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Padova -
Nell'anno del centenario del soggiorno padovano del giovane
Boccioni, Padova dedica al grande pittore una
retrospettiva con l'intenzione di documentare gli anni di
permanenza in città. Padova era per Boccioni la città
della madre e della sorella, dopo che il padre aveva
abbandonato la famiglia. Vi ritornò, perciò, a più riprese
anche dopo il trasferimento a Roma per studiare presso
Giacomo Balla. Particolarmente significativo tra
gli altri l'ultimo soggiorno importante in città, quello del
1906-1907, quando l'artista realizzò alcune opere davvero
pregevoli ancora legate alla cultura tardo-divisionista
italiana.
Belli
alcuni ritratti presenti in mostra, come quello del dottor
Tian, che potete vedere nella foto qui accanto, o della
madre, soggetto di numerosi studi e ricerche, fino alla
celebre definizione nella Madre-Materia del
Guggenheim di Venezia (assente). Presenti anche alcune opere
della pittrice e cugina Adriana Bisi Fabbri.
La parte maggiore della mostra è occupata dalle
testimonianze e dai documenti raccolti sulla presenza
padovana di Boccioni: lettere, sue o di suoi familiari,
fotografie, disegni, alcuni rivelanti una mano felice e
sicura. Parliamo naturalmente di un artista geniale, che è
riuscito a rivoluzionare la pittura e la scultura del
principio del Novecento, morto per una caduta da cavallo a
soli 34 anni.
Del suo genio purissimo, tuttavia, a Padova, è possibile
cogliere solo qualche lontana eco. Curioso e inaspettato è
il Boccioni liberty, cartellonista. Mirabile in
alcuni paesaggi e ritratti postimpressionisti, resta il
fatto che Boccioni è grande anche perchè ha saputo
abbandonare quel linguaggio. Più interessante la
ricostruzione della cultura pittorica padovana di quegli
anni con le presenze di Ugo Valeri - sue forse
le opere più belle della mostra - di Casorati,
di Cavaglieri.
Troppe fotografie (anche per documentare le opere assenti),
troppe lettere, e mal disposte, in vetrinette che ricordano
il soggiorno di casa, fanno sì che la mostra sia più che
altro una simpatica raccolta di curiosità. Lo spazio ipogeo
della Galleria Cavour, benchè appena ristrutturato, non
riesce a eliminare l'impressione - con quelle pesanti
colonne cilindriche - che la mostra sia allestita in un
garage sotterraneo. Il riallestimento della piazza
soprastante, poi, è a dir poco meschino.
Solo per residenti in provincia o visitatori di passaggio.
L'Aereopagita
dionigi_areopagita@yahoo.it
23 novembre 200
Nella foto:
Umberto Boccioni,
ritratto del Dottor Tian, 1907, olio su tela, collezione
fondazione Domus, Verona dalla
cartella stampa.
Comunicato
stampa:
Nel centenario del
più lungo e fruttuoso soggiorno di Umberto Boccioni a Padova
durante l’inverno del 1906-07, l’Assessorato alle Politiche
Culturali del Comune di Padova organizza una mostra su
“Boccioni prefuturista. Gli anni di Padova” con la quale
inaugura la galleria Civica d’Arte Contemporanea restituita
alla città dopo un lavoro impegnativo di ristrutturazione
architettonica e funzionale.
Con questo omaggio a Boccioni prefuturista, nei diversi
soggiorni padovani, la città si riappropria di un’illustre
memoria nota agli studiosi, ma ignorata sia dagli stessi
padovani che dal grande pubblico degli amatori d’arte. In
verità proprio la ricerca condotta di recente dalla studiosa
padovana Virginia Baradel, ha permesso di ricostruire
puntualmente la biografia e gli intrecci di relazioni e di
interessi che Boccioni aveva in città, consentendo in tal
modo di ritessere e dare nuova consistenza a quel tratto di
vita dell’artista (1900-1907) diviso tra Roma e Padova,
prima dell’ultima e definitiva parentesi milanese e
futurista.
Boccioni (1882-1916) arrivò a Padova con la famiglia all’età
di sette anni e ripartì con il padre, impiegato di
Prefettura, per Catania (e poi per Roma) a sedici. La madre
Cecilia Forlani e la sorella Amelia rimasero a Padova e in
seguito, invece di ricongiungersi al padre com’era nei voti
di Umberto, vennero da questi abbandonate poiché a Roma egli
si unì alla giovane domestica della sorella che li aveva
ospitati, Colomba Procida. Boccioni tornò a Padova ogni anno
a trovare le congiunte che amava profondamente, e
nell’autunno del 1906, di ritorno dal suo primo soggiorno a
Parigi e dal viaggio in Russia, si fermò sei mesi, dipinse
soprattutto ritratti e iniziò il suo fondamentale diario,
detto appunto "padovano".
