Arte

Mostre in corso

Televisione

Musica

Film

Sindrome di Alzheimer

Teatro

Libri

Links

Redazione

The Age of Enchantment

di Claudia Colia

Una retrospettiva sull’età d’oro dell’illustrazione fantasy in Gran Bretagna.

 Iscriviti alla newsletter


iscriviti cancellati

 

Segnala questo sito ad un amico:

 

 

 

My status

Locations of visitors to this page

 

 

 

 

Dal 27 novembre al 17 febbraio 2008

 

Londra, Dulwich Picture Gallery

Gallery Road, London SE21 7AD

 

Tutti i giorni, tranne il lunedì, dalle 10.00 alle 17.00,

Sabato e domenica dalle 11.00 alle 17.00

£8 (mostra + collezione permanente)

 

La Dulwich Picture Gallery, situata a sud di Londra, in una zona lontana dalle consuete rotte turistiche, oltre ad ospitare la più antica collezione pubblica della Gran Bretagna, possiede anche uno spazio riservato alle mostre temporanee, che negli ultimi anni ha saputo richiamare l’attenzione del pubblico per le scelte di estrema qualità.

The Age of Enchantment è una mostra che intende celebrare l’epoca d’oro del libro illustrato in Gran Bretagna, tra il XIX e XX secolo, con una serie di opere eccellenti, alcune mai esposte prima d’oggi, in gran parte provenienti da musei britannici o da collezioni private.

Tema della mostra è quel particolare periodo tra tarda era vittoriana e Art Decò, caratterizzato da lusso, decadenza e la volontà di rompere gli schemi restrittivi della società del tempo. Molti illustratori decisero di prendere in prestito motivi del passato: fantasie rococò, elementi esotici dell’Oriente e i mondi popolati di fate, tanto cari alla fantasia vittoriana.

In uno dei più tumultuosi periodi della storia europea, la ricca società poteva permettersi di ignorare il caos e concedersi il lusso di raffinatezze esotiche, carte da parati dai racemi intricati, allegorie fantastiche. Nell’ambito dell’illustrazione libraria e nell’editoria di pregio, gli artisti si sentirono dunque liberi di esplorare nuovi territori e abbandonarsi agli eccessi, mediante un linguaggio visivo volto più ad affascinare che a scioccare.

Lo sviluppo dei traffici commerciali tra l’Occidente e paesi come Cina e Giappone significò non solo una massiccia invasione di prodotti e oggetti d’arte asiatica, ma anche una nuova fonte d’ispirazione per gli artisti dell’epoca.

L’estetica orientale fu adottata già nell’ultimo trentennio dell’Ottocento dal movimento Arts & Crafts, nonché da un certo numero di illustratori, attratti dalla spazialità delle stampe giapponesi e dal gusto per le linee semplici ed eleganti,

I lavori esposti a Dulwich sono tutti originali, stampe, matrici, disegni a inchiostro di china e acquerello, spesso eseguiti su pergamena, carte di riso o colorate.

Il gusto per tutto ciò che rappresentava decadenza, piacere oscuro e tentazione divenne non solo una corrente di pensiero, ma denominatore comune di intellettuali e artisti come Oscar Wilde e Aubrey Beardsley.

Quest’ultimo, oltre ad influenzare molti artisti ed esteti contemporanei, illustrò l’opera di Wilde, “Salomè” (1894), introducendo uno dei simboli del decadentismo, il pavone, le cui piume, così elaborate ed esotiche, finiranno per diventare icona del movimento Art Nouveau.

Beardsley ripropone il motivo degli ‘occhi’ di pavone nelle vesti indossate dalla figura femminile in “The Peacock Skirt”, mediante uno stile personalissimo e allucinato, giocato sui contrasti del bianco e del nero.

Grazie all’opera di esteti del calibro di Beardsley, artista fecondo, morto giovanissimo di tubercolosi, il libro diviene oggetto d’arte e da collezione. Impreziosito da bei caratteri tipografici, finissime rilegature e un’accurata selezione di stampe, esso è reso ancor più prezioso e appetibile dal numero limitato di edizioni e dall’intervento di artisti quali Laurence Housman (illustratore, poeta e scrittore), Charles Ricketts ed Edmond Dulac.

Inguaribile anglofilo, Dulac si trasferisce a Londra, deciso a lasciare un segno nel mondo dell’editoria. Nella sua cinquantennale carriera, egli non si dedicherà solo all’illustrazione di libri, ma anche alla scenografia e al design.

La morte prematura di Beardsley lascia dunque una scia di seguaci, attratti soprattutto dai temi gotici e dalla monocromia essenziale, di foggia orientaleggiante.

Uno dei migliori interpreti di questo filone, con i suoi disegni fantastici e inconsueti, e gli arabeschi di inchiostro che vanno ad intessere composizioni bizzarre, è sicuramente Sidney Sime, disegnatore meticoloso, amante del teatro e del grottesco.

C’è poi un gruppo di artisti che si volge all’innocenza e alla freschezza dell’infanzia, con il suo mondo popolato di fate e racconti tradizionali.

Dalla Scozia, due donne, Jessie King and Annie French, attirano il pubblico con scenari fantastici, colori pastello e acquerelli femminili, eterei, lontani dalle oscure suggestioni vittoriane.

Con l’era Eduardiana il colore si fa strada e una nuova generazione di artisti e illustratori è pronta a trasformare le visioni in bianco e nero di Beardsley ricorrendo a vivide tavolozze cromatiche, riscoprendo l’idilliaca campagna inglese e le bellezze naturali, secondo un approccio quasi surreale.

Le illustrazioni si popolano di animali, piante, insetti, secondo composizioni magiche che preludono alle fantasie proprie dell’Art Decò.

La mostra, più che catturare la portata e l’intensità della lezione di Bearsley, sembra testimoniare la graduale diluizione della sua monocromia allucinata, a favore di ambientazioni oniriche e multicolori, e il progressivo cambiamento di gusti, dall’estetica inquietante all’ossessione decorativa.

Lo spettatore resta comunque meravigliato e sopraffatto dalla densità di mondi infinitesimali, ricamati ad inchiostro nero india, fatti di bolle, petali, gemme e occhi di pavone, frammenti di stelle, donne fatali, creature infernali, favole e nursery rhymes. Miracoli di bellezza che solo la pazienza e un pennino intriso di china hanno saputo inventare.

Claudica Colia claudiacolia@sindromedistendhal.com

27 gennaio 2008

Immagini:

Aubrey Beardsley, The Peacock Skirt, 1894, collezione privata Edmund Dulac, The Ice Maiden, 1915, The Royal Pavilion, Art Gallery & Museums, Brighton Sidney Sime, The Zagabog, 1900, collezione privata

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola