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Spiegare
e comprendere i cambiamenti, le mutazioni che stanno
caratterizzando la nostra società.
Analizzare
l’«arrivo dei barbari» da un nuovo punto di vista, senza
averne paura, senza pregiudizi, senza pensare che quello che
ci si lascia alle spalle sia meglio del nuovo.
Farci capire che,
nonostante tutto, noi stessi siamo in parte causa e prodotto
degli eventi che caratterizzano quest’epoca e che, criticare
a priori, erigere barricate contro le mutazioni in atto è
del tutto inutile.
Accettare
l’idea del cambiamento, apprezzarne i lati positivi, tentare
non di combattere ma di dare loro una certa rotta e far si
che valori, idee e legami che sono cari alla nostra società
possano esserlo anche per la società futura,
non tenendoli al riparo dai tempi, ma
lasciandoli mutare, perché ridiventino se stessi in un tempo
nuovo.
Ma come
comprendere veramente il nuovo che arriva? Semplice,
analizzando le mutazioni che hanno colpito tante piccole
tribù per poi cercare di farne un ritratto più generale e
strutturato.
Ecco che
così si tenta di spiegare il vino holliwodiano, la scomparsa
del libero nel calcio, la contrapposizione fra editoria di
qualità ed editoria commerciale, e ancora il funzionamento
di Google, le innovazioni portate dal cinema, il
rapporto con il nostro passato, la democrazia come tecnica,
etc etc..
E dato che la
mutazione esiste, capirla anche attraverso l’analisi di
altri grandi mutazioni che, in secoli passati, hanno formato
e sono state base della nostra civiltà come, ad esempio,
l’ascesa della borghesia ottocentesca.
Quindi grazie ad
un sapiente uso di citazioni musicali, letterarie e
artistiche viene ritratto il profilo e lo schema mentale del
tipico borghese facendoci capire la portata veramente
rivoluzionaria del suo arrivo e il fatto che anche la sua
stessa comparsa fu vista come una “invasione barbarica”
dagli intellettuali del tempo.
Scritto fra il
maggio e l’ottobre del 2006 e pubblicato a puntate sulla
Repubblica, è uscito ad aprile «I Barbari. Saggio
sulla mutazione» (Edizione Universale Economica
Feltrinelli), ultimo libro di Alessandro Baricco.
Un saggio per
pensare e riflettere, da prendere a piccole dosi, la cui
lettura rimane comunque agevole, Baricco non perde
infatti il suo stile romanzesco e numerosi sono i ritratti,
le storie, le cronache di piccoli fatti, spesso
autobiografici, contenute all’interno del saggio.
Insomma un libro
da leggere, in cui forse il lettore non si troverà sempre
del tutto d’accordo e in sintonia con le tesi sostenute
dell’autore, ma per questo tanto più importante in quanto
spinge alla riflessione su tematiche tanto importanti quanto
troppo spesso messe in disparte.
Michele
Manzana
9 maggio 2008
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