dal 10 Novembre 2007 al 6 Aprile 2008
Scritta, disegnata, declamata, cancellata, la
parola è stata un elemento fondamentale per la
sperimentazione dell’avanguardia storica, e la
sua presenza ha accompagnato ogni significativo
cambiamento delle poetiche artistiche del ’900.
Dal Futurismo al Dadaismo, dal Surrealismo a
Fluxus, alla contemporaneità, la relazione
parola/immagine ha dato vita alle più
“spericolate” forme espressive, apportando un
originale contributo d’innovazione sia alla
pittura, che alla forma più tradizionale del
testo scritto, poetico, letterario e
naturalmente artistico.
Con alterne vicende, ora defilata, ora
emergente, la scrittura ha attraversato l’arte
di tutto il secolo XX, e anche oggi l’ambiguità
della sua relazione con l’immagine, è più che
mai al centro dell’interesse dei giovani
artisti.
La parola nell’arte. Ricerche d’avanguardia nel
’900. Dal Futurismo ad oggi attraverso le
collezioni del Mart indaga dunque, come è
tradizione delle grandi mostre del museo,
quest’importante relazione, aprendo allo sguardo
percorsi inediti della ricerca artistica del
’900. Grazie alla presenza di dipinti
d’altissima qualità, disegni, manifesti, libri
d’artista, opere letterarie, collage e grandi
installazioni – oltre 800 le opere esposte,
molte delle quali provenienti dalle collezioni
del Mart, ma anche da grandi musei e collezioni
internazionali – la mostra sarà l’occasione per
rileggere l’arte del ’900 da una nuova
prospettiva critica che pone al centro della sua
riflessione non più la “bella pittura”, quanto
piuttosto “il sublime ibrido della
contaminazione dei linguaggi dell’arte”.
La mostra si sviluppa in undici sezioni, secondo
un percorso tematico e cronologico insieme,
pensato per permettere anche approfondimenti e
confronti trasversali con il panorama dell’arte
contemporanea. Le varie sezioni, dopo un prologo
focalizzato sulle prime avanguardie del Secolo
XX, attraversano tutto il ’900 fino a giungere
alle ricerche più recenti, mostrando quanto sia
tutt’oggi attuale la sperimentazione
verbo-visuale, terreno fertilissimo
dell’esperienza estetica contemporanea.
Il progetto della mostra è opera di un comitato
curatoriale, coordinato da Giorgio Zanchetti. Il
Catalogo edito da Skira, contiene contributi
scientifici di Gabriella Belli, Achille Bonito
Oliva, Giorgio Zanchetti, Roberto Antolini,
Silvia Bignami, Nicoletta Boschiero, Domenico
Cammarota, Davide Colombo, Silvia Conta, Daniela
Ferrari, Melania Gazzotti, Andreas Hapkemeyer,
Antonello Negri, Aleksandra Obuchova, Julia
Trolp, Federico Zanoner.
LA MOSTRA
Il Futurismo
L’esposizione si apre con le prime, importanti
“sperimentazioni letterarie” del Futurismo.
Dalle ben note parole in libertà, nate dalle
febbrili divagazioni poetiche di Filippo Tommaso
Marinetti, Francesco Cangiullo e Giacomo Balla,
alla sonorità lirica dell’onomalingua di
Fortunato Depero, fino alle composizioni
pittoriche contaminate con il collage di Gino
Severini, Ardengo Soffici e Carlo Carrà.
In mostra anche il celebre studio a tempera del
1910, "Gli uomini" di Umberto Boccioni, precoce
esercizio di pittura e scrittura insieme.
Dada e
Surrealismo
Le invenzioni del Futurismo, negli anni
successivi, s’intrecciano con la ricerca
linguistica e poetica dadaista di Raul Haussman,
Francis Picabia e Tristan Tzara, e con i
ready-made e i livre-objet di Marcel Duchamp e
Man Ray. Nei collages di Kurt Schwitters la
carta entra in contatto con i materiali del
quotidiano per raggiungere nell’opera un effetto
plastico. Il movimento surrealista è presente in
mostra con alcuni lavori di Andrè Masson, di
Maurice Henry, e con due disegni di René
Magritte.
