Mostra virtuale

"La televisione"

La televisione  salvata dall'arte

 

 

 

Ma l’arte non si limita solo alla demonizzazione della televisione. Così come uno dei più importanti e autorevoli dei suoi critici, Karl R. Popper, scriveva che la televisione “così com’è una tremenda forza per il male potrebbe essere una tremenda forza per il bene”[1], anche gli artisti non si limitano elusivamente ad condanna senza riserve.

Alcuni artisti cercano di dar vita ad una rinascita della televisione trasformandola in uno spunto per la creazione estetico-artistica. Mario Schifano (Homs, Libia, 1934- Roma, 1998) ad esempio dipinge immagini televisive, le fotografa, le trasporta sulla tela. Un’operazione volta a supplire alla freddezza del mezzo-televisione, umanizzandolo nel gesto ricreativo dell’artista.

In ambito internazionale sono fondamentali alcune figure come quelle di Davis Douglas e Nam June Paik (a cui è stata dedicata un’importante mostra a Torino nel 2002), considerati tra i padri della video arte. Davis Douglas (Washington, 1933) utilizza la televisione e la possibilità che può offrire di raggiungere l’intero globo terrestre, con finalità artistiche. Egli propone già negli anni Settanta, una trasmissione di video-arte via satellite per opporsi al fatto che “soltanto il potere ed il potente possano parlare o trasmettere per radio al mondo”. Nam June Paik (Seul, 1932) realizza una delle sue performance di video arte più famose in un anno molto significativo: il 1984 di orweliana memoria. Anche in questo caso l’artista concorre a mostrare i possibili usi positivi del mezzo televisivo. Paik trasmette via satellite una serie di performance realizzate in tutto il mondo e rielaborate dall’artista, intitolando il tutto “Good Morning Mr. Orwell”. Il riferimento all’autore di “1984” è chiaro se si considera la posizione che Paik ha assunto nei confronti dei mass-media: essi controlleranno ogni essere umano, destinato così a far parte di una massa passiva in un minuscolo villaggio globale. Per Paik l’arte è l’unica salvezza, unendo le sue forze con la tecnologia potrà dominare la televisione e gli altri mezzi di comunicazione di massa.

L’arte può essere quindi la valida alternativa alla omologazione e banalizzazione che proviene dalla televisione. Giovanni Sartori sostiene che la televisione distrugge la capacità di astrazione e la capacità di capire dell’homo sapiens, perché “il vedere sta atrofizzando il capire”, perché la televisione “produce immagini e cancella i concetti”, perché “il linguaggio concettuale viene sostituito con il linguaggio percettivo”[2]. Anche l’arte utilizza come mezzo principe per raggiungere i nostri sensi e il nostro cervello l’immagine. Ma non per questo impoverisce l’uomo. Anzi risveglia sempre in lui l’intelligenza, la concentrazione, la volontà di capire, di interrogarsi sul mondo e rimetterlo in discussione, non fornendo mai dogmi e risposte certe, ma ponendoci sempre nuovi interrogativi. 


[1] K.R. Popper, op. cit., p. 70

[2] G. Sartori, op. cit., pp. 21-27

 

 

 

Sala 8

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

Fine

Mario Schifano 
"Intervallo"
esposto in "Televisione cattiva maestra", Roma

Nam June Paik
"Good Morning Mr. Orwell” (1984)