Vignette del Quattrocento

Le violente proteste nel mondo islamico per le vignette pubblicate in Danimarca e il Maometto di San Petronio del XV secolo: la rappresentazione del Profeta nel mondo islamico e in Europa

19 marzo 2007 - Islam

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Maometto in San PetronioOrmai più di un anno fa il mondo islamico fu sconvolto da un’ondata di proteste causate dalla pubblicazione di vignette ritenute offensive nei confronti di Maometto su alcuni giornali europei. Le prime caricature del Profeta sono comparse sul giornale conservatore danese Jyllands-Posten il 30 settembre del 2005. Il mondo islamico si infiammò nei primi mesi del 2006. Le ambasciate danesi di Indonesia, Somalia e Giordania subirono attacchi e contestazioni, ambasciatori e rappresentanti delle istituzioni di molti paesi arabi richiesero scuse ufficiali da parte del governo danese. L’Europa si divise tra chi riaffermava il valore della libertà d’espressione, chi richiedeva una maggiore attenzione in un momento di così grandi tensioni. Ambasciatori e Ministri europei si dimisero (in Svezia il ministro degli esteri Leila Freivals, dopo aver ammesso di aver ostacolato la pubblicazione delle vignette), ed altri gettarono benzina sul fuoco mostrando in diretta una t-shirt raffigurante una di queste vignette (il nostro  Roberto Calderoli, nella puntata di DopoTg del 15 febbraio, gli scontri dei giorni successivi a Bendasi, in Libia, causarono undici morti).

Le vignette furono il casus belli per le ennesime proteste nei confronti dell’Occidente, ma smossero in modo così forte le coscienze anche perché andavano a toccare un punto molto complesso della cultura e della religione islamica. Si tratta della questione della raffigurazione della divinità e più in generale della raffigurazione, tramite scultura o pittura, di figure animali o umane: l’aniconismo. Proprio in base a questo principio, l’arte islamica è tradizionalmente basata sull’astrazione, la stilizzazione, l’arabesco, le composizioni geometriche, uno stile che privilegia la decorazione alla rappresentazione. I motivi di questa tendenza sono vari e complessi e non riconducibili esclusivamente ad una ragione religiosa.

Alcuni testi fondamentali della religione islamica si occupano della rappresentazione. Il Corano non ne parla, vi si trovano solo dei riferimenti all’idolatria. Ma sono famosi alcuni passi degli Hadith, testi in cui si raccolgano parole e detti di Maometto. In particolar modo nella quarantottesima sura del libro degli abiti di Abu Daud si legge “Gli angeli non entreranno in una casa ove ci sia una figura o un cane” (versetto 4152) oppure "Coloro che saranno più severamente puniti il Giorno del Giudizio sono l'assassino di un Profeta [...] e un artefice di immagini o figure". Probabilmente si tratta di testi risalenti all’VIII secolo, che riflettono la crescente preoccupazione nei confronti dell’idolatria. Sono decenni in cui questo problema viene affrontato anche in abito cristiano, e l’iconoclastia si diffonde in tutto l’Impero Bizantino. Alcuni islamisti individuano nell’aniconismo islamico una risposta allo strabordare delle raffigurazioni umane e divine all’interno degli edifici di culto cristiani. Un diverso atteggiamento nei confronti della rappresentazione che può essere interpretato anche teologicamente. L’islamista Daniele Mascitelli, rileva infatti come laddove il cristianesimo abbonda nella raffigurazione di Gesù Cristo in quanto 'incarnazione' di Dio sulla terra e suo 'verbo', nell'islam il 'verbo' di Dio, e sua 'incarnazione', è il Corano materialmente raffigurabile nella scrittura delle sue parole, e non nella rappresentazione in immagini dei fatti in esso narrati. Da ciò deriverebbe, inoltre, la particolare perizia con cui vengono scritti i manoscritti e i testi religiosi. Ma le considerazioni di Mascitelli esulano dall’ambito prettamente teologico-religioso, per considerare l’importanza nella scelta di non raffigurare uomini ed animali, del gusto e della mentalità medievale, tesa al trascendete, all’escatologico, più che alla realtà sensibile e immanente.

Non essendo comunque presente nei testi sacri un chiaro divieto nei confronti della rappresentazione, nel corso della storia e ancora oggi, non sono mancate occasioni in cui, nella complessità di una secolare storia artistica, questa regola è stata trasgredita (una interessante rassegna di immagini del Profeta in questo sito http://nordish.net/mohammed_image_archive/islamic_mo_full). Califfi e principi vivevano in sontuosi palazzi in cui dipinti o mosaici raffiguravano corpi umani. Un esempio in tempi più recenti è l’Egitto dei decenni di passaggio tra il XIX e il XX secolo. In quel periodo una fatwa dell’imam dell’importantissima università sannita di Al Ahar, si espresse a favore della libertà creativa, escludendo comunque la rappresentazione dei profeti e di Dio.

