
“Il sistema dell’arte
contemporanea”
Francesco Poli
Edizioni Laterza, Bari (2004)
XI + 205 pp., 10 €
In un volumetto agevole e chiaro Francesco Poli(Torino,
1949) tenta un primo approccio al complesso sistema dell’arte
contemporanea in modo divulgativo e diretto soprattutto ai
non addetti ai lavori, non rinunciando però alla precisione e
alla completezza. L’indagine di Poli vuole fare un rapido
ma sistematico punto della situazione su una struttura molto
articolata di cui fanno parte un numero sempre crescente di
protagonisti. Una prospettiva sociologica sul mondo dell’arte,
secondo la quale l’opera d’arte è il risultato
dell’interconnessione e dell’azione di diversi agenti, tra i
quali si colloca anche l’artista stesso che Poli
posizione provocatoriamente nell’ultimo capitolo del libro.
Con l’espressione
sistema dell’arte ci si riferisce quindi soprattutto al
mercato e alla circolazione delle opere d’arte, un aspetto
fondamentale in tutti i tempi per la comprensione dell’arte.
L’arte è sempre stata, ci dice Poli, un prodotto allo
stesso tempo culturale ed economico. Ovviamente le cose sono
cambiate molto nel corso dei secoli, soprattutto a patire
dall’Ottocento e dalla stagione impressionista. Poli
ripercorre velocemente la storia del mercato dell’arte negli
ultimi cento-centocinquant’anni. Gli impressionisti non solo
sovvertirono con forza il linguaggio e i soggetti dell’opera
d’arte, gli aspetti innovativi di questo movimento non sono
solamente estetici. Essi infatti diedero vita a un nuovo sistema
commerciale e nuove figure di mercanti che trovano il loro
capostipite in Paul Durand Ruel (1831-1922) e
successivamente in Ambrosie Vollard (1867-1939)
(1), e Daniel H. Kahnweiler (1884-1979). Sarà solo
qualche decennio dopo che il mercato dell’arte d’avanguardia
potrà competere con quello tradizionale, con il successo di una
importante asta a Parigi (2 marzo 1914). Da questo momento la
commercializzazione di opere contemporanee diviene molto
redditizia e il loro possesso ambito anche dai collezionisti più
importanti. Il successo e il riconoscimento economico ha come
conseguenza la neutralizzazione e l’imborghesimento delle
tensioni più vitali delle ricerche d’avanguardia.
A partire dagli anni
Venti nuovi correnti e movimenti artistici si scaglieranno
contro il mercato e contro la mercificazione dell’arte (i
dadaisti e i surrealisti in testa). Superata la crisi degli anni
Trenta (conseguenza della Grande Depressione) il mercato
dell’arte contemporanea conosce la sua consacrazione nel secondo
dopoguerra, soprattutto nella nuova capitale dell’arte: New
York. Nel giro di pochi anni la città americana diventa non
solo il punto di convogliamento per molti artisti fuggiti dalla
Germania nazista e poi dall’Europa infiammata dalla guerra, ma
anche la sede di importantissimi musei e il centro del mercato
dell’arte. Le gallerie private si moltiplicano, soprattutto nei
quartieri di Soho e Chelsea. Negli anni Ottanta si assiste ad un
nuovo clamoroso boom economico dell’arte contemporanea ma la
successiva crisi nell’ultimo decennio del secolo ha evidenziato
la contraddizioni e i malesseri di questo mercato. La tendenza
dominante infatti è quella della rapida ascesa di nomi nuovi e
artisti giovani che in pochissimi anni riescono a sfondare
raggiungendo quotazioni altissime e le sale dei maggiori musei.
Questo fenomeno è la testimonianza secondo Poli di un
sistema drogato, dove l’euforia speculativa,
sollecitata da una moda culturale gonfiata dai media, è arrivata
a determinare la storicizzazione istantanea delle nuove star.
Il risultato è che le dinamiche economiche non sono più il
riflesso di tendenze culturali (semmai della moda del
momento), ma è la produzione artistica stessa che riflette le
esigenze del mercato.
Il dibattito relativo all’arte considerata come un prodotto,
come una merce che in quanto tale può rientrare nelle logiche
del mercato è da sempre molto forte. Francesco Poli
evidenzia che ciò deriva dal fatto che l’opera d’arte affianca
alla funziona estetica (quella che la rende un’opera
d’arte) altre funzioni extraestetiche, di tipo sociale,
ideologico ed anche economico. Considerata in questa
prospettiva, l’opera d’arte si dimostra comunque un prodotto del
tutto particolare, al quale importanti economisti hanno rivolto
la loro attenzione.
