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Redazione

Esperienza da Napoli: la chiesa di S. Agostino degli Scalzi

di Ilario D'Amato

In occasione della XVI edizione delle Giornate FAI di primavera, riapre a Napoli la chiesa di S. Agostino degli Scalzi.

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Compie sedici anni  il classico appuntamento delle giornate dedicate all’arte e alla cultura realizzate dal FAI  (Fondo per l’Ambiente Italiano) ed anche quest’anno spalanca a visitatori di tutta Italia le porte di quei monumenti che spesso è difficile visitare, offrendo così un'occasione unica da non lasciarsi sfuggire.

A Napoli l’evento “clou”  di questo fine settimana e’ la riapertura della meravigliosa chiesa di S.Maria della Verità comunemente chiamata S. Agostino degli Scalzi.

La chiesa riapre al pubblico dopo vari decenni a causa del terremoto del 1980  che la danneggiò in alcune sue parti e ne provocò uno stato di quasi assoluto abbandono di cui, negli anni, approfittarono ladri e malviventi trafugando paliotti d’altare, acquasantiere, suppellettili sacre.  Fondata nel 1592 dai padri Agostiniani si affacciava anticamente su uno slargo, creando una quinta di notevole effetto scenografico, completamente scomparsa dopo lunghe e complesse vicende urbanistiche, che hanno ridotto notevolmente il godimento della facciata. All’interno l’edificio si presenta caratterizzato da pianta a croce latina e navata unica fiancheggiata da tre cappelle per lato, alternate a coppie di lesene, con cupola. Tra le meraviglie di questa chiesa bisogna innanzitutto elencare la volta interamente stuccata nel primo Settecento grazie alla finissima opera di  Domenico Antonio Vaccaro  che realizza qui forse il miglior saggio e testimonianza di stucchi e decorazioni tardo-barocche nel napoletano.

L’altare monumentale, cosi come le sei cappelle della chiesa, si può vantare di decorazioni marmoree da autentico capogiro realizzate dal genio di Cosimo Fanzago e dai suoi allievi che combinando marmi dai più svariati colori hanno creato composizioni floreali di unica cromaticità. Tra i maggiori dipinti appartenenti alla chiesa ci sono due telkke di Mattia Preti e una di Luca Giordano custodite, si spera solo per poco, al Museo di Capodimonte, nella zona dell’altare spiccano le tele di Giacomo Del Po eseguite nel 1693 e nel 1695 e di Andrea d’Aste, che completa nel 1710 una "Nascita di Gesù" ed una "Adorazione dei Magi" di pregevole fattura. Per il resto sono ritornate, numerose tele, accuratamente restaurate, di pittori ritenuti minori, al cospetto di tanti grandi, che popolano il secolo d’oro; sono opere di Agostino Beltrano, di Giuseppe Marullo, di Francesco Di Maria.

Per concludere e’ doveroso citare altre due curiosità di questa chiesa come il pulpito interamente in radica di noce sorretto da un maestoso grifone dagli occhi vitrei, esempio unico in Campania  e forse anche in Italia, e un quadro raffigurante un crocifisso di notevoli dimensioni, ancora non attribuito, ma di chiara scuola caravaggesca, che è stato completamente recuperato attraverso uno scrupoloso ed accurato restauro.

Ilario D'Amato ilariodamato@sindromedistendhal.com

6 aprile 2008

 

 

 

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
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