A breve on
line la recensione a cura di
www.sindromedistendhal.com
Comunicato stampa:
L’incantevole
complesso rinascimentale di Villa d’Este a Tivoli
ospita sino al 5 novembre la prima mostra pubblica
specificamente dedicata alla scultura in Italia
negli anni ‘50-‘60,argomento sinora trattato
nell’ambito di più vaste panoramiche sull’arte del
‘900.La mostra,oltre ad essere una riflessione
sull’evoluzione della scultura in un periodo
cruciale per il rinnovamento dell’arte
italiana,racconta un’appassionante vicenda di
collezionismo di stato.Quasi tutte le opere esposte
provengono infatti dalle collezioni della massima
istituzione museale italiana preposta all’acquisto e
all’illustrazione al pubblico dell’arte
contemporanea:la Galleria Nazionale d’Arte Moderna.Sullo
sfondo il carisma,il dinamismo,il gusto di
un’assoluta protagonista della cultura italiana del
dopoguerra:Palma Bucarelli,storica soprintendente
alla Galleria dal 1941 al 1974.
Sino
al 5 novembre il complesso
rinascimentale di Villa d’Este a Tivoli
ospiterà ‘50-‘60 la Scultura in
Italia. Opere dalle collezioni della Galleria
Nazionale d’Arte Moderna. La mostra, oltre
ad essere la prima esposizione pubblica
specificamente dedicata ad una riflessione sul
rinnovamento della scultura in Italia nei cruciali
anni ’50-’60, racconta un’appassionante vicenda di
collezionismo di stato. Sullo sfondo aleggia
la figura di Palma Bucarelli,
direttrice della Galleria Nazionale d’Arte
Moderna dal 1941 al 1974. Autorevole e
bella, Palma Bucarelli, gli occhi più
verdi della storia dell’arte contemporanea italiana,
aveva tutte le carte in regola per entrare nella
leggenda. Fu lei a inaugurare la fervida stagione di
collezionismo di stato cui la mostra allude insieme
a quella dell’assiduo impegno per consentire
l’ingresso dell’arte contemporanea italiana nel
circuito internazionale. Assidua frequentatrice di
gallerie private d’avanguardia e delle massime
esposizioni nazionali e internazionali, sceglieva,
all’interno di queste rassegne, le opere più
significative per illustrare le nuove tendenze
dell’arte italiana. Amava schierarsi. La sua
predilezione per le correnti non figurative era
dichiarata. E molto contestata. Il considerevole
numero di opere astratte acquistate alla
Biennale di Venezia del ’52 le costò
un’interpellanza parlamentare, la prima di una lunga
serie. Chi visiterà la mostra di Villa d’Este,
certamente non sobbalzerà passando di fronte a
Scultura (Occasion dramatique n.1) di
Berto Lardera, eppure, nell’occasione
ricordata, la goccia che fece traboccare il vaso fu
proprio l’acquisto di quella lamina di ferro
verniciata. Un’opera scandalosa nell’Italia che
cantava Grazie dei Fior, canzone
regina della prima edizione del
Festival di Sanremo.
Mariastella Margozzi
- curatrice della rassegna e di un catalogo che
fornisce una miniera di informazioni, anche molto
divertenti, sul periodo in oggetto – organizza il
percorso di ’50-’60 la Scultura
in Italia partendo da un gruppo di artisti
individuati come i nuovi maestri delle
generazioni più giovani, un punto di riferimento
imprescindibile per le articolate poetiche che si
affermeranno negli anni ’60. Pietro Consagra,
innanzitutto, il vero pioniere della scultura
contemporanea italiana, l’artista che abbatte il
dominio della statuaria scolpendo opere osservabili
da un unico punto di vista perfettamente frontale.
Tra i maestri ci sono anche Umberto
Mastroianni, Alberto Burri, Ettore
Colla e Lucio Fontana.
A loro si
accoda quella che Mariastella Margozzi
definisce la “generazione di mezzo”:
Aldo Calò, Lorenzo Guerrini,
Berto Lardera, antesignano del distacco
dalla figurazione ma anche dall’espressionismo
astratto, Edgardo Mannucci, Colombo Manuelli,
Umberto Milani e Francesco
Somaini, il più informale degli scultori
italiani. Tutti impegnati in una sfida aperta alla
materia, la vera protagonista delle loro opere.
