Tornano in Laguna le opere della
collezione privata di Francoise Pinault,
il magnate del lusso francese, proprietario ormai da
due anni di Palazzo Grassi. In contemporanea con la
Biennale 2007 la prestigiosa sede sul Canal grande
ospita le opere di sedici artisti da tutto il mondo,
esponenti di generazioni e tendenze artistiche
differenti.
Sequenze 01,
a cura di Alison M.
Gingeras, è
la prima di una serie di mostre in cui Pinault
presenterà gli artisti emergenti ed affermati della
sua collezione.
Il filo conduttore è il confronto
con le tradizioni e le tecniche classiche dell’arte
figurativa, pittura e scultura. Nonostante il
richiamo alle convenzioni l’esposizione ci mostra la
grandissima variabilità degli approcci, delle
riscritture, delle nuove visioni dei maestri del
passato.
La mostra si apre all’esterno di
Palazzo Grassi dove è stata collocata l’opera di
Rudolf Stingel realizzata per la mostra
di riapertura del Museo dopo il lavori di restauro “Where
are we going”. Davanti all’ingresso del palazzo
ritroviamo la stanza ricoperta di celotex sulla
quale i visitatori potevano lasciare un segno del
loro passaggio e farsi autori dell’opera. Sul
pavimento del pianterreno ritroviamo un’altra grande
opera di Stingel, un tappeto persiano saruk
che unisce ecletticamente suggestioni artistiche
diverse: il monocromo minimalista, richiami alle
decorazioni barocche del palazzo, suggestioni
orientali, elementi riconducibili all’espressionismo
astratto. Due opere che mostrano la ricchezza
artistica di Stingel, nato a Merano nel 1956
e attualmente operativo a New York. Nel corso della
mostra ritroviamo i suoi lavori della serie “Louvre
after Sam” (2006) in cui si confronta con la
pittura in una tensione tra figurativo e astratto.
Sempre all’esterno di Palazzo
Grassi, su una zattera nel Canal Grande, si trova la
scultura di Subodh Gupta (Kaghaul,
1964) “Teschio”. Un memento mori realizzato
accumulando strumenti da cucina in acciaio, elementi
molto importanti nella cultura indiana
contemporanea, spesso usati in riti religiosi come
simbolo del contrasto tra tradizione e
modernizzazione.
Anche Louise Lawler
(Bronxville, 1947) ci rimanda alla mostra “Where are
we going”. Le sue fotografie mostrano il dietro le
quinte del mondo dell’arte, il momento
dell’allestimento di una mostra, della riscoperta di
un’opera estratta dal suo imballaggio. Lawler
posa l’obiettivo sulle opere di altri artisti per
indagare ancor più in profondità lo spettro
semantico dei loro significati.
Tra gli altri artisti in mostra
colpisce l’opera di Mike Kelley (Los
Angeles 1954) “Ricostruzione di attività
extracurricolari” (2000). Un tentativo di dar forma
al sogno dell’opera d’arte totale. Kelley
presenta il set e il video che vi ha realizzato
riprendendo due ragazzi che discutono
sull’omosessualità in un ambiente completamente
privo di logica. La sceneggiatura è ispirata a
Tennessee Williams e cerca di penetrare l’inconscio
della società americana in uno spazio di libertà
all’interno di un ambiente autoritario come quello
di un college.
Richard Prince
(1949)si richiama invece alla Pop art e realizza
delle fotografie di fotografie che ritraggono donne,
tratte da riviste e rotocalchi. Sono testimonianze
del fallimento dell’american dream, attrici
di quart’ordine ormai fallite e invecchiate.
Laura Owens
(Los Angeles, 1970) ci presenta il suo mondo onirico
e giocoso, caratterizzata da una vitalità cromatica
che ricorda Matisse, che trova forma sulla tela con
tecniche pittoriche sempre differenti. Kristin
Baker (Stamford, 1975), invece, nelle sue
opere pittoriche sembra esser debitore verso il
futurismo, il culto della macchina e della velocità
(riflettendo però anche sui pericoli che essa
comporta). Il lavoro in mostra (“Flying, Curve
Differentil”) è costituito da pannelli in plexiglas
che ripropongono al visitatore la prospettiva di un
pilota in corsa.
Tamuna Sirbiladze
(Tblisi, 1971) ci invita invece a sedere sulle sue
sculture praticabili (“Oasis”, 2007). Sono mobili in
lattice e metallo che sostengono materassi ad aria,
intorno un wall painting che ricrea
suggestioni vegetali.
“Sequenze 01” sarà seguita da una
mostra monografica, Palazzo Grassi riproporrà poi
ancora collettive di artisti contemporanei. Il
risultato sono mostre molto più interessanti della
presuntuosa “Where are we going”, nell’attesa che
venga definitivamente stabilita la destinazione di
Punta della Dogana, che probabilmente diverrà
la sede veneziana della collezione di Pinault.
20 luglio
2007
Tommaso
Martini
tommasomartini@sindromedistendhal.com