Fu un Rockefeller il primo a intuire
l'importanza di un coinvolgimento delle banche nel mondo dell'arte. Nel 1959
David Rockefeller (New Yok, 1915) diede avvio alla collezione
della Chase Manhattan Bank della quale all'epoca era un importante
dirigente (ne sarà presidente dal 1969 al 1980). Una scelta nata dal
connubio tra il senso degli affari del magnate newyorkese e la sua
spassionata attenzione verso la cultura e l'arte (basti pensare che nel 2005
Rockefeller ha donato 100 milioni di dollari al Museum of Modern
Art). La Chase Manhattan Bank, fu pioniera delle collezioni aziendali
d'arte. Negli anni Novanta fu acquistata dalla J.P. Morgan Chase & Co.
e la sua imponente raccolta (più di diecimila opere) è confluita nella
collezione J.P. Morgan Collection.
Anche in questo caso una banca molto attenta al panorama dell'arte, dato che
il suo fondatore, John Pierpont Morgan I (Hartford, 1837 -
Roma, 1913), fu a sua volta un grande collezionista ed esperto d'arte, tanto
da ricoprire l'incarico di presidente del Metropolitan Art Museum, il più
importante museo della città.
In America quindi intercorre un legame di lunga data tra il mondo della
finanza e quello dell'arte. In Italia le cose si stanno muovendo i questo
senso solo negli ultimi anni, anche perché nel nostro paese il mercato
dell'arte non è nemmeno paragonabile per giro d'affari a quello americano.
Secondo il Rapporto sul commercio dei beni artistici, che risale
ormai a due anni fa (novembre 2004), il valore del mercato dell'arte in
Italia è pari a 520 milioni di euro, per la quasi totalità legato a gallerie
private e case d'aste. Ben poco se si pensa che le principali case d'aste
internazionali battono opere per cifre superiori ai cento milioni di
dollari.
La Cassa di Risparmio di Torino è stata, all'inizio degli anni Novanta, la
prima banca a mostrare interesse verso l'arte. Nell'affrontare la propria
privatizzazione, diede vita alla Fondazione Cassa di Risparmio di Torino
che concentrò subito la propria attenzione sui settori strategici dello
sviluppo culturale del Piemonte e della Val d'Aosta. Un ente privato no
profit che ha avuto un ruolo importante nel percorso che ha portato Torino
ad essere considerata la capitale dell'arte contemporanea in Italia. La
Fondazione CRT si è infatti impegnata nel sostegno alle principali
istituzioni museali della città sabauda, grazie ad una politica di
acquisizione di opere d'arte contemporanea destinate al Castello di
Rivoli (sede di uno dei più importanti musei d'arte contemporanea in
Italia dal 1984) e alla GAM - Galleria Civica d'arte moderna e
contemporanea.
Negli anni successivi moltissimi banche italiane hanno disposto precisi
programmi di acquisizioni di opere, sostegno ai musei e agli artisti,
sponsorizzazione di mostre e borse di studio, fino alle frontiere più
recenti dell'art banking.
L'art banking nasce dalla necessità degli istituti di credito di
differenziare la filiera dei servizi a disposizione dei propri clienti, in
un mercato in cui ormai la concorrenza è spietata. Un servizio rivolto
esclusivamente a una selezionata fetta dei propri clienti, disposti ad
investire nell'acquisto di opere d'arte, guidati da un art advisor.
Si tratta di una figura professionale assolutamente nuova nel panorama
bancario italiano (in America se ne parla già dai tempi del grande boom del
mercato dell'arte negli anni Ottanta), un consulente capace di unire
competenze economiche e finanziarie con la conoscenza delle tendenze
dell'arte e del suo mercato. Investimenti di questo tipo non sono però
ancora diffusi in Italia. Si calcola che circa l'1% del mercato dell'arte
sia legato a questo fenomeno. Il Rapporto sul commercio dei beni
artistici di Nomisma ha stimato in duecentomila le famiglie che
potrebbero essere coinvolte in questo tipo di investimenti dalle proprie
banche. La ricerca condotta da Nomisma ha rilevato che le banche hanno
proposto l'acquisto di opere d'arte al 57% di queste famiglie. Ma la
sfiducia verso questo tipo di investimenti è molto forte. Si tratta di
investimenti che possono fruttare solo sul lungo periodo, come dichiara il
responsabile del servizio di Art Advisory di UniCredit Private
Banking, Domenico Filippini, che parla di un periodo di
latitanza dal mercato di 10-15 anni affinché un'opera possa essere
riproposta sul mercato stesso con buoni risultati. Si è sviluppato proprio
per questo motivo un forte interesse verso artisti giovani, che si
propongono ancora ad un prezzo abbordabile. Una tendenza che conferisce all'art
banking anche un ruolo importante come mecenate e talent scout.
Nonostante i timori comunque, una recente analisi dell'autorevole istituto
di ricerca Kusin & Company, specializzato proprio nell'economia
dell'arte, ha rilevato che gli investimenti in arte si sono mostrati
mediamente molto redditizi.
Il compito dell'art advisor non si limita alle sole consulenze legate
all'acquisto o alla gestione economica dell'opera. Ad esse affianca
consulenze di carattere legale, assicurativo, ma ance utili indicazioni
relative alla conservazione, alla sicurezza dell'opera, al suo trasporto.
