Notizie circa
la crisi finanziaria, ormai le leggiamo ovunque. Quello che
molti si chiedono, più o meno esplicitamente, è però da dove
ha avuto origine.
Un po’ tutti
scagliano la prima pietra contro l’America: ma perché
allora gli Stati Uniti restano comunque la patria del sogno
americano? Il luogo dove per antonomasia la gente si reca
per cercar fortuna? Perché il mondo si è conformato quasi
in toto sul modello americano?
Bene,
“L’aquila e il pollo fritto” risponde a queste
domande: è un grande viaggio d’avventura, l’esplorazione di
tutte le più nascoste pieghe dell’America.
"Ho cominciato
a litigare con l'America dal giorno in cui l'ho sposata. Un
matrimonio perfetto. Senza immaginare che avrei trascorso
con lei il resto della mia vita. E che le avrei affidato
famiglia, discendenti, debiti, crediti, tasse, speranze,
paure e sogni di ricchezza che la sua Borsa di Wall Street
mi avrebbe puntualmente rubato."
Vittorio
Zucconi, corrispondente estero di Repubblica, lo ricordiamo,
è un profondo conoscitore dell’America, delle varie
sfaccettature di questo controverso Paese, e proprio per ciò
evita di cadere in pregiudizi e stereotipi, che spesso
caratterizzano qualunque tipo di discussione la riguardino
da vicino: Paese, da un lato, patria della tecnologia
made in Silicon Valley, che sforna premi Nobel, verso
cui migliaia di ricercatori, medici e scienziati sgomitano
per fare il salto di qualità, e dall’altro, Terra dalla
forte vocazione imperialista, dal capitalismo sfrenato di
Wall Street, “in cui la geografia si studia solo quando
si deve invadere un altro Paese…”
Nonostante ciò,
anche se il grande antagonista cinese sta consolidando il
suo monopolio nel settore manifatturiero, il gradino più
alto del podio per la fabbrica mondiale dei sogni,
resta ancora al paese dello Zio Sam: è facile odiare
l’America, additandola come il vaso di Pandora del III
millennio, ma finora è innegabile che nessun altro Paese è
stato in grado di sostenere il peso di una leadership
mondiale.
Consigliato a
chi desidera osservare in maniera un po’ più imparziale, e
fuori dalle righe, un fenomeno che nonostante sembri essere
giunto al suo tramonto, conserva ancora quell’aurea di
cool solo perché è americano. Perché l’America ti
inganna, ti tradisce, ti diverte.
Giovanni Carlone
16 ottobre 2008