Rudolf Stingel

Dal 28 giugno al 14 ottobre 2007

Whitney Museum of American Art, NY

 945 Madison Avenue at 75th street

Per informazioni e penotazioni: www.whitney.org

Mercoledì-Giovedì, Sabato-Domenica 11-18

Venerdì 11-21

CHIUSO Lunedì e Martedì

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Redazione

Il Whitney Museum di New York ospita in questi mesi un’importante retrospettiva di uno degli artisti italiani più conosciuti ed apprezzati all’estero. Una mostra itinerante organizzata dal Museum of Conterporary Art di Chicago (dove ha ottenuto grande successo in primavera) che rimarrà aperta in una delle più importanti istituzioni museali newyoresy fino al 14 ottobre.

Il protagonista è Rudolf Stingel, meranese di nascita (classe 1956), adottato dalla Grande mela dove espose per la prima volta sul finire degli anni Ottanta. È Francesco Bonami a curare il percorso attraverso una carriera artistica multiforme, che ha fatto proprie differenti tecniche e soluzioni artistiche ed è in continua evoluzione.

Il visitatore è accolto da una grande stanza ricoperta di celotex dove è invitato a lasciare il segno del proprio passaggio: l’opera più famosa al grande pubblico di Stingel, presente alla Biennale 2001 (curata dallo stesso Bonami) e attualmente esposta anche alla mostra Sequence 01 di Palazzo Grassi. Un’opera che dialoga con la tradizione dell’Espressionismo astratto in cui però i segni che si trasferiscono sulla superficie non sono espressione dell’individualità di un’artista, ma della centinaia di differenti individualità incarnate dai visitatori della mostra.

Altrettanto interessanti per il rapporto che istaurano con il pubblico sono i monocromi argentati, realizzati seguendo delle precise istruzioni che furono pubblicate nel 1989 nel libricino “Instruction”. Stingel dà così vita a superfici create in modo meccanico con un procedimento che può essere seguito da chiunque, dando forma ancora una volta a espressioni di diverse di individualità.

Un ricordo delle sue origini altoatesine le superfici in polistirolo nelle quali Stingel stesso lascia delle impronte camminandoci sopra con degli scarponi. L’effetto è quello di un manto di neve violato da un solitario viandante. Quest’opera come le precedenti mette in luce il particolare approccio di Stingel ai materiali, che son sempre materiali non nobili e ancora poco frequentati nell’arte, che costringono lo spettatore a instaurare con l’opera un rapporto diverso da quello tradizionale. Ne sono un ulteriore esempio i tapetti

Ma la tradizione non è assente nel lavoro di Stingel. Negli ultimi anni è tornato all’iniziale interesse per la pittura su tela. In mostra vengono presentati alcuni oli su tela di grandi dimensioni. A partire da “Alpino (1976)”, un autoritratto che riprende l’immagine impressa sulla carta di identità dell’artista ai tempi del servizio militare. Un confronto con una fase delle propria vita non ancora coinvolta nella vocazione d’artista. In questo caso, come nella serie di ritratti “After Sam” siamo davanti a delle opere fotorealistiche, che appaiono più degli ingrandimenti fotografici che dei lavori di pittura. Il titolo di quest’ultima seria si riferisce al fatto che soggetto dei tre quadri di grande formato è l’artista stesso fotografato da Sam Samore in uno stato di malinconia.

Nell’esposizione troviamo inoltre alcune opere di scultura, le tele ricoperte di smalto e olio e la carta da parati d’orata che riprende motivi decorativi e floreali tradizionali.

La mostra riesce a dare una visione molto completa della varietà della proposta artistica di questo artista, sempre improntata però, sottolinea Bonami, a mettere in discussione e demistificare il momento della creazione artistica e l’idea stessa di arte.  

23 agosto 2007

                                                                                    Tommaso Martini tommasomartini@sindromedistendhal.com

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