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"Un
albero è un edificio, una foresta è una città, e tra tutte,
la foresta di Fontainebleau è un monumento”,
scriveva Victor Hugo nel 1874, descrivendo
quello che al tempo era il centro della rivoluzione che
stava investendo il mondo dell’arte. Una vasta foresta a sud
est di Parigi, nel XVI secolo foresta del castello del re di
Francia Francesco I.
Dopo la tappa alla National Gallery
of Art
di Washington, è lo Houston Museuom of Fine Arts ha
ospitare la grande mostra al luogo che
ha dato i natali alla pittura moderna, dove per la prima
volta gli artisti sono usciti con cavalletto e tavolozza per
riprodurre en plain-air questa immensa distesa di
alberi, rocce, piccole strade e suggestivi paesini di
provincia. Intorno al 1820 giunge a Fontainebleau la
prima colonia di artisti, guidati da
Jean-Baptiste-Camille Corot,
che qui danno vita a quella che sarà chiamata scuola di
Barbizon. La natura entra nei dipinti di Corot,
Théodore Rousseau,
Charles-François Daubigny non più nelle forme
accademiche e nell’idealizzazione classica, ma osservando la
luce e i colori reali, in ogni momento della giornata. Una
scelta che troverà le sue estreme conseguenze nella
rivoluzione impressionista, con la scelta di una pittura
en plain-air volta a riprodurre l’impressione della
natura riflessa negli occhi dell’artista, con il suo carico
di sensazioni, contrasti e ombre che originano colori del
tutto nuovi per la pittura e una rottura permanente con la
tradizione. Claude Monet, Frédéric
Bazille, Pierre-Auguste Renoir,
Alfred Sisley arriveranno nella foresta di Fontainebleau
negli anni sessanta dell’Ottocento, seguendo gli
insegnamenti di Corot e
Rousseau.
La
mostra,
In the Forest of Fontainebleau: Painters and Photographers
from Corot to Monet presenta un centinaio di
opere che ripropongono la foresta in diverse ore del giorno
e della notte e nelle sue diverse prospettive. Dal cuore più
inesplorato e selvaggio, ai piccoli paesini rurali come
Barbizon e Chally con i loro abitanti e le dure attività
agricole immortalate da Jean-François
Millet. Ogni
artista ha affrontato la foresta in un modo originale e
personale. Monet si è innamorao dei contrasti di luce
tra la strada per Chally e la foresta circostante, Millet
ha voluto comunicare un messaggio sociale attraverso la
rappresentazione della povertà dei contadini della zona.
Gustave Courbet, padre del realismo francese, ha
soggiornato più volte a Fontainebleau e vi
realizzato delle opere che presentano paesaggi avvolti in
un’atmosfera magica e fiabesca, come dimostra “La raffica di
vento” (1865), dal Museum of Fine
Arts
di Huston (nella foto). In mostra sono presenti anche delle
opere sull’aspetto meno studiato relativo alla presenza
artistica a Fontainebleau: viene infatti presentata
una vasta selezione di fotografie. Le fotografie di
Gustave Le Gray e Eugène Cuvelier
(nella foto:
Eugène Cuvelier,
L'orage
(forêt de Fontainebleau)
© photo RMN,
René-Gabriel Ojeda
)furono realizzate negli stessi anni in cui gli
impressionisti dipingevano la foresta e ci vengono
presentate in un allestimento che le affianca agli stessi
scorci nei dipinti.
Un luogo che non ha smesso di affascinare artisti e
letterati anche nei decenni successivi. Alcune delle pagine
più belle dell’ “Educazione sentimentale” di Flaubert
descrivono le passeggiate di Frédéric e Rosanette nella
foresta di
Fontainebleau.
Nel ventesimo secolo, Pablo Picasso scriverà:
Vado a passeggiare nella
foresta di Fontainebleau, faccio indigestione di verde, devo
pur liberarmi di questa sensazione in un quadro.
Tommaso Martini
tommasomartini@sindromedisendhal.com
12 marzo 2008
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