Se ciò che
caratterizza il mercato dell’arte antica è un connubio tra
l’unicità dell’opera, la sua desiderabilità e il potere
d’acquisto dei possibili acquirenti, per l’arte contemporanea il
primo di questi fattori è il risultato di attente strategie da
parte dell’artista prima e successivamente dei suoi mercanti o
galleristi. Il valore economico di un’opera è determinato oltre
che da un’adeguata gestione dell’offerta, dall’analisi di
una serie di fattori che, per le espressioni artistiche
tradizionali, sono rimasti invariati da secoli. Vi è quindi una
gerarchia nella scelta della tecnica (che va dall’olio su tela
ai lavori grafici) e relativa alla dimensione delle opere (tanto
che i lavori degli artisti alle prime armi sono venduti
praticamente a centimetro quadrato). Per quanto riguarda invece
le nuove forme d’espressione, come la videoarte, le performance,
le installazioni o operazioni di Land art, non esistono
parametri precisi. Spesso ciò che viene commercializzato è un
filmato dell’opera, o una foto, o il progetto il cui valore è
determinato dal numero di copie esistenti.
Ciò che è certo,
sottolinea Poli, è che il rapporto tra livello di
qualità e livello delle quotazioni non è affatto automatico e
consequenziale. Quest’ultimo infatti è determinato dal
potere delle strutture mercantili e museali di promozione e
distribuzione che stanno dietro a ciascun artista. Queste
sono oggetto d’indagine della seconda parte del libro. Esiste un
gran numero di operatori nel sistema dell’arte tanto che,
sostiene Poli, sarebbe più corretto parlare di differenti
e separati mercati dell’arte, più che di un’unica
struttura a più voci. A ciò si aggiunge che le gallerie, i
mercanti, le case d’asta a loro volta sono molto diversificate e
disomogenee. Poli cerca di descrivere brevemente la
storia e la funzione di questi agenti a vari livelli nel
sistema dell’arte. A volte il risultato è un lungo elenco,
che pur limitandosi a raggruppare alcuni nomi importanti, è
comunque una formula utile per orientarci in questo complesso
mondo e capire quali sono gli agenti veramente importanti tra i
nomi legati all’arte.
Per quanto riguarda le
gallerie si va dalle gallerie storiche e molto influenti
sul mercato a livello mondiale a gallerie che hanno rilievo
soltanto locale, da quelle che si occupano di artisti giovani e
scommettono sulla novità a gallerie che invece commercializzano
solo nomi affermati. Altre gallerie si fanno carico di entrambe
queste politiche, spesso allo scopo di permettersi, tramite i
sicuri incassi provenienti dalla vendita di opere di artisti
affermati, la sperimentazione e il sostengo dei nuovi nomi.
Esistono poi delle gallerie la cui attività si limita a
personali che gli artisti stessi hanno pagato per ottenere
visibilità, operazioni che hanno scarso rilievo da un punto di
vista economico e ancor più commerciale.
Anche tra i
mercanti d’arte si riflette la separazione tra chi si limita
alla reiterazione del già affermato e chi scommette
sull’innovazione, proseguendo sulla strada inaugurata dai
mercanti storici citati più sopra. Anche se spesso questi
mercanti innovatori sono tra i principali protagonisti del
circolo vizioso e drogato che porta alla rapida affermazione di
giovani artisti e all’altrettanto rapida caduta, denunciato da
Poli in più parti del libro.
Le case d’asta
hanno cominciato a puntare in modo consistente sull’arte
contemporanea soprattutto durante il boom degli anni Ottanta.
Sotheby’s e Christie’s sono i due operatori principali che
registrano un giro d’affari nell’arte contemporanea per
centinaia di milioni di dollari all’anno.
Poli si sofferma poi sul relativamente recente fenomeno
delle fiere d’arte. Nate negli anni Settanta in Germania,
si sono presto diffuse in tutto il mondo. Anche in Italia se ne
contano molte. La più importante, per numero di gallerie che vi
espongono e giro d’affari, è Arte Fiera di Bologna, a cui nel
corso degli anni si sono aggiunte ART(VERONA, ARTISSIMA a
Torino, e Kunstarte a Bolzano solo per citarne alcune. Si tratta
del trionfo esplicito della dimensione commerciale, anche
se negli ultimi anni è iniziata una ricerca di nobilitazione
culturale, con l’organizzazione di mostre collaterali, convegni
e dibattiti.
