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La
National Portrait Gallery è sede della più grande
collezione di ritratti al mondo, una significativa raccolta
di uomini e donne che hanno fatto la storia della Gran
Bretagna, dal medioevo ad oggi. In aggiunta alla collezione
permanente e alle mostre speciali, ogni anno la galleria
presenta un programma di esposizioni temporanee, composte
per lo più da dipinti, fotografie e stampe provenienti dagli
archivi.
Il 15 dicembre si
è inaugurata, nella sala 16, una piccola, interessante
mostra, dal titolo: John Kay’s Curious Characters.
John Kay
(1742-1826), figlio di un muratore scozzese, fu avviato
giovanissimo alla carriera di barbiere, attività che svolse
ad Edimburgo per parecchi anni. Tuttavia, nel tempo libero,
senza aver avuto alcun tipo di educazione artistica, si
dedicava con maestria e humour, a realizzare ritratti e
caricature dei personaggi più in vista della città. Grazie
al mecenatismo di William Nisbet of Dirleton, nel 1785 Kay
fu in grado di chiudere la bottega di barbiere e iniziare a
lavorare come miniaturista e incisore, aprendo un negozio in
Parlament Close.
Le opere di Kay
costituiscono oggi un interessante spaccato della società
dell’epoca tardo georgiana. Edimburgo, tra la fine del XVIII
e la metà del XIX secolo era detta l’Atene del Nord. Il
capoluogo scozzese, costituito da un nucleo medievale
densamente popolato a cui si andava aggiungendo un nuovo
tessuto urbano, fu uno dei centri più importanti
dell’Illuminismo in Gran Bretagna e diede vita a nuove idee,
basate sul progresso sociale e l’avanzamento delle scienze.
Si
calcola che, in un arco di tempo che va dal 1784 al 1822,
Kay abbia inciso circa novecento immagini, raffiguranti
scienziati, storici, politici e notabili scozzesi, tra cui
l’economista Adam Smith. L’incisione, realizzata nel
1790, è l’unico ritratto di Smith sopravvissuto fino a noi,
quando il filosofo era ancora in vita ed il personaggio è
raffigurato a fianco di un tavolo, su cui è posta la sua
opera fondamentale, quella Ricchezza delle Nazioni,
pubblicata nel 1776, che gli valse il titolo di fondatore
dell’economia politica liberista.
L’interessante
percorso espositivo, pur cercando di rispettare l’andamento
cronologico, è organizzato secondo alcune tematiche, volte a
ricreare l’atmosfera e le caratteristiche sociali
dell’epoca. Di volta in volta ci imbattiamo quindi in
ritratti di personaggi dell’establishment, delle arti e
delle scienze, del commercio e dei traffici, ma anche figure
legate alla giustizia e al crimine. A ciò si uniscono le
curiosità, gli svaghi e l’antico divertissement delle “teste
composte”, vignette satiriche che rappresentano, in un’unica
composizione, dritte o capovolte, insanabili dicotomie, come
le gioie del fidanzamento e le liti del matrimonio, la
pingue soddisfazione dell’avvocato e la livida dipendenza
del cliente.
Forse perché non
irregimentato da formazioni accademiche, il tratto di Kay è
stranamente fresco e moderno, di un’ironia graffiante. Il
geologo James Hutton viene ritratto nel 1787 mentre è
intento a conversare con delle facce che emergono dalla
roccia, a simboleggiare che gli strati geologici possono
essere esaminati ed investigati per una nuova versione della
storia della Terra. I legami di stima ed amicizia tra Scozia
e Francia, accomunate dalla visione dell’Inghilterra quale
nemico comune, si alimentano delle letture filosofiche e
regalano spunti per insoliti parallelismi ed ironie.
Kay sottolinea
divertito la straordinaria somiglianza del postino Mr.
Watson, un signor nessuno in quel di Edimburgo, con il
grande pensatore Voltaire, le cui fattezze erano note
all’incisore solo grazie al coperchio dipinto di una
tabacchiera.
Kay non ha paura
di criticare in senso giocoso le attitudini dei suoi
concittadini. Le noiose prediche del leader del partito
conservatore, Alexander Webster, trovano come pubblico una
massa di atei, agnostici, cattivi fedeli, già noti in città,
che, affollando le navate e gli spalti di Tolbooth Church,
sono addormentati o volti di spalle o semplicemente non
interessati all’evento.

Ma l’ironia
dell’artista si sofferma anche sui fenomeni di costume, la
congerie di nani, giganti, attori, venditori ambulanti,
vecchi centenari, benefattori, malviventi e intenditori
d’arte, che affollano le vie della città. Un’asta di libri o
un combattimento di galli, tutto serve a stimolare l’estro
caricaturale, a regalare un frammento di vita.
Kay non risparmia
nemmeno a se stesso questo gusto per la satira e il
disincanto.
Agli albori della
sua carriera ufficiale di artista, nel 1786, l’incisore, non
più barbiere e chirurgo, si rappresenta in una posa
intellettuale, su una sedia antica, col busto del poeta
Omero e gli strumenti del mestiere poggiati sul tavolo.
Libri, stampe, gusto antiquario, scienze ed arti sono i
simboli che contano nella vita di Kay. Tuttavia, proprio
dietro al ritratto del maestro, campeggia, sornione, un
enorme gatto acciambellato, forse il più grosso di Scozia. E
tanta nobiltà di intenti passa in secondo piano, oscurata
dal rapporto più intimo e vero con l’animale domestico
preferito.
Claudia Colia
claudiacolia@sindromedistendhal.com
20 dicembre 2007
Foto National
Portrait Gallery, London |