L’avanguardia
russa
Negli anni Venti, la forma e la composizione
della parola hanno avuto in URSS un ruolo
importante, recuperando soprattutto nella
sperimentazione tipografica di propaganda le
straordinarie premesse dell’avanguardia
costruttivista. Sono in particolare i libri e i
manifesti che diventano il luogo privilegiato di
questa sperimentazione. Tra i più significativi
esempi ricordiamo gli esiti artistici contenuti
nei testi di Vladimir Majakowskij, di cui sono
presenti in mostra ben 13 esemplari, tra riviste
e volumi.
La forma della
parola
Nelle sperimentazioni delle avanguardie storiche
affondano le radici dell’indagine sulla
relazione tra parola e immagine, che si afferma
definitivamente dalla seconda metà del ’900. Per
gli artisti della poesia concreta, operanti
dagli anni Cinquanta, tale indagine mette in
risalto le possibilità compositive e visive
offerte dai caratteri tipografici, come nelle
opere di Carlo Belloli, Eugen Gomringer, Augusto
e Haroldo de Campos, Heinz Gappmayr, Arrigo
Lora-Totino.
Rivoluzione in
parole
Per i rappresentanti della poesia visiva, attivi
dal 1963 e legati da un sodalizio al movimento
letterario neoavanguardistico “Gruppo 63”,
l’utilizzo di elementi verbali e iconici
provenienti dai mass-media, veicola messaggi di
denuncia politica e sociale.
Questa “Rivoluzione in parole” è documentata con
opere di Ketty La Rocca, Lucia Marcucci, Eugenio
Miccini, Nanni Balestrini, Lamberto Pignotti,
Sarenco, Ugo Carrega, Martino Oberto e Jochen
Gerz, di cui è presente una fotografia del 1990.
Parole in gioco
Di diversa natura sono altri movimenti
artistici, sempre legati al mondo della
comunicazione di massa. È il caso dei New Dada,
della Pop Art e del Nouveau Réalisme,
dell’esperienza italiana di Mimmo Rotella e
Mario Schifano e, a partire dagli anni Ottanta,
della scrittura metropolitana di Jean Michel
Basquiat.
Dalle loro “scorribande” nell’universo dei
marchi e dei simboli inossidabili della storia
del consumismo mondiale – dai “combine paintings”
di Robert Rauschenberg, alla serie delle
Campbell Soup di Andy Warhol, agli assemblaggi
trash di Arman – nasce quello che è stato
definito il social criticism, che riflette sulla
falsa morale dell’uomo contemporaneo. Meno
impegnati ideologicamente i pittori americani,
più politicizzati gli artisti europei.
Parola e azione
Sarà il fenomeno artistico transnazionale di
Fluxus (1961) a confermare l’interdisciplinarietà
dei linguaggi dell’arte, che trova massima
espressione nell’assemblage di materiali e
parole, di cose e segni, capaci di intercettare
l’esperienza della vita quotidiana nel suo
flusso incessante. Da un campo di indagine così
ampio derivano esiti molteplici: dalle
contaminazioni musicali di John Cage e Giuseppe
Chiari, alla sottile ironia delle frasi dipinte
di Ben Vautier, alle accumulazioni di materiali
di Dieter Roth, fino alle operazioni di forte
connotazione politica di Joseph Beuys.
Dell’artista tedesco, in particolare, saranno in
mostra due lavagne realizzate in occasione della
performance eseguita a Perugia nel 1980, alla
presenza di Alberto Burri. L’intera creazione
delle opere si può rivivere in mostra attraverso
un video che la documenta.
Calligrafia
Particolarmente interessante è il capitolo in
cui parola, scrittura e pittura si combinano
come pura manifestazione del gesto artistico,
come avviene nelle opere di Cy Twombly, in cui
il segno, la scrittura, il graffito si caricano
di suggestioni pittoriche, e in quelle di
Gastone Novelli, che possedeva un’innata
sensibilità per la pittura–scrittura emozionale,
guidata dal ritmo di poetiche scansioni
cromatiche.
Parola e
pensiero
Nell’arte concettuale, fin dai primi anni
Sessanta, il rapporto dialettico con la
scrittura ha un ruolo fondamentale: l’arte non è
più specifica materialità, ma principalmente
idea e pensiero. L’azione creativa si appropria
della pratica del linguaggio, trovando compiuta
espressione nell’elaborazione di tesi o
nell’enunciazione di un metodo. La tautologia,
ovvero l’enunciazione di “verità assolute”, di
Joseph Kosuth e il rigore espressivo di Lawrence
Weiner si confrontano con l’ironia di Piero
Manzoni, con l’azzeramento poetico e politico di
Vincenzo Agnetti, con i calembours di Bruce
Naumann; e ancora con la classificazione di
segni e parole di Alighiero Boetti e con le
Picture/Readings dell’artista americana Barbara
Krüger.
