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Redazione

Under Pain of Death

di Tommaso Martini

 

Quindici artisti contemporanei affrontano domande e risposte sull'omicidio legalizzato, dai sacrifici umani alle iniezioni letali.

 

dal 21 gennaio al 10 marzo 2008

New York, Austrian Cutlural Forum
11 E, 52nd street, New York

Dal lunedì al sabato: 10.00-18.00

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A pochi mesi dell’approvazione da parte dell’Assemblea delle Nazioni Unite della moratoria sulla pena di morte ( 18 dicembre 2007), il Forum di cultura austriaca di New York ha selezionato una quindicina di opere contemporanee per mostrare come artisti di diversa nazionalità ed orientamento, rispondono e porgano nuove domande su questa attualissima questione.

La famosa rappresentazione della sedia elettrica realizzata da Andy Warhol negli anni Sessanta chiude l’esposizione, relegando la pena di morte ad un fenomeno pop, l’estremo risultato di una società che ha spettacolarizzato il dolore e la morte. Ad aprire il percorso, invece, le gelide fotografie delle sale della morte delle prigione americane realizzate da Lucinda Devlin. Sono immagini tratte dalla serie “The Omega Suites”, realizzata nel corso di otto anni (1991-1998) viaggiando attraverso venti Stati USA. Ciò che caratterizza le fotografie dell’artista americana è la totale assenza della figura umana, le camere della morte diventano dei vuoti simulacri, degli angoscianti spazi iper-moderni, delle perfette macchine di morte. La sedia elettrica è il soggetto della scultura in mattoncini di Lego dell’austriacoo Manfred Erjautz. Ken Gonzales-Day, invece, ci parla delle esecuzioni del passato. Al centro del suo lavoro cartoline americane dell’Ottocento che ritraggono la folla che assiste a esecuzioni e linciaggi connessi a motivazioni razziali. Ma le vittime nell’opera di Gozales-Day sono state rimosse. Il risultato è l’immagine di una massa in festa ma anche un monito all’amnesia che ha portato a dimenticare questa storia e non permette di superare i pregiudizi razziali negli Stati Uniti. Una riflessione sul razzismo è costituita anche dalla fotografia di Andreas Serrano che raffigura il volto incappucciato di un membro del Ku Kux Klan. Opera difficilmente ricollegabile in modo diretto alla riflessione sulla pena di morte, anche se è forte un richiamo iconografico e simbolico alla figura del boia. Di forte impatto emotivo il video del polacco Artur Zmijewski che ha raccolto all’interno dell’ambiente di una ex camera a gas nazista, un gruppo di uomini e donne completamente nudi che giocano in modo infantile, tra urla e schiamazzi. Questo lavoro conferma come la mostra “Under Pain of Death” , affronti la questione della pena di morte intesa in senso lato. Dai linciaggi sommari nel Sud degli Stati Uniti, al più grande disegno criminale di eliminazione di massa della storia, alle attuali condanne a morte che, nel solo 2006, hanno visto morire ufficialmente 1.591 persone. E in questa carrellata si trova anche l’immagine dei cadaveri di Mussolini e Claretta Petacci appesi a testa in giù a Piazzale Loreto. Adam McEwen, artista inglese, ripropone la famosa fotografia capovolta, ottenendo un’immagine surreale in cui i due cadaveri straziati sembrano coinvolti in una danza. Anche i sacrifici della mitologia greca vengono inseriti in questo percorso sulla pena di morte, con l’opera “Menschen Opfern”(nella foto in alto a sinistra), Mathilde ter Heijne fa riferimento all’uccisione di Ifigenia, sacrificata per mano del padre Agamennone per permettere alla propria flotta di salpare verso Troia. Tre figure femminili in cera, del tutto uguali, sono presentate sopra una piattaforma. Una tiene in una mano una testa sgozzata, in un angolo della piattaforma un’altra testa è appoggiata al pavimento. L’opera di Heijne ci parla anche della fuzione spettacolare che la pena di morte e i sacrifici hanno sempre ricoperto. Il sacco di Mary Ellen Carroll (qui a fianco) fa riferimento ai sacchi che venivano usati per l’impiccagione, riempiti di sabbia per un peso equivalente a quello del condannato. Infine, il video “The Last Supper” di Mats Bigert individua gli aspetti più cinici e ironici della pena di morte. Bigert conduce un’indagine sull’ultimo pasto dei condannati a morte, intervistando il cuoco preposto alla loro preparazione nel braccio della morte di Huntsville. Il video smaschera la crudele ipocrisia di nutrire un uomo pochi minuti prima di ucciderlo, evidenziandone le connessioni con antichi riti sacrificali.

Una mostra dal contenuto agghiacciante che spesso però dà la sensazione di mostrare fin troppo le carte. Ma la mostra trova un suo senso compiuto e preciso se si considera che sacrifici religiosi, esecuzioni capitali, linciaggi, campi di sterminio, sono in realtà versioni diverse dell’accettazione dell’omicidio legalizzato, di un’etica che lascia aperta la possibilità di uccidere.

27 febbraio 2007

Tommaso Martini tommasomartini@sindromedistendhal.com

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola