteristico, infatti, l’ultimo brano
di questa sezione abbellito da una “danza gridata”
in cui, la danzatrice accompagna il proprio ballo
con melodie e suoni della voce. Il padre della
musica armena fu Soghomon Soghomonian - prese il
nome dello scrittore di inni del VII secolo Komitas
- con le sue trascrizioni e i mirabili arrangiamenti
dei canti folcloristici.
Brani
dedicati al popolo Rom, anch’esso perseguitato e
deportato nei campi di sterminio nazisti.
Oggi le musiche rom riempiono con sempre maggiore
irruenza le strade d'Italia col loro universo di
emozioni e suggestioni.
Spesso ridotte a musiche da mendicanti e come tali
trattate, le musiche rom hanno pervaso la storia
musicale dell'occidente senza che ne resti memoria,
da Liszt, Brahms, Schubert, Ravel, Debussy, Dvorak,
per finire a Goran Bregovich.
E' una musica dai tratti dissonanti, malinconici,
ribelli, ma allo stesso tempo una musica viva,
briosa, piena di ritmi incalzanti e di vita. Il
ritmo passa fluido e libero attraverso tempi
diversi; la linea melodica è delicata e si intreccia
con perifrasi e arpeggi, scale furiose ed
improvvisazioni. Il tutto ispirato dal sentimento e
dalla spontaneità, ma anche da una grande sapienza.
"Per la maggior parte dei casi i dilettanti europei,
gli insegnanti di musica e soprattutto i maestri dei
Conservatori cominciarono a non capire nulla di
codesto sistema, per il quale ci si immerge, con un
tratto brusco, nel fluido immateriale che la musica
sprigiona in tratto così intenso. Non tutti possono
capacitarsi di come un uomo ragionevole possa
passare senza preambolo alcuno da una tonalità di un
sentimento, rappresentata in arte da una tonalità
musicale, in quella che è la sua opposta; e che
possa passare d'un tratto da una forma all'altra,
con cui la prima non ha nesso, così come il Rom si
getta da uno stato d'animo ad uno contrario, senza
alcun perché, senza aspettare la lenta decrescenza
del primo sentimento e la successiva formazione del
nuovo."
(F. Liszt, 1859).
In conclusione, quindi, complimenti alla Fanfara
Ziganka, esibitasi in un concerto di buon
spessore e di ottimo impatto sonoro, caratterizzato
da una forte carica di coinvolgimento.
(“Tutti coloro che
dimenticano il loro passato, sono condannati a
riviverlo.” P. Levi)
Matteo Rigotti
matteorigotti@sindromedistendhal.com
27 gennaio
2007