Una
grande scatola bianca che raccoglie la produzione
degli ultimi anni dell’artista inglese Damien
Hirst. Una specie di altare all’interno del
quale sono conservati i principali simboli della
liturgia e della tradizione cristiana. Un
crocifisso, un teschio, un’osta, un cuore, una serie
di serigrafie con passi e episodi celebri dei
Vangeli. Ma il loro simbolismo, traslitterato,
approda a un nuovo paradigma. E non siamo più nella
dimensione escatologica della religione, ma in
quella chimica, scientifica, immanente di una “New
religion”, come recita il titolo della mostra.
La nuova religione è la scienza che cerca di
sostituirsi alla religione nel vendere certezze e
vita eterna. Nel crocifisso (“The crucifix”, 2005)
vediamo incastonate delle pillole, delle
riproduzioni di vari tipi di medicinali, elemento
costante nell’opera di Hirst, cifra di molte
sue opere. Il progetto stesso di “New Religion”
nasce nell’ambito del ristorante dal significativo
nome di “The Pharmacy” che Hirst aprì a
Londra nei primi anni Novanta. Per decorare le
pareti della sala Hirst realizza sei stampe
su argento componibili in un’unica opera, in cui
immagini di farmaci e pillole sono ricollegate a
episodi biblici. Nel corso di più di dieci anni il
progetto si è ampliato, fino all’allestimento di
“New Religion”, mostra che nasce nella galleria
londinese di Paul Stolper. Uno spazio
molto limitato in cui si viene a formare una vera e
propria cappella. Il corpus di trenta opere che vi
erano esposte sono state poi raccolte nella scatola
bianca coperta da un vetro rosso, fulcro della
mostra veneziana. I lavori di Hirst sono così
accumulati in un’opera sintesi concettuale di “New
religion”. Un altare-sarcofago che ha molto a che
fare con la memoria e con la morte.
“New
Religion” ha toccato la Norvegia e Mosca prima di
giungere nella città lagunare, proprio in
concomitanza con la Biennale 2007. È ospitata nella
galleria di Michela Rizzo nella
splendida cornice del quattrocentesco Palazzo
Pesaro Parafava, affacciato sul suggestivo
Canale della misericordia. Nelle sale intorno
all’altare centrale vi è riproposto il contenuto. Il
crocifisso viene affiancato da un’ostia che non è
altro che un’enorme pillola di Paracetamol.
Giocando sulla comunanza di forma, circolare e
bianca, l’eucarestia viene svelata nella sua natura
di analgesico, un palliativo utile solo a tener
lontano il dolore, in primis le sofferenze generate
dall’ignoto della morte e del senso della vita. A
fianco un teschio, memento mori ricorrente
nell’esposizione. Un teschio in cui viene riflessa
la nostra immagine e che si fa portatore dell’unica
certezza umana: la morte. Religione e scienza sono
solo risposte temporanee. Ciò che resta immutata da
sempre è la morte. Anche la scienza quindi, non può
salvare l’uomo. Un attacco a chi fa, appunto, della
scienza una nuova religione che si riflette nella
serigrafia “The Last Supper” (“L’ultima
cena”, 2005). È una mappatura della presenza di
testate nucleari nel mondo, la cifra distruttiva di
cui si può far carico la scienza e che si può
individuare anche nella religione che diviene
schiava del fondamentalismo. Tredici Stati
conservano nei loro arsenali armamentari nucleari,
ad ognuno Hirst fa corrispondere il nome di
un Apostolo, Israele è Cristo, gli Stati Uniti un
Giuda forte di più di mille atomiche. Nel teschio si
riflette il comune fallimento di religione e
scienza. Quella morte che ritroviamo nelle grandi
tele su cui Hirst sospende delle farfalle,
immobilizzando e consegnando
all’(inutile)immortalità dell’arte, la loro
bellezza.
Gli
Apostoli e Cristo sono protagonisti di un’altra
serie di tredici stampe (“The Apostles”,
2005). Ad ognuno corrisponde una pillola, con
associazioni formali più che concettuali, lasciando
però spazi all’ironia, elemento che condisce da
sempre le opere di Hirst. E così al San
Bartolomeo, che nella tradizione cristiana subì il
martirio per scuoiamento, corrisponde il Tylenol,
farmaco contro i dolori artritici. (nella foto:
Damien Hirst,
The Apostles (Fig. 4 Saint
Bartholomew),
2005. Serigrafia su somerset satin 410 gr
/
Silkscreen on Somerset satin 410 gsm
-Tredici
stampe, ognuna 667 x 500 mm / Thirteen sheets, each
one measuring 667 x 500 mm - Edizione di 80 /
Edition of 80 Firmate e numerate / Signed and
numbered copies -
© Damien Hirst)
Infine “The
Wound of Christ”, un’enorme croce composta da
sei fotografie. Si tratta di agghiaccianti immagini
di una vittima di una sparatoria durante
un’operazione chirurgica. Nel suo corpo, ancora
percorso da fievoli segni di vita, Hirst
inserisce, lavorando in digitale, le ferite
tradizionalmente associate alla crocifissione.
Nell’intervista che Damien Hirst ha
rilasciato in occasione della prima mostra di “New
Religion”, riproposta nel catalogo pubblicato da
Damiani editore, l’artista spiega il significato di
opporre e identificare la presunzione della scienza
con quella della religione. E riesce a dare
un’ottima definizione di laico e dell’approccio
laico alle cose del mondo: non ci sono risposte,
solo domande, se tutto va bene le domande
contribuiranno a guidarti attraverso l’oscurità
della vita.
11 giugno
2007
Tommaso
Martini
tommasomartini@sindromedistendhal.com