Non è
forse la vita una serie d'immagini
che cambiano solo nel modo
di ripetersi?
Andy
Warhol
E’
difficile parlare di un’artista come Andy
Wharol proponendo qualcosa che non sia stato
detto, e cercando di non cadere nel banale e nel
ripetitivo. Quello che colpisce di più della mostra
non è tanto l’emozione che si prova quando ci si
pone davanti alle opere di un grande artista
contemporaneo, quanto il processo estetico che è
stato possibile affrontare attraverso il confronto
con le opere del grande fondatore della cultura
artistica contemporanea.
Il suo
linguaggio, la sua poetica, la capacita di essere
istrionico ma al contempo lineare, la volontà di
ridurre le immagini a tipologie di personaggi,
icone, idoli, che noi abbiamo saputo carpire e fare
nostri, conserva una metodologia simile a
quel processo estetico che ormai accompagna milioni
di persone al mondo e che rappresenta l’accensione
della tv!
Noi tutti
allora possiamo considerarci figli di Warhol,
con pregi e difetti, figli dell’arte del super
mercato, di pubblicità, icone, Coca Cola e Campbell!
Non poteva essere altrimenti, in quanto Andrei
Warhola conosciuto come Andy Warhol nasce
a Pittsburgh 1928 divenendo pittore, scultore,
regista ed artista negli anni dei grandi
cambiamenti: gli anni ’60. Anni in cui si diceva
addio al vecchio stile di vita per iniziare a
diventare consapevoli di essere cittadini
contemporanei! Egli si fece, allora, portavoce del
dispiegarsi degli eventi trasformando, come
dichiara, l’artista in un business artist ed
affermando che “far denaro è arte e lavorare è
arte e il buon business è la migliore delle arti”
ed è proprio con questa citazione che la
Galleria d’arte 56 decide di aprire la mostra
che contiene più di 50 opere per dare una visione
generale non solo delle vicissitudini mentali
dell’artista ma anche di come egli abbia cercato di
esprimere al meglio la sua poetica pop.
Per
Warhol la pop art è amare le cose e le sue
famose ripetizioni fotografiche (Marylin, Mao ze
dong ecc.) non rappresentano altro che un gesto
d’amore, per questo l’artista (come già ci aveva
insegnato Duchamp) non ha più un importanza
rilevante per la realizzazione dell’opera, ma è
colui che riesce a carpire prima degli altri
determinati passaggi epocali e fenomeni sociologici,
e che dotato di una profonda sensibilità cerca di
condividere questa scoperta con gli altri. Non più,
quindi, l’artigiano capace di realizzare il bello
con la nuda mano, ma l’operatore culturale che
funziona quasi come una macchina!
La sua
arte, che portava gli scaffali di un supermercato
all'interno di un museo o di una mostra d'arte, era
una provocazione nemmeno troppo velata:l'arte doveva
essere consumata come un qualsiasi altro prodotto
commerciale.
Si
potrebbe ritrovare nelle intenzioni dell’artista un
ritorno alla poetica di Duchamp, d'altronde egli fu
il primo che insegnò ad amare l’oggetto così com’è
riscoprendo il quotidiano nelle sue molteplici
sfaccettature, e Warhol non fece altro che
amare i suoi tempi nei suoi moti più complessi,
innalzando l’oggetto o la persona a status quo, a
prolungamento di noi stessi, facendoci diventare,
parafrasando McLuhan, narcotizzati e
narcisi!
La mostra
che ha affrontato 4 tappe museali spagnole giunge a
Bologna dal 21 aprile al 23 maggio presso la
Galleria 56 e dal 26 maggio al 24 giugno presso la
sede di Abano Terme, curata da Claudio
Spadoni e Estemio Serri,
presenta tra le molteplici opere, la famosissima
marilyn, mao tse dong, i modelli campbell, e
tantissime altre serigrafie che ci faranno fare un
tuffo nelle nostre radici, ci faranno incontrare i
nostri idoli, e sentirci celebri anche noi a nostra
volta; d'altronde lui l’aveva intuito dicendo che “
Nel futuro ognuno sarà famoso per quindici minuti.”
14 maggio
2007
Valentina
Zoccali
valentinazoccali@sindromedistendhal.com