Se l'art banking incide per ora in maniera ristretta sul giro
d'affari globale dell'arte, attraverso altre vie le banche stanno
acquistando un ruolo sempre più da protagoniste nel panorama dell'arte.
Gli istituti di credito riservano una grande attenzione all'arte per
numerose ragioni. Si tratta innanzitutto di un'attenta scelta di marketing,
che consolida il rapporto della banca col territorio e con il tessuto
sociale in cui si trova ad operare. La maggior parte delle banche possiede
quindi delle preziose collezioni d'arte anche se raramente esposte al
pubblico. Ma sono consistenti anche gli interventi a sostegno delle
istituzioni museali o l'impegno nella sponsorizzazione di mostre temporanee.
Ma l'arte è anche innovazione e sviluppo, elementi imprescindibili per la
crescita economica del sistema paese. È questa la filosofia che ha spinto il
Gruppo UniCredit ad elaborare un programma molto esteso di interventi
i campo artistico, secondo l'amministratore delegato e direttore generale
UniCredit Alessandro Profumo.
All'interno della Direzione Generale di UniCredit è stata riunita una vasta
collezione di opere proveniente dalle diverse sedi della banca, nella
cornice del cinquecentesco Palazzo Magnani, una delle più belle
dimore nobiliari di Bologna, che accoglie anche un prezioso ciclo di
affreschi dei Carracci. La quadreria è visitabile su
prenotazione il sabato mattina ma le sale del palazzo ospitano anche
esposizioni di arte contemporanea. È proprio questo il principale campo di
intervento di UniCredit. Lo scopo è quello di creare una collezione
dedicata agli artisti nati nella seconda metà del Novecento e attivi a
partire dagli anni Ottanta. Il progetto è aperto anche agli artisti più
giovani, in stretta collaborazione con le gallerie private, offrendo una
grande possibilità di affermazione e visibilità sul mercato nazionale. Già
settanta artisti, per un totale di più di duecento opere sono state
acquisite. Saranno dislocate seguendo un preciso progetto curatoriale, nelle
sedi UniCredit, e in futuro sarà avviata un'estesa politica di
prestiti ad istituzioni e musei. Molte opere saranno dislocate anche nella
sede della Corporate University di UniCredit a Torino, in una logica
volta alla formazione del proprio personale anche attraverso l'incontro con
l'arte. In questa direzione si muove anche il progetto "L'arte
contemporanea: laboratorio di pensiero e relazione", un percorso formativo
rivolto ai propri dipendenti, realizzato in collaborazione con il
Castello di Rivoli e il MART di Rovereto.
L'impegno di UniCredit si esprime anche nel campo dell'editoria
d'arte, in particolar modo collaborando con la casa editrice Skira per una
collana dedicata all'arte del Novecento. Il Gruppo sostiene attivamente
anche due delle più importanti istituzioni museali italiane, il Museo
d'arte contemporanea del Castello di Rivoli e il MART, Museo
d'arte moderna e contemporanea di Trento e Rovereto. Un rapporto non solo di
sponsorizzazione. La direttrice del MART, Gabriella Belli,
ha evidenziato il contributo essenziale che la collaborazione di grandi
aziende come UniCredit può dare al museo, per il quale può essere messo a
disposizione il grande bagaglio in campo gestionale e di comunicazione della
banca.
La fusione di due grandi istituti di credito come Banca Intesa e
Sanpaolo Imi ha generato nuove speranze di sviluppo della presenza delle
banche nel panorama artistico. Il risultato è una delle più grandi
collezioni private d'Italia. Le due banche possiedono infatti dei patrimoni
inestimabili, che coprono un lasso di tempo che va dal Duecento al XX
secolo. Le collezioni di Banca Intesa sono in parte visitabili dal
1999 nella prestigiosa sede del Palazzo Leoni Montanari di Vicenza e
gestite da un Settore beni culturali, diretto da Ada Masoero Fatima
Terzo, da sempre impegnata nel tentativo di aprire le collezioni al
pubblico. Tra qualche mese sarà aperto anche il piano nobile della sede
napoletana di Banca Intesa, Palazzo Zevallos Stigliano, che
conserva il "Martirio di Sant'Orsola" di Caravaggio,
restaurato nel 2004 grazie ai fondi della banca.
Un altro innovativo esempio di sostegno al mondo dell'arte è quello della
Fondazione Cassa di Risparmio di Modena. A partire dalla fine degli anni
Novanta la Fondazione ha realizzato delle importanti mostre, riuscendo ad
attirare l'attenzione di istituzioni internazionali. È nata così una feconda
collaborazione con la Salomon R. Guggenheim Foundation di New York,
che attraverso prestiti dalla sue sedi di New York e di Venezia ha
contributo al grande successo di esposizioni come "Action painting. Arte
americana 1940-1970: dal disegno all'opera" (2005) e "Informale. Jean
Dubuffet e l'arte europea"(2006). Mostre che hanno avuto il grande merito di
far conoscere al grande pubblico vicende della storia artistica del
Novecento ancora poco indagate in Italia.