Vorrei riproporre il libro-intervista curato dal
giornalista e scrittore tedesco Eckhard
Roelcke uscito nel 2004 per ricordare il
grande artista ungherese scomparso pochi mesi
fa (giugno 2006).
Considerato come uno fra i più importanti
compositori di musica strumentale del XX secolo
ha sviluppato una ricerca personale che, partita da
influssi bartokiani, ha creato nuove strutture ed
impasti sonori.
Questo “colloquio” con György Ligeti
ci fa conoscere una persona saggia e lucida che
intreccia memorie indistricabili di vita e arte: dai
ricordi di giovinezza ai tempi del conservatorio,
dai corsi di Darmstadt alle sue partiture policrome;
che spiazza il suo interlocutore con domande
improvvise: “Lei sogna in bianco e nero o a colori?”
“Sa come è fatta la struttura chimica della
clorofilla?” “Conosce le Carceri del Piranesi?”.
Ligeti nato nel 1923 in Romania da una
famiglia di origine ebraica iniziò lo studio della
composizione e del pianoforte all’età di 14 anni,
l’interesse della musica fu sempre affiancato dalla
passione per la matematica e la biologia. La sua
educazione fu interrotta nel gennaio del ’44 per
l’obbligo ai lavori forzati causati
dall’entrata in guerra della Romania e dell’Ungheria
al fianco di Hitler. Le minoranze scomode per la
politica ungherese -cioè tutti gli ebrei, gli
zingari, i rumeni, i serbi, gli ucraini- non
combattevano in armi ma venivano chiamati al lavoro
coatto perché considerati inaffidabili. Ligeti
nonostante il lavoro pericoloso e massacrante riuscì
a sopravvivere all’orrore della guerra. Non fu così
per la sua famiglia che fu deportata al campo di
concentramento di Auschwitz (3˚ capitolo “Il
lavoro coatto nell’esercito”). Dopo la guerra
riprende i suoi studi laureandosi nel 1949; continua
le sue ricerche sulla musica popolare rumena e
comincia ad insegnare armonia e contrappunto al
conservatorio di Budapest.
Nel dicembre del 1956, due mesi dopo la repressione
della rivolta ungherese attuata dall’esercito
sovietico, fuggì a Vienna. Qui ebbe la possibilità
di incontrare personaggi del calibro di
Karlheinz Stockhausen e Gottfried
Michael König, entrambi compositori
d’avanguardia dediti alla musica elettronica.
Ligeti, affascinato dalla novità e dalla
potenzialità dei nuovi strumenti collaborò con loro
nello studio a Köln e compose musica propria. Da
questo periodo in poi la sua fortuna musicale
cominciò a crescere, le commissioni e le esecuzioni
si infittirono fino a farlo diventare uno dei
compositori più “famosi” ed eseguiti”.
Il suo nome però è diventato veramente noto al vasto
pubblico per l’impiego della sua musica nei film di
Stanley Kubrick, se qualcuno è
interessato a leggere questo libro per avere notizie
e retroscena indirette del grande regista resterà
deluso; il musicista menziona solamente la causa
che gli fece per l’uso non autorizzato di brani per
2001: Odissea nello spazio.
Mauro
Tonolli
maurotonolli@sindromedistendhal.com
27
gennaio 2007