È una realizzazione site-specific la stanza
contenente le tre opere di Giulio Paolini
“Dove”, “Lo spazio” e “Qui”. Questo ambiente,
concepito nel 1967, sarà allestito per la prima
volta dall’artista secondo il progetto
originario. In questa sezione sono presenti
anche un intervento a parete di Robert Barry, e
una scrittura al neon di Maurizio Nannucci.
Narrazione
Il movimento artistico internazionale degli anni
Settanta “narrative art” combinava fotografia e
testo, registrando frammenti di vita quotidiana
realmente accaduti o solo immaginati. I
rappresentanti storici di questa corrente, come
Bill Beckley e Franco Vaccari, sono messi a
confronto in mostra con artisti contemporanei
come Sophie Calle. Quest’ultima – che ha
rappresentato la Francia alla Biennale di
Venezia 2007 – utilizza testi e scatti
fotografici per raccontare esperienze vissute in
prima persona, o da altri, giocando con la
realtà e l’immaginazione.
La parola
negata
Quello della parola negata – assente pur essendo
sottintesa, oppure illeggibile – costituisce un
filo rosso nel variegato ambito delle ricerche
verbovisuali della seconda metà del ’900.
La forte carica simbolica del libro ha fatto sì
che molti artisti lo abbiano scelto come mezzo
per comunicare l’assenza di narrazioni
possibili. L’opera "L’Enciclopedia Treccani
cancellata" di Emilio Isgrò viene, in questa
occasione riallestita interamente, dopo la sua
presentazione nel 1970. Il contenitore per
eccellenza del sapere umano è meticolosamente
cancellato da Isgrò in ogni sua parte, con
l’eccezione di poche parole, che si impongono
all’attenzione del lettore suggerendo personali
interpretazioni.
È di Bruno Munari il "Libro illeggibile n° 12",
(1951), uno dei primi realizzati dall’autore.
Creato in prima persona, il volume è composto da
carte di spessore e colore differenti, che
Munari ritaglia, incolla e cuce, senza mai usare
parole scritte.
Presenti anche nove Scritture illeggibili di
popoli sconosciuti, del 1975: ideogrammi
immaginari eseguiti su tabulati di computer, e
creati imitando il segno grafico della scrittura
araba e cinese.
Nella ricerca artistica contemporanea sembra
ancora più forte il legame tra parola e
immagine.
La contaminazione dei generi si espande in
maniera trasversale e interessa tutte le
modalità di sperimentazione, senza barriere,
come era avvenuto nella prima metà del secolo
scorso. La mostra documenta con una serie di
opere significative questo capitolo ricchissimo,
mettendo al centro della ricognizione nel
contemporaneo una molteplicità di esperienze di
artisti tra loro assai diversi, per i quali la
parola costituisce non un esercizio casuale, ma
un elemento fondante della loro stessa poetica:
Shirin Neshat, Ghada Amer, Thomas Hirschhorn,
Raymond Pettibon e Moshekwa Langa usano la
scrittura per mettere in rilievo problematiche
culturali e politiche; Tacita Dean utilizza un
approccio poetico per evocare la dimensione del
ricordo e del passato; Tracey Emin mette a
disagio l’osservatore usando un testo scioccante
per provocare emozioni. In mostra i tre volumi
di "Encyclopaedia Utopia", 1990, di Nedko
Solakov, Leone d’oro alla Biennale di Venezia
2007, in cui testi, disegni e fotografie, sono
ordinati secondo le voci di una catalogazione
immaginaria, che fa convivere fantasia ed
esperienze personali.
Molte delle opere in mostra dialogano con gli
spazi espositivi, da un lavoro del 2005 di
un’artista come Jenny Holzer, a quello di Joe
Amrhein del 2002, dalla grande installazione
realizzata per il Mart nel 2006 da Douglas
Gordon, alle parole che “bucano” lo schermo di
Jan Mankuška; dai giochi di parole di Kay Rosen,
all’ironico decalogo dei due artisti austriaci
Fischli & Weiss "How to work better", 1991-2007.