A un secondo livello
si pongono poi i collezionisti, dei quali Poli
cerca di distinguere le diverse tipologie. Una distinzione che
si basa sulle diverse motivazioni che spingono a collezionare
(dal prestigio, all’investimento economico, fino al sincero
piacere di possedere un’opera d’arte e poterne godere in modo
diretto) e sull’importanza e l’influenza che i collezionisti
hanno sul mondo dell’arte e la quotazione di singoli artisti
(l’inglese Chakles Saatchi, ad esempio, può fare
il bello e il cattivo tempo nel mercato dell’arte
contemporanea).
Negli ultimi anni la
funzione dei musei d’arte contemporanea è molto cambiata.
Sono diventati protagonisti del sistema dell’arte,
annullato il tradizionale scarto temporale tra la creazione
dell’opera e il suo ingresso in un museo. Le scelte di un
direttore di museo incido sia sul piano culturale che su
quello del mercato. Egli assembla in sé la funzione di
collezionista, gallerista, critico e mercante dato che, negli
Stati Uniti ad esempio, un museo può vendere le proprie opere.
Una delle conseguenze della crescita d’importanza dei direttori
di musei è la speculare perdita di influenza della critica.
Poli definisce le diverse figure di critico d’arte
esistenti, dedicando una particolare attenzione a i critici a
tempo pieno che lavorano nel campo dell’informazione. Essi
sono attivi soprattutto sulle riviste di settore, che
spesso però si limitano a seguire le mode del momento,
proponendo i grandi temi di richiamo popolare. Molte riviste
hanno così un notevole successo di vendita, ma un ruolo
culturale molto limitato. Spesso anche per quanto riguarda le
mostre e gli artisti segnalati delle più importanti riviste, ci
si trova nel mezzo di un circolo vizioso. Viene dato infatti
spazio alle gallerie e ai musei che sostengono la rivista stessa
pubblicando molta pubblicità a pagamento sulle sue pagine. Sono
poche quindi le riviste che hanno la forza di resistere e
svilupparsi, incidendo con continuità nel dibattito artistico.
Tra queste Poli segnala l’italiana “Flash Art” che
nelle sue due edizioni, nazionale e internazionale, dagli anni
Sessanta è un irrinunciabile punto di riferimento per tutto il
sistema dell’arte contemporanea.
Francesco Poli, professore all’Accademia di Brera,
all’Università di Torino e a Paris St-Denis, ha scritto questo
libro nel 2004. nonostante la velocità con cui si muove il mondo
dell’art contemporanea, si tratta di un lavoro molto aggiornato.
Forse l’unico cambiamento consistente è una ripresa completa
dalla crisi del mercato degli anni Novanta. Non accennano invece
a tramontare le contraddizioni e le speculazioni denunciate da
Poli. Anzi le altissime quotazioni raggiunte da artisti
molto giovani fanno sospettare ad alcuni addirittura loschi giri
di riciclaggio dietro alcune vendite all’asta. Altri invece sono
sicuri che prima o poi crollerà anche la copertura di questo
sistema viziato, come è successo per il calciopoli,
vallettopoli, ecc…
Nella complessità
della questione questo libro è utile per i fecondi spunti di
riflessione che ci offre e nel suo puntuale richiamo di
importanti saggi sui diversi argomenti trattati. “Il sistema
dell’arte contemporanea” può essere inoltre arma di difesa
davanti alla costante offerta di arte e al gran parlare di arte
che ci circonda. Utile per comprendere la logica sottesa ad
alcune mostre che hanno grande risonanza sui media, oppure per
capire il significato delle quotazioni astronomiche raggiunte da
artisti viventi che, a loro volta, fanno tanto clamore.
Tommaso Martini
tommasomartini@lalente.net
(1) Attualmente il
Metropolitan Museum di New York ospita la grande mostra “Cézanne
to Ricasso: Ambrosie Vollard, Patron of the Avant-Garde” (aperta
fino al 7 gennaio 2007). Un percorso attraverso le opere più
importanti e famose vendute, commissionate, collezionate da
Vollard, che testimoniano il coraggio e la modernità del
mercante che promosse artisti allora invisi alla critica e al
mercato ufficiale a partire dagli anni ottanta dell’Ottocento
fino alla vigilia del secondo conflitto mondiale.