Bologna: vertiginosamente MAMbo

Vertigo: il secolo di arte off-media dal Futurismo al web

Dal 5 maggio al 4 novembre 2007

MAMbo, Bologna
Via Don Minzoni 14

 

Martedì - domenica dalle 10 alle 18;

Giovedì dalle 10 alle 22;

Lunedì CHIUSO

www.mambo-bologna.org

Ingresso: 9 € Il martedì 4/7 €

 

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“L’arte cannibalizza ogni linguaggio,

                                                                                                                   ogni mezzo, ogni ambito”

 Sono passati quasi cento anni da quando Francesco Zanardi costruì il forno del pane comunale per porre fine alla carestia post bellica.

L’allora sindaco di Bologna non avrebbe mai potuto immaginare che quel luogo, costruito per rispondere ad un bisogno del popolo, si sarebbe trasformato in un grande museo d’arte. Oggi invece l’antico edificio è qui pronto ad accogliere quelle che sono le esigenze e i bisogni di una città che non deve più combattere per la sussistenza, ma che ha voglia di rinnovarsi, di crescere al ritmo di arte contemporanea!

Quale necessità più grande per la città se non quella di costruire un vero e proprio quartiere artistico dove radunare giovani e adulti che hanno voglia di osservare, conoscere e imparare non più soltanto dal passato, ma da un presente vivo e in movimento.

Un’alternativa intelligente quella proposta dalla città petroniana, una scommessa che non tarderà a vincere.

Un grande complesso che si estende lungo 9.500 mq di cui la metà è destinata agli spazi espositivi. Superando le scalinate interne l’ambiente accoglie anche una biblioteca, un’emeroteca nel piano ammezzato, laboratori didattici, book shop, sale riunioni e ristorante dalle ore 10 fino a tarda sera.

Dopo 12 anni di lavori il Mambo, che nasce come evoluzione della rinomata GAM (Galleria d’Arte Moderna), ha finalmente aperto i battenti il 5 maggio, accogliendo circa diecimila persone tra cui presenti ospiti di rilievo come il Presidente del Consiglio Romano Prodi e il Ministro per beni e le attività culturali Francesco Rutelli.

Si è scelto di iniziare questo percorso artistico partendo da: Vertigo. Il secolo di arte off-media dal Futurismo al web, a cura di Germano Celant e Gianfranco Maraniello.

Vertigo non è una mostra, essa è piuttosto la mostra di tutto quello che il secolo precedente ci ha lasciato in eredità. Vi sono raccolte opere che, seppur diverse tra loro, diventano filo conduttore nell’interpretazione delle performance artistiche relative all’arte contemporanea dei nostri giorni.

Un tuffo nella storia, o nella non-storia dell’arte, partendo dal momento in cui essa ha smesso di essere tecnica, abbandonando gli statuti classici per lanciarsi nel “concettuale”.

Ad aprire la mostra troviamo opere di Picasso, ready made di Duchamp, altri grandi rappresentanti del Dadaismo, del Nuovo Realismo, della corrente Fluxus, della Pop art, per arrivare come anticipa anche il titolo, alla video arte e alla web arte.

In mostra presenti più di 500 opere tra film video libri e installazioni che ci faranno cadere nella “vertigo” delle esperienze estetiche del secolo appena trascorso.

Il fruitore contemporaneo, oggi, non è più chiamato a fare solo da spettatore all’opera, egli è un vero performer che instaura una comunicazione sinergica non solo con l’opera ma con l’artista stesso.

È questa l’esigenza che contraddistingue l’arte dalle prime avanguardie in poi: comunicare con tutti i sensi (come insegnano i primi manifesti del futurismo), partecipare sinesteticamente.

Non dobbiamo quindi, stupirci se l’artista non si sporca più le mani per compiere questa fruizione comunicativa, come Ives Klein, che intingendo direttamente le modelle nella pittura, imprime il loro corpo sulla tela.

Nam June Paike afferma che “come la tecnica del collage ha sostituito la pittura ad olio, così il tubo catodico rimpiazzerà la tela” e così sarà dalla body art  alla Land art, dal minimalismo all’arte povera in poi.

Questa collettiva, portandoci a confronto con gli artisti più rappresentativi del secolo, ci aiuta ad analizzare coscientemente i moti evolutivi delle vicende artistiche di questo periodo.

Tra i tanti operatori culturali troviamo: Mimmo Rotella con i suoi inconfondibili Decollages, Marina Abramovic che sottopone il suo corpo a sforzi estremi, Vik Muniz di cui sono presenti i suoi fotomontaggi che ricostruiscono grandi opere della storia dell’arte, Bill Viola che nell’opera “Study for Emergence” riproduce la deposizione del Cristo, Alexander Rodchenko, George Brecht, Andrè Kertesz, Andy Wharol, Cindy Sherman, Giulio Paolini, Yoko Ono, Lucio Fontana, Matthew Barney e tanti altri.

Abbiamo di fronte un vero e proprio manuale d’arte che si allontana dalle pagine scritte per prendere vita e manifestarsi ai nostri occhi nei più svariati modi.

Lo scenografico allestimento fa da cornice a questo importante momento comunicativo, ideato da Denis Santachiara, permette di comprendere tutte le performance riadattando perfettamente l’ampio spazio espositivo.

Si potrebbe fare un'analogia tra il museo e le opere ospitate al suo interno in questi giorni. Parliamo infatti di uno spazio espositivo da poco trasformato in museo e di espressioni artistiche che da Duchamp in poi, abbandonano lo statuto di quell’arte per così dire ortodossa. Quale luogo più consono allora a dare il via, nell’accogliente città petroniana, a performance artistico-sperimentali?

 

27 maggio 2007

Valentina Zoccali valez86@libero.it

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