Mostra virtuale

"La televisione"

Videoglobalizzazione

 

 

Ma al di là dei confini nazionali (dove si assiste a una delle più eclatanti anomalie del panorama politico e televisivo del mondo) e dell’Occidente (dove la televisione è nata e si è diffusa), questo strumento ha raggiunto ogni angola del globo. La televisione si è fatta mezzo principe della globalizzazione, Marshall McLuhan la ritiene la responsabile della nascita del “villaggio globale”. Esportatrice di modelli di vita, o meglio di un modello di vita: l’american way of life. Il grande antropologo francese Marc Augé metta in guardia dal rischio di una uniformazione dell’immaginario con l’avvento di “una visione del mondo imposta dalla televisione”[1]. Una delle immagini più famose in questo senso, ritrae un bambino della sperduta isola di Yap, in Micronesia, sdraiato davanti ad un televisore. L’apparecchio è sintonizzato su una rete televisiva nata alla fine degli anni Settanta per volere americano. Una rivoluzione per la comunità autoctona di seimila abitanti raccontata nel film del grande documentarista australiano Dennis O’Rourke “Yap... How did you know we'd like TV” (1980). O’Rourke indaga i cambiamenti sociali e antropologici portati dalla televisione e l’assimilazione dei valori e dalla cultura americana a scapito della tradizione locale. Nell’ambito del Festival delle fotografia che si sta svolgendo in questi mesi a Roma, quest’anno dedicato al secolo scorso, la globalizzazione dell’informazione tramite la televisione è testimoniata nel reportage di Graziela Iturbide (Città del Messico, 1942) sul Mozambico e la condizione delle donne nel paese africano, esposto al Museo di Roma in Trastevere. In una delle sue foto una giovane studentessa di medicina davanti a un televisore guarda programmi delle televisioni del Primo Mondo. E ancora alla mostra “Storie della globalizzazione” (Ala manzoniana della Stazione Termini, fino al 11 giugno) Philip Jones Griffiths(Galles 1936) presenta una riflessione sul rapporto tra il Vietnam e il mercato Occidentale: “Vietnam: andando incontro alla grande economia”. Griffiths si interroga sul futuro economico di un paese che ha saputo resistere alle forze armate americane ma in cui ora stanno penetrando la pubblicità e  i beni di consumo statunitensi. Un fenomeno testimoniato da una foto che rappresenta la vetrina di un negozio di elettronica con decine di televisori accesi.


[1] Intervista di AMria Agostinelli a Marc Augé in occasione della presentazione a Roma di “Perché viviamo”, 2004.

 

 

Sala 6

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

yap.jpg (16081 bytes)

Bambino japese

 

   

n.d

 

Gaziela Iturbide
esposto in "Mozambico", Museo di Roma in Transtevere

Phillip Jones Griffiths
Vietnam, 2002
esposto in "Storie della globalizzazione", Roma

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alla Sala 7