Sequence 01

Dal 5 maggio all'11 novembre

Palazzo Grassi, Venezia

Tutti i giorni 10.00-19.00

Da luglio a novembre chiuso martedì

www.palazzograssi.it

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Redazione

 

Tornano in Laguna le opere della collezione privata di Francoise Pinault, il magnate del lusso francese, proprietario ormai da due anni di Palazzo Grassi. In contemporanea con la Biennale 2007 la prestigiosa sede sul Canal grande ospita le opere di sedici artisti da tutto il mondo, esponenti di generazioni e tendenze artistiche differenti.

Sequenze 01,  a cura di Alison M. Gingeras, è la prima di una serie di mostre in cui Pinault presenterà gli artisti emergenti ed affermati della sua collezione.

Il filo conduttore è il confronto con le tradizioni e le tecniche classiche dell’arte figurativa, pittura e scultura. Nonostante il richiamo alle convenzioni l’esposizione ci mostra la grandissima variabilità degli approcci, delle riscritture, delle nuove visioni dei maestri del passato.

 La mostra si apre all’esterno di Palazzo Grassi dove è stata collocata l’opera di Rudolf Stingel realizzata per la mostra di riapertura del Museo dopo il lavori di restauro “Where are we going”. Davanti all’ingresso del palazzo ritroviamo la stanza ricoperta di celotex sulla quale i visitatori potevano lasciare un segno del loro passaggio e farsi autori dell’opera. Sul pavimento del pianterreno ritroviamo un’altra grande opera di Stingel, un tappeto persiano saruk che unisce ecletticamente suggestioni artistiche diverse: il monocromo minimalista, richiami alle decorazioni barocche del palazzo, suggestioni orientali, elementi riconducibili all’espressionismo astratto. Due opere che mostrano la ricchezza artistica di Stingel, nato a Merano nel 1956 e attualmente operativo a New York. Nel corso della mostra ritroviamo i suoi lavori della serie “Louvre after Sam” (2006) in cui si confronta con la pittura in una tensione tra figurativo e astratto.

 Sempre all’esterno di Palazzo Grassi, su una zattera nel Canal Grande, si trova la scultura di Subodh Gupta (Kaghaul, 1964) “Teschio”. Un memento mori realizzato accumulando strumenti da cucina in acciaio, elementi molto importanti nella cultura indiana contemporanea, spesso usati in riti religiosi come simbolo del contrasto tra tradizione e modernizzazione.

 Anche Louise Lawler (Bronxville, 1947) ci rimanda alla mostra “Where are we going”. Le sue fotografie mostrano il dietro le quinte del mondo dell’arte, il momento dell’allestimento di una mostra, della riscoperta di un’opera estratta dal suo imballaggio. Lawler posa l’obiettivo sulle opere di altri artisti per indagare ancor più in profondità lo spettro semantico dei loro significati.

 Tra gli altri artisti in mostra colpisce l’opera di Mike Kelley (Los Angeles 1954) “Ricostruzione di attività extracurricolari” (2000). Un tentativo di dar forma al sogno dell’opera d’arte totale. Kelley presenta il set e il video che vi ha realizzato riprendendo due ragazzi che discutono sull’omosessualità in un ambiente completamente privo di logica. La sceneggiatura è ispirata a Tennessee Williams e cerca di penetrare l’inconscio della società americana in uno spazio di libertà all’interno di un ambiente autoritario come quello di un college.

Richard Prince (1949)si richiama invece alla Pop art e realizza delle fotografie di fotografie che ritraggono donne, tratte da riviste e rotocalchi. Sono testimonianze del fallimento dell’american dream, attrici di quart’ordine ormai fallite e invecchiate.

 Laura Owens (Los Angeles, 1970) ci presenta il suo mondo onirico e giocoso, caratterizzata da una vitalità cromatica che ricorda Matisse, che trova forma sulla tela con tecniche pittoriche sempre differenti. Kristin Baker (Stamford, 1975), invece, nelle sue opere pittoriche sembra esser debitore verso il futurismo, il culto della macchina e della velocità (riflettendo però anche sui pericoli che essa comporta). Il lavoro in mostra (“Flying, Curve Differentil”) è costituito da pannelli in plexiglas che ripropongono al visitatore la prospettiva di un pilota in corsa.

 Tamuna Sirbiladze (Tblisi, 1971) ci invita invece a sedere sulle sue sculture praticabili (“Oasis”, 2007). Sono mobili in lattice e metallo che sostengono materassi ad aria, intorno un wall painting che ricrea suggestioni vegetali.

 “Sequenze 01” sarà seguita da una mostra monografica, Palazzo Grassi riproporrà poi ancora collettive di artisti contemporanei. Il risultato sono mostre molto più interessanti della presuntuosa “Where are we going”, nell’attesa che venga definitivamente stabilita la destinazione di Punta della Dogana, che probabilmente diverrà la sede veneziana della collezione di Pinault.

 

20 luglio 2007

Tommaso Martini tommasomartini@sindromedistendhal.com

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Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
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