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Mostra virtuale "Damien hirst: droga e creazione artistica"
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“Ho
trascorso i due anni più belli della mia vita a drogarmi e a bere”[1],
sono parole di Damien Hirst,
uno dei più famosi e quotati artisti contemporanei. Nato a Bristol nel
1965, poco più che ventenne comincia prepotentemente a far sentire la sua
presenza nel mondo dell’arte. Nel 1988, cura la mostra “Freeze”,
considerata l’atto costitutivo del gruppo YBAs (Young British Artists).
Nei primi anni Novanta desta un enorme scalpore “L’impossibilità
fisica del morire nei pensieri di un vivente” (“The physical impossibility of death in the mind of
someone living”, 1991),
un’enorme teca-vasca in cui è conservato in formalina un vero squalo. Hirst
ha sempre avuto un serrato dialogo sia nella vita sia nell’arte con la
droga e l’alcool ma anche con i simboli della medicina moderna. Forse,
ricorda nelle sue memorie, questa attenzione nasce da uno spiacevole
episodio della sua infanzia, una lavanda gastrica a cui fu sottoposto dopo
aver ingerito delle pillole. [1] D. Hirst e G. Burn, “Manuale per giovani artisti – L’arte raccontata da Damine Hirst”, Postmediabooks, 2001, p.100
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