Art banking e Fondazioni, connubio vincente

Fu un Rockefeller il primo a intuire l'importanza di un coinvolgimento delle banche nel mondo dell'arte. Ma oggi, qual è lo stato attuale nel settore?

6 novembre '06 - Banche

 

Fu un Rockefeller il primo a intuire l'importanza di un coinvolgimento delle banche nel mondo dell'arte. Nel 1959 David Rockefeller (New Yok, 1915) diede avvio alla collezione della Chase Manhattan Bank della quale all'epoca era un importante dirigente (ne sarà presidente dal 1969 al 1980). Una scelta nata dal connubio tra il senso degli affari del magnate newyorkese e la sua spassionata attenzione verso la cultura e l'arte (basti pensare che nel 2005 Rockefeller ha donato 100 milioni di dollari al Museum of Modern Art). La Chase Manhattan Bank, fu pioniera delle collezioni aziendali d'arte. Negli anni Novanta fu acquistata dalla J.P. Morgan Chase & Co. e la sua imponente raccolta (più di diecimila opere) è confluita nella collezione J.P. Morgan Collection.

Anche in questo caso una banca molto attenta al panorama dell'arte, dato che il suo fondatore, John Pierpont Morgan I (Hartford, 1837 - Roma, 1913), fu a sua volta un grande collezionista ed esperto d'arte, tanto da ricoprire l'incarico di presidente del Metropolitan Art Museum, il più importante museo della città.

In America quindi intercorre un legame di lunga data tra il mondo della finanza e quello dell'arte. In Italia le cose si stanno muovendo i questo senso solo negli ultimi anni, anche perché nel nostro paese il mercato dell'arte non è nemmeno paragonabile per giro d'affari a quello americano. Secondo il Rapporto sul commercio dei beni artistici, che risale ormai a due anni fa (novembre 2004), il valore del mercato dell'arte in Italia è pari a 520 milioni di euro, per la quasi totalità legato a gallerie private e case d'aste. Ben poco se si pensa che le principali case d'aste internazionali battono opere per cifre superiori ai cento milioni di dollari.

La Cassa di Risparmio di Torino è stata, all'inizio degli anni Novanta, la prima banca a mostrare interesse verso l'arte. Nell'affrontare la propria privatizzazione, diede vita alla Fondazione Cassa di Risparmio di Torino che concentrò subito la propria attenzione sui settori strategici dello sviluppo culturale del Piemonte e della Val d'Aosta. Un ente privato no profit che ha avuto un ruolo importante nel percorso che ha portato Torino ad essere considerata la capitale dell'arte contemporanea in Italia. La Fondazione CRT si è infatti impegnata nel sostegno alle principali istituzioni museali della città sabauda, grazie ad una politica di acquisizione di opere d'arte contemporanea destinate al Castello di Rivoli (sede di uno dei più importanti musei d'arte contemporanea in Italia dal 1984) e alla GAM - Galleria Civica d'arte moderna e contemporanea.
Negli anni successivi moltissimi banche italiane hanno disposto precisi programmi di acquisizioni di opere, sostegno ai musei e agli artisti, sponsorizzazione di mostre e borse di studio, fino alle frontiere più recenti dell'art banking.

L'art banking nasce dalla necessità degli istituti di credito di differenziare la filiera dei servizi a disposizione dei propri clienti, in un mercato in cui ormai la concorrenza è spietata. Un servizio rivolto esclusivamente a una selezionata fetta dei propri clienti, disposti ad investire nell'acquisto di opere d'arte, guidati da un art advisor. Si tratta di una figura professionale assolutamente nuova nel panorama bancario italiano (in America se ne parla già dai tempi del grande boom del mercato dell'arte negli anni Ottanta), un consulente capace di unire competenze economiche e finanziarie con la conoscenza delle tendenze dell'arte e del suo mercato. Investimenti di questo tipo non sono però ancora diffusi in Italia. Si calcola che circa l'1% del mercato dell'arte sia legato a questo fenomeno. Il Rapporto sul commercio dei beni artistici di Nomisma ha stimato in duecentomila le famiglie che potrebbero essere coinvolte in questo tipo di investimenti dalle proprie banche. La ricerca condotta da Nomisma ha rilevato che le banche hanno proposto l'acquisto di opere d'arte al 57% di queste famiglie. Ma la sfiducia verso questo tipo di investimenti è molto forte. Si tratta di investimenti che possono fruttare solo sul lungo periodo, come dichiara il responsabile del servizio di Art Advisory di UniCredit Private Banking, Domenico Filippini, che parla di un periodo di latitanza dal mercato di 10-15 anni affinché un'opera possa essere riproposta sul mercato stesso con buoni risultati. Si è sviluppato proprio per questo motivo un forte interesse verso artisti giovani, che si propongono ancora ad un prezzo abbordabile. Una tendenza che conferisce all'art banking anche un ruolo importante come mecenate e talent scout.

