L'ultima copia del New York Times: il 1984 della carta stampata

di Martina Manescalchi

Un'indagine sulle future prospettive del mondo del giornalismo e dei nuovi media.

     

L'ultima copia del New York Times
Vittorio Sabadin

Casa editrice Donzelli

p. 150 - 15€

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Pagine web, telefonia mobile, giornali on-line, tv tematiche. La comunicazione si polverizza e da ogni pezzetto di carta stracciata nasce un nuovo canale di informazione. Più piccolo, più agevole, più veloce. I grandi eventi arrivano in video grazie a riprese fortuite, amatoriali. Il materiale presente in rete diventa notizia da prima pagina, il telegiornale mostra immagini riprese da YouTube in una sorta di metacomunicazione sempre più contaminata. E chi sfoglia un quotidiano è oramai guardato con stupore. Tanto che l’editore del New York Times non crede che il suo giornale sarà ancora in edicola nel 2043. Da questa considerazione prende spunto Vittorio Sabadin, caporedattore e vicedirettore de La Stampa dal 1986 al 2006, per il suo saggio L’ultima copia del New York Times (ed. Donzelli, Roma 2007). Il testo fotografa lucidamente l’attuale situazione dei quotidiani italiani, americani ed europei ed analizza il modo in cui questi cerchino di adeguarsi alla concorrenza digitale. La carta stampata è stata perlopiù colta impreparata dalla continua innovazione tecnologica che ha finito per sdoganare i banchi delle edicole con un clic. Sabadin parte dal recente cambiamento dei formati inglesi e dalla storia della free press per arrivare al nucleo centrale della questione: come può la carta stampata sopravvivere ad Internet e cosa farà il giornalista del futuro?

L’informazione on-line è più immediata, più aggiornata e fruibile gratuitamente in ogni momento. Inoltre i motori di ricerca hanno sempre più vasta copertura ed i contenuti sono perlopiù affidabili, vere e proprie fonti di notizie. Il lettore continua però a preferire le notizie provenienti da fonti autorevoli e la testata giornalistica diventa brand riconosciuto, affidabile, cliccato. Perchè non usufruirne spostando il contenuto in rete, dunque? Di fronte a questa prospettiva, incredibilmente, si sono levate le stesse voci scettiche che, nel secolo scorso, non avrebbero scommesso sul successo della free press. Il meccanismo è lo stesso: basarsi soltanto sugli introiti pubblicitari. Nonostante le agenzie di stampa aprano in continuazione siti propri e le testate giornalistiche digitali si moltiplichino, i giornali on-line di derivazione cartacea costituiscono comunque un canale preferenziale proprio per la loro storia ed una sorta di affezione da parte dei lettori che hanno stabilito con il proprio quotidiano un rapporto di fiducia continuativo nel corso degli anni. Internet come minaccia ma anche come prospetiva di sviluppo, dunque. Il web può essere infatti un grande strumento di divulgazione e può in questo modo contribuire alla salvezza del giornale cartaceo.

 Se in America ed in gran parte d’ Europa la sfida è stata raccolta, seppur all’interno dell’annoso dibattito fra apocalittici ed integrati, in Italia si fatica molto di più ad unificare redazioni e figure professionali. Quotidiani come il New York Times o il Washington Post lavorano da tempo con una sola redazione che si occupa sia del cartaceo sia del web, con giornalisti che sono sempre più figure a tuttotondo. In Italia la categoria reagisce con il rigurgito pigro e snobistico della casta a cui appartiene. Come se l’Ordine proteggesse da ogni pericolo, da ogni mutamento. Come se la figura del reporter a caccia di notizie non fosse defunta da anni, e non soltanto con l’avvento di Internet. Come se il supporto potesse in qualche modo compromettere la dignità del contenuto. Veri e propri gattopardi, i giornalisti italiani sono restii a rendere più dinamica la propria professione. Ne è un esempio il fallito tentativo di Ferruccio De Bortoli di unificare le redazioni de Il Sole 24 Ore e Il Sole24Ore.com.

Proprio alla figura del giornalista Sabadin dedica una parte consistente del suo libro. Descrive come giornalista del futuro, appunto, un professionista in grado di destreggiarsi con i più svariati supporti e formati, con i vari programmi e linguaggi per rivolgersi a tutte le fasce di pubblico. La questione più spinosa rimane invece quella relativa a chi sarà il vero giornalista. Lo scenario che si sta aprendo è infatti quello di una piattaforma onnivora in cui tutti possono fare informazione. Chi riprende un evento fa notizia. Molti blog sono più visitati degli stessi giornali. Paradossalmente, alcuni contenuti portati in rete da comuni utenti del web sono addirittura migliori di quelli istituzionali.

Non si sa quindi chi sarà o non sarà il giornalista; di sicuro stiamo andando verso un’informazione sempre più diversificata ed aggregata a livello di supporti. Ogni lettore potrà quindi creare la sua personale scaletta di notizie come un palinsesto televisivo. Una prospettiva del tutto nuova che l’autore illustra è proprio quella dell’ e-paper, che anche la Repubblica sta sperimentando. Si tratta di un quotidiano elettronico, leggibile su di un leggerissimo foglio dotato di microparticelle caricabili di inchiostro positivamente o negativamente. Se dovesse avere successo, i giornali dovranno sempre più diversificare l’offerta adattandosi finanche al singolo utente che ne diventerebbe, in pratica, il direttore. In sostanza, sia che la crei, sia che la richieda, sarà sempre di più il lettore a dettare legge, ribellandosi alle agende setting imposte da agenzie e redazioni. Lo stesso tipo di analisi potrebbe essere fatto per il sistema televisivo: la televisione generalista sta perdendo sempre più piede e assieme ad essa i centri di potere mediatico e gli opinion leader politico-salottieri. Potrebbe essere l’avvento di una nuova rivoluzione culturale. Una rivoluzione che parta dai supporti per moltiplicare e migliorare i contenuti.

Martina Manescalchi martinamanescalchi@sindromedistendhal.com

2 marzo 2007

Nella foto: la nuova sede del New York Times nel centro di Manhattan

  

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
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