Questa particolare opera apparirà in diverse
zone del Mart non destinate alle esposizioni:
dalla caffetteria, alle toilets, al garage, agli
uffici. E’ un decalogo di “consigli per lavorare
meglio” che ha l’obiettivo di suggerire
un’ambiguità tra funzioni espositive e
lavorative degli spazi del museo.
La parola coinvolge e affascina ancora le ultime
generazioni di artisti. Con approcci e
metodologie diverse, è fonte di ispirazione e
diventa protagonista del lavoro di Stefano
Arienti, Micol Assaël, Monica Bonvicini,
Alessandra Cassinelli, Chiara Dynys, Michael
Elmgreen & Ingar Dragset, Paolo Gonzato, Scott
King, Salvatore Licitra, Marzia Migliora,
Sabrina Mezzaqui, Ottonella Mocellin, Sandrine
Nicoletta, Nicola Pellegrini, Luca Quartana,
Gaston Ramirez, Albrecht Schäfer, David
Shringley, Vibeke Tandberg, Enzo Umbaca.
La parola nell’arte si inserisce nell’emergere
di un rinnovato interesse per lo studio del
rapporto tra arte e scrittura da parte di molti
musei europei.
Il Mart vanta a questo proposito il primato di
essere stato scelto, già dalla metà degli
Novanta, come luogo di conservazione e
valorizzazione di alcune tra le più importanti
collezioni del settore.
Lo scopo dell’esposizione è quindi quello di
promuovere la conoscenza di un capitolo
straordinario della creatività artistica del
’900.
La parola nell’arte è stata resa possibile
grazie al deposito e alle donazioni di opere e
di fondi archivistici dedicati alle ricerche
verbovisuali conservati nell’Archivio del ’900
del Mart, nelle sue collezioni permanenti, nella
sua biblioteca specialistica, tutte opere,
queste, giunte al museo in generoso deposito
dall’Archivio di Nuova Scrittura di Paolo Della
Grazia, dalla collezione Carlo Palli di Prato,
dalla Collezione Panza di Biumo, dal Fondo di
libri d’artista Dematteis, dalla collezione
Bellora di Anna Spagna di Milano, dall’Archivio
Tullia Denza di Brescia, dal Fondo Sandretti del
’900 russo, dalla VAF-Stiftung e dalla
collezione Sonnabend. Altrettanto importanti i
prestiti di privati, come il notevole gruppo di
opere provenienti dalla collezione Calmarini, e
di istituzioni museali italiane e
internazionali.
La mostra è realizzata in collaborazione con
Museion – Museo di Arte Moderna e Contemporanea
Bolzano
LA PAROLA NELL’ARTE. RICERCHE D’AVANGUARDIA NEL
’900
DAL FUTURISMO AD OGGI ATTRAVERSO LE COLLEZIONI
DEL MART
MartRovereto - 10 Novembre 2007 al 6 Aprile 2008
Comitato curatoriale: Giorgio Zanchetti,
coordinatore, Gabriella Belli, Achille Bonito
Oliva, Andreas Hapkemeyer, Nicoletta Boschiero,
Paola Pettenella, Melania Gazzotti, Daniela
Ferrari, Julia Trolp.
Mostra realizzata in collaborazione con: Museion
– Museo di Arte Moderna e Contemporanea Bolzano
Il Mart ringrazia
Provincia autonoma di Trento - Assessorato alla
Cultura
Comune di Trento
Comune di Rovereto
In partnership con:
UniCredit Group
UniCredit Private Banking
Con il sostegno di:
Cantina LaVis e Valle di Cembra
Gruppo Poste Italiane
Trentino Spa
Partner tecnico:
Cartiere del Garda
Loewe
Per le attività didattiche:
Casse Rurali Trentine
MartRovereto
Corso Bettini, 43
38068 Rovereto (TN)
Informazioni e prenotazioni
numero verde 800 397 760
tel. +39 0464 438 887
info@mart.trento.it
www.mart.trento.it
Orari
mar. – dom. 10.00 - 18.00
ven. 10.00 - 21.00
lunedì chiuso
Biglietti
intero: euro 8
ridotto: euro 5
gratuito fino a 14 anni
scolaresche: euro 1 per studente
biglietto famiglia (valido per tutti i
componenti di un nucleo famigliare): euro 20
gratuito per gli Amici del Museo
Comunicazione
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Responsabile
Flavia Fossa Margutti
Ufficio stampa:
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