New religion

New works by Damien Hirst

Dall'8 giugno al 8 settembre 2007

Palazzo Pesaro Papafava, Venezia

Cannareggio 3764

Tutti i giorni 10-12.30/16.00-19.00

Chiuso il mercoledì mattina

 

Ingresso: libero

Informazioni 335 5443326

Damien Hirst

            The Crucifix, 2005

Legno di cedro, pillole di peltro colorate a mano, resina, argento e acciaio

            870 x 500 x 80 mm

            Edizione di 35 / Edition of 35

            © Damien Hirst

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Redazione

 

Una grande scatola bianca che raccoglie la produzione degli ultimi anni dell’artista inglese Damien Hirst.  Una specie di altare all’interno del quale sono conservati i principali simboli della liturgia e della tradizione cristiana. Un crocifisso, un teschio, un’osta, un cuore, una serie di serigrafie con passi e episodi celebri dei Vangeli. Ma il loro simbolismo, traslitterato, approda a un nuovo paradigma. E non siamo più nella dimensione escatologica della religione, ma in quella chimica, scientifica, immanente di una “New religion”, come recita il titolo della mostra. La nuova religione è la scienza che cerca di sostituirsi alla religione nel vendere certezze e vita eterna. Nel crocifisso (“The crucifix”, 2005) vediamo incastonate delle pillole, delle riproduzioni di vari tipi di medicinali, elemento costante nell’opera di Hirst, cifra di molte sue opere. Il progetto stesso di “New Religion” nasce nell’ambito del ristorante dal significativo nome di “The Pharmacy” che Hirst aprì a Londra nei primi anni Novanta. Per decorare le pareti della sala Hirst realizza sei stampe su argento componibili in un’unica opera, in cui immagini di farmaci e pillole sono ricollegate a episodi biblici. Nel corso di più di dieci anni il progetto si è ampliato, fino all’allestimento di “New Religion”, mostra che nasce nella galleria londinese di Paul Stolper. Uno spazio molto limitato in cui si viene a formare una vera e propria cappella. Il corpus di trenta opere che vi erano esposte sono state poi raccolte nella scatola bianca coperta da un vetro rosso, fulcro della mostra veneziana. I lavori di Hirst sono così accumulati in un’opera sintesi concettuale di “New religion”. Un altare-sarcofago che ha molto a che fare con la memoria e con la morte.

“New Religion” ha toccato la Norvegia e Mosca prima di giungere nella città lagunare, proprio in concomitanza con la Biennale 2007. È ospitata nella galleria di Michela Rizzo nella splendida cornice del quattrocentesco Palazzo Pesaro Parafava, affacciato sul suggestivo Canale della misericordia. Nelle sale intorno all’altare centrale vi è riproposto il contenuto. Il crocifisso viene affiancato da un’ostia che non è altro che un’enorme pillola di Paracetamol. Giocando sulla comunanza di forma, circolare e bianca, l’eucarestia viene svelata nella sua natura di analgesico, un palliativo utile solo a tener lontano il dolore, in primis le sofferenze generate dall’ignoto della morte e del senso della vita. A fianco un teschio, memento mori ricorrente nell’esposizione. Un teschio in cui viene riflessa la nostra immagine e che si fa portatore dell’unica certezza umana: la morte. Religione e scienza sono solo risposte temporanee. Ciò che resta immutata da sempre è la morte. Anche la scienza quindi, non può salvare l’uomo. Un attacco a chi fa, appunto, della scienza una nuova religione che si riflette nella serigrafia “The Last Supper” (“L’ultima cena”, 2005). È una mappatura della presenza di testate nucleari nel mondo, la cifra distruttiva di cui si può far carico la scienza e che si può individuare anche nella religione che diviene schiava del fondamentalismo. Tredici Stati conservano nei loro arsenali armamentari nucleari, ad ognuno Hirst fa corrispondere il nome di un Apostolo, Israele è Cristo, gli Stati Uniti un Giuda forte di più di mille atomiche. Nel teschio si riflette il comune fallimento di religione e scienza. Quella morte che ritroviamo nelle grandi tele su cui Hirst sospende delle farfalle, immobilizzando e consegnando all’(inutile)immortalità dell’arte, la loro bellezza.

Gli Apostoli e Cristo sono protagonisti di un’altra serie di tredici stampe (“The Apostles”, 2005). Ad ognuno corrisponde una pillola, con associazioni formali più che concettuali, lasciando però spazi all’ironia, elemento che condisce da sempre le opere di Hirst. E così al San Bartolomeo, che nella tradizione cristiana subì il martirio per scuoiamento, corrisponde il Tylenol, farmaco contro i dolori artritici. (nella foto: Damien Hirst, The Apostles (Fig. 4 Saint Bartholomew), 2005. Serigrafia su somerset satin 410 gr / Silkscreen on Somerset satin 410 gsm -Tredici stampe, ognuna 667 x 500 mm  / Thirteen sheets, each one measuring  667 x 500 mm - Edizione di 80 / Edition of 80 Firmate e numerate / Signed and numbered copies - © Damien Hirst)

Infine “The Wound of Christ”, un’enorme croce composta da sei fotografie. Si tratta di agghiaccianti immagini di una vittima di una sparatoria durante un’operazione chirurgica. Nel suo corpo, ancora percorso da fievoli segni di vita, Hirst inserisce, lavorando in digitale, le ferite tradizionalmente associate alla crocifissione.

Nell’intervista che Damien Hirst ha rilasciato in occasione della prima mostra di “New Religion”, riproposta nel catalogo pubblicato da Damiani editore, l’artista spiega il significato di opporre e identificare la presunzione della scienza con quella della religione. E riesce a dare un’ottima definizione di laico e dell’approccio laico alle cose del mondo: non ci sono risposte, solo domande, se tutto va bene le domande contribuiranno a guidarti attraverso l’oscurità della vita.

11 giugno 2007

Tommaso Martini tommasomartini@sindromedistendhal.com

 

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