Mostra virtuale

"damine hirst: droga e creazione artistica"

Altre alterazioni

 

 

La riflessione che riguarda il rapporto tra la creazione artistica e l’alterazione degli stati normali di coscienza è quindi ancora aperta e complessa. In questo senso il dibattito relativo alla droga si avvicina all’attenzione che viene mostrata verso le malattie mentali.

 Sono celeberrimi i casi di grandissimi artisti vittime di gravi malattie psichiche (Van Gogh per citarne uno). E in questi casi si ripete la dinamica della “tela bianca” di cui parlava Damien Hirst. Infatti nelle fasi di crisi depressiva la creazione artistica è completamente inibita. L’artista concentra dunque la sua attività nei momenti di lucidità. Come avviene per le droghe. Ovviamente però queste fasi depressive hanno una grande importanza. Sono esperienze fondamentali per l’artista.  Lasciano in lui profonde tracce che si rifletteranno nelle sue opere. Forse è proprio questo che avviene anche nei casi di alterazioni provocate da sostanza stupefacenti. Ma la questione, appunto, non è ancora risolta. Lo testimonia la mostra da poco conclusa presso il Palazzo della Ragione a Bergamo: “Oltre la ragione – Le figure, i maestri, le storie dell’arte irregolare”. Più di cinquecento opere che testimoniano la creatività di malati pschichici, la famosa Art brut che tanto interessò Jean Dubuffet (1901-1985) sul finire degli anni Quaranta. Espressione artistica fondamentale secondo il grande maestro dell’Informale europeo, che costituiva un importante esempio per un ritorno ad un’arte originaria, lontana dalla “cultura asfissiante” (titolo di un famoso saggio del 1967 di Dubuffet). L’arte prodotta dai malati psichici “non intende essere arte nel senso tradizionale del termine”, scaturisce quindi “da un impulso primario e profondo dell’individuo”[1].



[1] L. Trucchi, “Dubuffet”, Giunti, p. 9

 

 

 

Sala 6

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 


"Deux visages” (M. Heinrich)

 

"General view of the island Neveranger" (A. Wölfli)