Università e arte contemporanea

A Roma un matrimonio ventennale

4 dicembre '06 - Università

 

Nella bistrattata università italiana il Museo Laboratorio d’Arte Contemporanea (Mlac, nella foto a fianco) costituisce un esempio più unico che raro di best practice. Uno spazio nato più di vent’anni fa all’interno del rettorato dell’Università romana “La Sapienza”. Un progetto innovativo già allora ed ancora all’avanguardia.

Il Mlac è stato ideato da Simonetta Lux, professoressa nel dipartimento di Storia dell’arte presso la Facoltà di Scienze Umanistiche, che nel 1985 ha voluto creare un luogo dove si potesse concretizzare una concezione dell’arte, della storia dell’arte e della critica ripulite da vecchi accademismi. Una nuova impostazione che ricerca un rapporto diretto con l’opera d’arte e con gli artisti. Una prospettiva molto stimolante per un museo che Simonetta Lux non trovava in nessuna istituzione museale italiano d’allora ma che, come essa stessa ha affermato in una recente intervista, non viene seguita nemmeno dai centri per l’arte contemporanea nati negli ultimi anni. Fondamentale, per arrivare a questa obiettivo, un profondo coinvolgimento dell’università. Vengono organizzati perciò corsi di alta formazione, master e stage, rivolti a laureati in Storia dell’Arte, Conservazione dei Beni Culturali o in Architettura che si sviluppano proprio nel solco di un dialogo con gli artisti chiamati ad esporre al Mlac, innovando così anche vecchie strategie di insegnamento.

Si tratta di un laboratorio, appunto, perché il Mlac non si ferma alla programmazione di esposizioni. Forma figure professionali di curatori creativi, opera un’intensa attività scientifica e di ricerca storico-critica, divulgata attraverso importanti progetti editoriali. Il museo è infatti collegato a tre collane di pubblicazioni di settore: Artisticamente, Proto-type e Luxflux Proto-type arte contemporanea. Quest’ultima è una rivista che si presenta nella doppia veste cartacea e virtuale, consultabile sul sito www.luxflux.net. Le potenzialità del web sono sfruttate in tutta la loro ricchezza dalla prof. Lux per i suoi progetti. Ne è un esempio il quasi omonimo Museo Laboratorio delle Arti contemporanee, anch’esso creato da Simonetta Lux nel corso degli anni di insegnamento presso la Facoltà di Conservazione dei Beni Culturali dell’Università della Tuscia. Un museo che nasce sul modello del Mlac e che si caratterizza proprio per il fecondo rapporto con Internet. La sezione dedicata all’arte figurativa del museo si sviluppa soprattutto on-line, dove è stato creato uno spazio per la presentazione dell’arte immateriale. Una sezione aperta e molto ampia, destinata ad accogliere contributi rintracciati sul web provenienti da tutto il mondo. Si tratta di Videoarte e Net.Art. Se la videoarte è ormai affermata e riconosciuta (tanto che spesso si commette l’errore di identificare arte e tecnica), la Net.Art (nata una decina di anni fa) è un campo di indagine e sperimentazione del tutto aperto. Non si tratta semplicemente di utilizzare il canale del web per diffondere arte. Spiega infatti Marco Deseriis, autore del libro “Net.Art L’Arte della connessione”, che il suffisso net esaltava il carattere processuale e collaborativo di una pratica che sostituiva le opere con le operazioni, le rappresentazioni con la produzioni di nuovi circuiti comunicativi e di senso. La complessità nell’approccio critico alla Net.art è evidente se si pensa che nel 1999 il premio per questa categoria ad Ars Electronica è stato assegnato al sistema operativo open source Linux.

Le più recenti tendenze scaturite dall’incontro tra arte e nuove tecnologie, sono campi di interesse anche per il Mlac che può vantare una ricchissima mediateca. Sono consultabili infatti all’interno di apposite postazione nel museo più di 2000 titoli che costituiscono il patrimonio audiovisivo accumulato a partire dal 1993. Fu in quell’anno che Bruno di Marino fondò l’archivio per raccogliere materiale riguardante le arti elettroniche ed informatiche, il cinema sperimentale d’artista, animazioni d’autore e sperimentale e clip musicali.

Di questo segno anche la mostra in corso, visitabile fino al 22 dicembre negli spazi del museo, una personale di Jessica Iapino (Roma, 1979). “Eden”, questo il titolo del lavoro che verrà presentato a Roma dopo la vittoria al The Berkeley Film and Video Festival, è un’installazione costituita da una proiezione video di 3’55’’, sculture e foto digitali. L’eclettismo nelle scelte tecniche rispecchia la formazione dell’artista ma anche la natura mista del Museo. Al contempo la mostra rientra nel programma di Master Individuali in Cura Critica ed installazioni Museali organizzato dal Mlac. Nello stesso periodo sarà aperta al pubblico anche la prima personale in Italia dell’artista brasiliana Lia Chaia (San Paolo, 1978). Anche in questo caso si opera sulla sconfinamento tra tecniche diverse, come il video, la performance, pittura, scultura, installazioni, fotografia, con un occhio di riguardo proprio verso le tecniche più all’avanguardia. Ambedue le esposizioni del mese di dicembre rientrano infatti nel progetto finanziato dalla Regione Lazio “Applicazione nuove tecnologie multimediali arte contemporanea”.

A completare il percorso nelle arti contemporanee il museo contiene anche un importante archivio musica contemporanea. Il Mlac associa alla tradizionale attività archivistica, anche l’organizzazioni di concerti e di incontri con personalità importanti della sperimentazione musicale contemporanea, anche in questo caso con molta attenzione verso la formazione degli studenti.

Eden” e “Entre Vias” sono due esposizioni che confermano la vivacità del Mlac e la sua importanza in una città come Roma che è ancora alla ricerca di istituzioni forti per quanto riguarda l’arte contemporanea. Nella capitale stanno lentamente sorgendo i nuovi spazi per il Macro, lo spazio comunale dedicato all’arte contemporanea, e per il Maxxi, il primo centro d’arte del XXI secolo statale in Italia. Due cantieri molto impegnativi economicamente, affidati ad architetti di fama internazionale, che arrancano tra i continui tagli alla cultura. Il piccolo Mlac invece vive sempre nuovo e sempre innovativo nonostante i modesti spazi che gli sono concessi all’interno dell’Università in grado di superare la penuria di risorse, proprio grazie a questa perfetta simbiosi di ricerca e formazione.