Maometto in San Petronio

In Europa invece, le vignette danesi, non sono state ovviamente il primo caso di raffigurazione di Maometto. Nell’agosto del 2002 si diffuse un preoccupato allarme di attentati terroristici nei confronti della cattedrale bolognese di San Petronio. I principali quotidiani riportarono la notizia di cinque magrebini arrestati nella basilica. Alcune frasi registrate nel video che essi stessi stavano girando hanno allarmato gli inquirenti. Dopo poche settimane i presunti terroristi sono stati scarcerati e completamente scagionati. Le frasi che fecero pensare alla preparazione di un attentato terroristico erano riferite ad un famoso affresco presente in San Petronio. Una raffigurazione di Maometto all’Inferno.

L’affresco decora una delle pareti della Cappella dei Re Magi, inserendosi in un apocalittica tardo-gotica rappresentazione dell’Inferno. Una visione di chiara ispirazione dantesca. Sono celeberrimi i versi del canto XXVIII della Commedia, con cui Dante colloca Maometto tra i seminatori di scismi e discordia:


"
Già veggia, per mezzul perdere o lulla,
com'io vidi un, così non si pertugia,
rotto dal mento infin dove si trulla.

Tra le gambe pendevan le minugia;
la corata pareva e 'l tristo sacco
che merda fa di quel che si trangugia.

Mentre che tutto in lui veder m'attacco,
guardommi, e con le man s'aperse il petto,
dicendo: «Or vedi com'io mi dilacco!

vedi come storpiato è Maometto!
Dinanzi a me sen va piangendo Alì,
fesso nel volto dal mento al ciuffetto.

E tutti li altri che tu vedi qui,
seminator di scandalo e di scisma
fuor vivi, e però son fessi così."

(Inferno, Canto XXVIII, vv. 22-36)

 Nell’affresco di San Petronio Maometto è rappresentato come un vecchio dalla barba bianca, completamente nudo e legato, torturato da un demone, circondato da altri peccatori tra i quali si riconoscono gli scismatici (Datan e Abiron), i sacrileghi, gli incantatori (Pitonessa), gli eretici (Ario). La stampa nazionale ha sempre riportato una veduta d’insieme dell’affresco, portando il lettore a identificare Maometto con la figura dominante sulla parete. Un mostruoso essere dalle sembianze animali, peloso e intento a triturare due uomini con le sue bocche, con due facce di cui una all’altezza della vita. Maometto occupa una piccola porzione dell’affresco in alto a sinistra rispetto a questa figura, chiaramente ispirata al Lucifero della Commedia

La Cappella dei Re Magi di San Petronio, che ospita l’affresco in questione, è la più antica di tutta la basilica. Fu commissionata da un’importante famiglia di mercanti di seta, la famiglia Bolognini. Una cappella ricchissima, in cui agli affreschi parietali, si aggiungono transenne in marmo, l’importante polittico ligneo decorato con la storia dei Re Magi, vetrate policrome. Una delle cappelle più belle e importanti della basilica, la cui costruzione iniziò nell’ultimo decennio del Trecento. L’autore dell’affresco, Giovanni da Modena, conosciuto anche come Giovanni di Pietro Faloppi, lavorò all’interno della fabbrica di San Petronio tra il 1408 e il 1420. Dell’artista sono giunte fino a noi poche informazioni. Fu attivo fino al 1455, a partire proprio dal 1408 quando Bartolomeo Bolognini commissionò l’affresco che, oltre all’Inferno, contiene una visione dell’Aldilà basata sulla lezione dantesca.

Sei secoli più tardi questo affresco si trova al centro di ipotetici attentati, di attacchi da parte di imam e, in modo ancora più preoccupante, l’affresco di Giovanni da Modena è obiettivo di assurde soluzioni di riappacificazione in un momento storico tanto complesso. Divenuto per alcuni capro espiatorio delle difficili tensioni nei confronti dell’Islam. Francesco Cossiga, infatti, nel maggio del 2002, scrisse una discussa lettera all’arcivescovo di Bologna, il Cardinal Biffi. Il senatore a vita richiese espressamente che l’affresco fosse rimosso e trasportato in uno spazio laico, dedicato alla contemplazione artistica e non religiosa. Una soluzione che si mostra inutile quanto irrispettosa della storia e della natura dell’affresco. Un’opera interessantissima, che nella sua ricchezza e nell’horror vacui tipico del gotico internazionale, trasmette la sensibilità e la religiosità dei committenti e della società del Tardo Medioevo. È difficile immaginare come questo Maometto dipinto sei secoli fa, testimone del suo tempo, possa offendere la sensibilità di uomini che vivono oggi.

Tommaso Martini per www.lalente.net tommasomartini@sindromedistendhal.com

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola

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