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Il
più grande storico delle arti decorative realizza un diario
che è insieme il bilancio intellettuale di una vita e la
registrazione del passare del tempo. Redatto tra Roma, dove
vive, Parigi, Londra, Alessandria sfilano sensazioni,
impressioni, ricordi; la malinconia e la noia accompagnano
gli spostamenti geografici e quelli dell'anima.
Un resoconto che vuole essere onesto, perfino obiettivo, di
ciò che è l'autore e di quello che sono le persone che lo
circondano.
L'impressione è che, tutto sommato, anche chi ha appreso che
Dio "si nasconde nei particolari", qualcosa sfugga; il
tempo, forse, la vita: non si possono trattenere. C'è l'eco
di sensazioni che tutti coloro che amano gli oggetti e li
studiano hanno avvertito, nella loro esistenza: vedere,
toccare ciò che ci sopravviverà. Vivere nel cono di una luce
che sappiamo non potrà spegnersi, sperando che ciò che
rimane, pur così fragile, trattenga anche un po' di noi. Da
qui anche le ansie del collezionista, il desiderio di
disfare quanto iniziato, di ricominciare daccapo, come fosse
il bagno in un fonte di vita nuova.
Traspare la volontà di andare all'essenziale; di lasciare
alle spalle tutto ciò che è inutile, persino di disfarsi
della "storia dell'arte" che occulta, mortifica, "l'arte".
Colpiscono le pagine in cui si riflette sul mestiere dello
storico dell'arte, che González-Palacios
definisce attraverso una sorta di 'ontologia negativa':
"Il nostro è un mestiere
composto da molti mestieri e ognuno di questi aspetti della
professione, diversamente dosato, la accresce o diminuisce.
Si può essere, ad esempio, un buon archivista in grado di
trovare le carte opportune per spiegare un fatto artistico
che non avrebbe soluzione senza fatti precisi. Si può essere
uno scrittore capace di trovare le parole giuste per
dimostrare ciò che altri sono soltanto in grado di accennare
[...] Lo storico dell'arte può essere anche un iconografo,
un tecnico, poichè è importante sapere ciò che un lavoro
raffigura e come esso sia stato realizzato. Può, ancora,
essere bravissimo a trovare il nome, ignoto, dell'artista
che ha eseguito un'opera sino allora anonima [...] Una cosa
resta per me fondamentale: la conoscenza materiale delle
opere d'arte, la capacità di stabilire il loro stato di
conservazione, il loro stile, la loro epoca e la loro
genuinità. Se non si è in grado di fare questo si rischia di
costruire infinite teorie sulle sabbie mobili..."
Consigliato a chi ama l'arte, al di là dei luoghi
comuni, la memorialistica, e, nonostante tutto, continua ad
amare anche la storia dell'arte.
L'Aereopagita
dionigi_areopagita@yahoo.it
31 ottobre 2007 |