Lo scenario della città veneta dei primi anni del secolo era
piuttosto vivace anche in campo artistico e pur non
annoverando nomi capitali, poteva vantare le geniali
istantanee di Ugo Valeri, le prime prove di uno studente di
Giurisprudenza di nome Felice Casorati e gli esordi di un
suo più giovane collega, Mario Cavaglieri
La mostra ricostruirà il contesto cittadino nel quale
acquisteranno plastica evidenza, sia narrativa che
espositiva, quei soggetti che hanno attraversato la vicenda
padovana di Umberto Boccioni a partire dalle presenze
fondamentali della madre, della sorella, dell’amata Ines e
della cugina pittrice Adriana Bisi Fabbri, ritratta da
Umberto in un celebre olio, che visse con la madre e la
sorella dell’artista dal 1900 al 1905. A queste quattro
donne si uniscono, sullo sfondo, le due signore milanesi
Baer e Ruberl (destinate a diventare madre e moglie di amici
e collezionisti di Boccioni) con cui Boccioni manterrà
sempre rapporti affettuosi sino alla fine. In questa
ricostruzione Padova appare veramente “città materna”,
votata agli affetti e alle presenze femminili. Nella sfera
più pubblica e lavorativa Boccioni intrecciò, invece,
rapporti non superficiali con affermati professionisti
cittadini che ritrasse in un originale versione di post-
impressionismo, energico e fortemente espressivo,
circoscritto a quel periodo: l’avvocato Gopcevich che si
fece ritrarre durante il viaggio a Parigi, il dottor Tian
che lo salvò da una fatale broncopolmonite contratta durante
il viaggio in Russia, i fratelli Brocchi (Virgilio scrittore
e Valerio scultore) socialisti di lungo corso e il cavalier
Tramello, funzionario della banca d’Italia, vissuto a lungo
a Roma. Il contenuto della mostra e i testi in catalogo
ricostruiranno relazioni, intrecci e scenari presentando
materiali e contributi inediti.
Oltre a quadri che l’artista dipinse a Padova, provenienti
da importanti collezioni pubbbliche e private, ci sarà in
mostra un’accurata selezione di tempere commerciali di gusto
liberty che Boccioni dipinse tra il 1903 e il 1905, numerosi
disegni di formazione e un ricco materiale documentario
costituito da fotografie, oggetti, lettere, documenti.
I tre artisti attivi a Padova in quegli stessi anni, Ugo
Valeri, Felice Casorati e Mario Cavaglieri, saranno presenti
in mostra con sezioni mirate che presenteranno opere,
disegni e testimonianze inedite relativi a quegli stessi
anni compresi tra il 1901 e il 1907.
La mostra sarà curata dalla stessa studiosa che ha
restituito evidenza al segmento padovano della vita e della
formazione dell’artista precisando molti aspetti sinora
ignorati oppure oggetto di supposizioni.
Oltre al testo principale di Virginia Baradel ci saranno in
catalogo importanti contributi di approfondimento: di Nico
Stringa incentrato sul rapporto tra Boccioni e Venezia,
dello storico padovano Lino Scalco che traccerà l’affresco
della città nei primi anni del ‘900, di Simone Nicotra,
discendente dell’amico fraterno di Boccioni Mario Nicotra,
che tratterà della vocazione alla scrittura emersa durante
il soggiorno catanese e della psicanalista Franca Munari che
proporrà delle riflessioni sul rapporto con la madre, figura
cardine della vita ma anche dell’opera di Boccioni. Ci
saranno inoltre contributi specifici di Francesco Poli (Casorati),
Luigi Sansone (Adriana Bisi Fabbri), Federica Luser (Valeri),
Alessia Vedova (Cavaglieri).
Il catalogo edito da Skira pubblicherà per la prima volta in
modo esteso e documentato le novità emerse nelle ultime
fortunate ricerche su Boccioni padovano e si comporrà per
capitoli intesi come “ritratti” dei personaggi che animano
lo scenario padovano intorno alla presenza, assai più
consistente di quanto si pensava fino ad oggi, di Umberto
Boccioni. I documenti ritrovati (stato famiglia, registro
della cresima, fogli di leva, domicilî, articoli di
giornale) consentono infatti di datare circostanze
biografiche che mostrano come il pittore a Padova fosse di
casa, come gli ambienti culturali cittadini fossero ben
informati della sua presenza, nonché incuriositi dalla sua
eccentricità, sia dal punto di vista esistenziale che
artistico.
L’articolo sinora inedito pubblicato da Boccioni sul
quotidiano cittadino “La Libertà. Giornale della democrazia”
che esalta la “Sala del Sogno” alla Biennale del 1907 si
colloca in questo contesto e si configura come il primo
articolo di critica d’arte scritto e pubblicato da Boccioni:
in esso l’artista esprime le sue idee sull’arte anticipando,
nei toni e nei contenuti, lo spirito futurista.
L’evento padovano darà dunque idealmente l’avvio alle grandi
manifestazioni futuriste previste nel biennio 2008-2009,
diventando un punto di riferimento imprescindibile per la
ricostruzione della vita del genio artistico dell’unica e
più importante avanguardia storica italiana.
Boccioni prefuturista. Gli anni di Padova. Padova, Galleria
Civica d’Arte Contemporanea, Piazza Cavour. Dal 30 ottobre
2007 al 27 gennaio 2008.
Orario: 10.00 – 18.00, lunedì chiuso
Catalogo Skira
Biglietti: interi € 7,00, ridotti € 4,00
Info: http://padovacultura.padovanet.it
Telefono : 049 8204544
Ufficio stampa: STUDIO ESSECI ; tel.049 663499; info@studioesseci.net;
www.studioesseci.net
Ufficio stampa Skira: Mara Vitali Comunicazione - Lucia
Crespi: 02 739 |