Nonostante i timori comunque, una recente analisi dell'autorevole istituto di ricerca Kusin & Company, specializzato proprio nell'economia dell'arte, ha rilevato che gli investimenti in arte si sono mostrati mediamente molto redditizi.
Il compito dell'art advisor non si limita alle sole consulenze legate all'acquisto o alla gestione economica dell'opera. Ad esse affianca consulenze di carattere legale, assicurativo, ma ance utili indicazioni relative alla conservazione, alla sicurezza dell'opera, al suo trasporto.
Se l'art banking incide per ora in maniera ristretta sul giro d'affari globale dell'arte, attraverso altre vie le banche stanno acquistando un ruolo sempre più da protagoniste nel panorama dell'arte.

Gli istituti di credito riservano una grande attenzione all'arte per numerose ragioni. Si tratta innanzitutto di un'attenta scelta di marketing, che consolida il rapporto della banca col territorio e con il tessuto sociale in cui si trova ad operare. La maggior parte delle banche possiede quindi delle preziose collezioni d'arte anche se raramente esposte al pubblico. Ma sono consistenti anche gli interventi a sostegno delle istituzioni museali o l'impegno nella sponsorizzazione di mostre temporanee. Ma l'arte è anche innovazione e sviluppo, elementi imprescindibili per la crescita economica del sistema paese. È questa la filosofia che ha spinto il Gruppo UniCredit ad elaborare un programma molto esteso di interventi i campo artistico, secondo l'amministratore delegato e direttore generale UniCredit Alessandro Profumo.

All'interno della Direzione Generale di UniCredit è stata riunita una vasta collezione di opere proveniente dalle diverse sedi della banca, nella cornice del cinquecentesco Palazzo Magnani, una delle più belle dimore nobiliari di Bologna, che accoglie anche un prezioso ciclo di affreschi dei Carracci. La quadreria è visitabile su prenotazione il sabato mattina ma le sale del palazzo ospitano anche esposizioni di arte contemporanea. È proprio questo il principale campo di intervento di UniCredit. Lo scopo è quello di creare una collezione dedicata agli artisti nati nella seconda metà del Novecento e attivi a partire dagli anni Ottanta. Il progetto è aperto anche agli artisti più giovani, in stretta collaborazione con le gallerie private, offrendo una grande possibilità di affermazione e visibilità sul mercato nazionale. Già settanta artisti, per un totale di più di duecento opere sono state acquisite. Saranno dislocate seguendo un preciso progetto curatoriale, nelle sedi UniCredit, e in futuro sarà avviata un'estesa politica di prestiti ad istituzioni e musei. Molte opere saranno dislocate anche nella sede della Corporate University di UniCredit a Torino, in una logica volta alla formazione del proprio personale anche attraverso l'incontro con l'arte. In questa direzione si muove anche il progetto "L'arte contemporanea: laboratorio di pensiero e relazione", un percorso formativo rivolto ai propri dipendenti, realizzato in collaborazione con il Castello di Rivoli e il MART di Rovereto.

L'impegno di UniCredit si esprime anche nel campo dell'editoria d'arte, in particolar modo collaborando con la casa editrice Skira per una collana dedicata all'arte del Novecento. Il Gruppo sostiene attivamente anche due delle più importanti istituzioni museali italiane, il Museo d'arte contemporanea del Castello di Rivoli e il MART, Museo d'arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto. Un rapporto non solo di sponsorizzazione. La direttrice del MART, Gabriella Belli, ha evidenziato il contributo essenziale che la collaborazione di grandi aziende come UniCredit può dare al museo, per il quale può essere messo a disposizione il grande bagaglio in campo gestionale e di comunicazione della banca.

La fusione di due grandi istituti di credito come Banca Intesa e Sanpaolo Imi ha generato nuove speranze di sviluppo della presenza delle banche nel panorama artistico. Il risultato è una delle più grandi collezioni private d'Italia. Le due banche possiedono infatti dei patrimoni inestimabili, che coprono un lasso di tempo che va dal Duecento al XX secolo. Le collezioni di Banca Intesa sono in parte visitabili dal 1999 nella prestigiosa sede del Palazzo Leoni Montanari di Vicenza e gestite da un Settore beni culturali, diretto da Ada Masoero Fatima Terzo, da sempre impegnata nel tentativo di aprire le collezioni al pubblico. Tra qualche mese sarà aperto anche il piano nobile della sede napoletana di Banca Intesa, Palazzo Zevallos Stigliano, che conserva il "Martirio di Sant'Orsola" di Caravaggio, restaurato nel 2004 grazie ai fondi della banca.

Un altro innovativo esempio di sostegno al mondo dell'arte è quello della Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. A partire dalla fine degli anni Novanta la Fondazione ha realizzato delle importanti mostre, riuscendo ad attirare l'attenzione di istituzioni internazionali. È nata così una feconda collaborazione con la Salomon R. Guggenheim Foundation di New York, che attraverso prestiti dalla sue sedi di New York e di Venezia ha contributo al grande successo di esposizioni come "Action painting. Arte americana 1940-1970: dal disegno all'opera" (2005) e "Informale. Jean Dubuffet e l'arte europea"(2006). Mostre che hanno avuto il grande merito di far conoscere al grande pubblico vicende della storia artistica del Novecento ancora poco indagate in Italia.