Poi anche
l’ultimo cupo ricordo della guerra si allontana e
arrivano gli anni ’60, strepitosi e effervescenti
anche nell’arte. Le giovani generazioni sono
accomunate da una tensione al superamento
dell’esperienza informale nel nome di un recupero
della razionalità, ma, al di là di questo
denominatore comune, la varietà delle proposte è
impressionante e molte non mancheranno di divertire
il visitatore per la loro originalità.
In
Andrea Cascella, Arnaldo e Giò
Pomodoro si realizza il recupero di un segno
che governa l’indomita materia degli anni ’50.
Le
tele sagomate di Bonalumi e
Castellani propongono una superficie
dipinta così aggettante da invadere il campo della
scultura e da legittimare il sospetto che, a partire
da questi anni, la tradizionale distinzione tra
pittura e scultura non abbia più senso.
Indagano lo spazio attraverso l’uso dei metalli
Nicola Carrino e Carlo Lorenzetti,
Francesco Lo Savio, Sergio Lombardo,
Livio Marzot e
Pasquale Santoro.
Getulio Alviani
ed Attilio Pierelli creano opere che
interagiscono con lo spettatore. Di Pierelli,
per la prima volta dopo vent’anni, vengono
riallestite le grandi struttire in acciaio
inossidabile in cui l’artista, affascinato dalle
teorie di Einstein, fornisce una rappresentazione
visiva dell’infinità di tempi e spazi possibili. C’è
anche una delle sue sculture “parlanti”,
capaci cioè di produrre un suono in virtù di un
meccanismo sensibile alle variazioni di luce.
Gino Marotta
crea boschi e alberi con le nuove
materie plastiche prodotte
dall’industria,coinvolgendo lo spettatore
nell’ambiguità di un gioco ironico e provocatorio.
Mario Ceroli
e Cesare Tacchi traducono in italiano
l’esperienza della pop art americana.
Mentre Pino Pascali, Gilberto
Zorio ed Eliseo Mattiacci,
presente con il famoso Tubo giallo di
65 metri, rappresentano il fenomeno dell’arte
povera.
Nel
catalogo della mostra molte delle opere esposte sono
commentate da una frase del loro autore. Cosicché
gli artisti parlano e spiegano con parole semplici
ed illuminanti poetiche apparentemente complesse.
Nell’incanto di Villa d’Este, guardando
Concetto spaziale. Natura, un tipico bronzo
tondeggiante di Lucio Fontana, si
sorride pensando all’artista che racconta:
“Qui a Milano ho sentito dire:
Fontana prima el fasia i büs, adesso el fa i tai e
adesso el rump i ball”. Ma sono gli altri che le
chiamano “palle” , io le chiamo Nature”.
‘50
–‘60
La
Scultura in Italia
Opere dalle collezioni della Galleria Nazionale
d’Arte Moderna
Villa d’Este
Tivoli
14 giugno – 5 novembre 2007
Info
:0774 332920 -
info@villadestetivoli.info -
www.villadestetivoli.info
Prenotazioni (consigliata per la visita notturna):
199.766.166
Orario
diurno biglietteria: dal martedì alla domenica
8,30-18.45
Chiuso
il lunedì
Orario
notturno biglietteria: il venerdì e il sabato
20,30-23,00
(l’apertura notturna si effettua dal 15 giugno al 15
settembre)
Costo
del biglietto diurno: intero € 9,00 – ridotto €
5,75
Costo del
biglietto notturno: intero € 9,50 – ridotto € 6,00
Mostra
a cura di Mariastella Margozzi
Catalogo De Luca Editori d’Arte a cura di
Mariastella Margozzi
Organizzazione: De Luca Editori d’Arte – Mostrare
Allestimento:Federico Lardera
Enti
promotori:
Ministero per i Beni e le Attività Culturali,
Soprintendenza per i Beni Architettonici e per il
Paesaggio del Lazio, Soprintendenza alla Galleria
Nazionale d’Arte Moderna e Contemporanea