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Redazione

Cai Guo-Qiang. I want to believe

 

dal 22 febbraio al 28 marzo

 

New York, Guggenheim Museum

5th Avenue, 1071(89th street)

 

da sabato a mercoledì10.00-17.45

Venerdì 10.00-19.45

Chiuso il giovedì

Esplosioni, automobili, animali: la spirale del Guggenheim si trasforma in una realtà fantastica per la personale dell'artista cinese.

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Bruno Zevi aveva definito la struttura del Guggenheim Museum creata da Frank Lloyd Wright nel 1959 come “una strada affine ad un super-garage, che prolunga quella della città ravvolgendosi in una spirale aperta per ricongiungersi poi al contesto urbano[1]. Ma probabilmente non avrebbe immaginato che la spirale del museo newyorkese sarebbe stata teatro di una spettacolare deflagrazione di un’automobile. Un’esplosione che lancia una macchina dal pian terreno all’ultimo livello della spirale. Un’esplosione scomposta e ricostruita nel suo evolversi nel tempo, attraverso nove automobili che via via salgono nel vuoto della rotonda del museo, che individuano l’evolversi del rocambolesco salto, in una simulazione simultanea dei momenti successivi. È l’opera principale dell’esibizione  “Cai Guo-Qiang. I want to believe”: “Innoportune: Stage One”. Dalle macchine escono dei colorati fasci di neon luminosi, creando un effetto seducente e spettacolare che maschera la volontà dell’artista cinese di rappresentare un attentato terroristico. L’installazione è stata realizzata nel 2004 per il Seattle Art Museum, come reazione agli attentati dell’11 settembre, che, secondo la controversa e complessa affermazione attribuita al compositore tedesco Karlheinz Stockhausen, è stata la più grande di tutte le opere d’arte. È proprio l’incontro–scontro tra bellezza e terrore e distruzione uno dei temi dominanti della grande personale che il Guggenheim dedica, fino al 28 maggio, a Cai Guo-Qiang, artista cinese dal 1995 di stanza a New York. Lungo il percorso del museo sono disposte numeroso installazioni, sculture, video e dipinti, a testimonianza dell’attività poliedrica dell’artista. Sono molti i video che riproducono le esplosioni che, a partire dagli anni Ottanta, Cai Guo-Qiang ha realizzato in giro per il mondo, in aree abbandonate o desertiche. Le esplosioni si basano sul paradosso che della distruzione che dà vita ad una nuova creazione, secondo la filosofia dell’artista per cui ogni trasformazione dà vita a una nuova ed indipendente forma di vita. Le sue opere sono intrise di riferimenti al maoismo, al buddismo, alla tradizione cinese, alla medicina orientale e alla storia cinese degli ultimi decenni, essendo cresciuto in piena epoca maoista e Rivoluzione culturale. La polvere da sparo delle esplosioni viene utilizzata da Cai Guo-Qiang anche in opere su carta. L’artista cosparge con polvere da sparo grandi fogli stesi sul pavimento, per poi provocare delle veloci fiammate che lasciano sulla carta delle figure tra l’astratto e il figurativo, paesaggi fantastici, disegni che in alcuni casi richiamano la tradizione calligrafica cinese.

Le opere più suggestive presenti al Guggenheim sono le grandi installazioni. Tra tutte “Head On”. Un branco di cento lupi imbalsamati che prendono il volo correndo verso un muro di vetro, scontrandosi col quale cadono e si ammassano ai suoi piedi. L’installazione è stata realizzata per la personale dell’artista al Guggenheim di Berlino e la vetrata riproduce in altezza e spessore una sezione del muro di Berlino. Il branco di simboleggia la tendenza umana a seguire in modo cieco e acritico le ideologie, compiendo sempre gli stessi errori. Fino a scontrarsi con un muro di vetro, che rappresenta gli obiettivi semplici ed immediati che la società continua a porsi, perdendo di vista le vere conquiste a lungo termine. Protagonista dell’installazione “Innoportune” è invece un altro animale, una decine di tigri trafitte da centinaia di frecce. Torna il tema della bellezza e della distruzione, con questi animali magnifici colpiti a morte.

L’artista ha ricreato appositamente per questa mostra la serie di sculture che erano state presentate all’Arsenale in occasione della 48esima Biennale di Venezia. Si tratta di una serie di sculture in argilla, presentate a diversi livelli di lavorazione, dalla semplice struttura in ferro e vetro alla forma completa, che riproducono una delle opere d’arte più famose della Cina maoista. Si tratta della Rent Collection Courtyard, sculture create nel 1965 da membri della Sichuan Fine Arts Institute, raffiguranti i maltrattamenti subiti dai contadini cinesi prima dell’avvento del comunismo.  A queste installazioni se ne affiancano altre che sembrano di natura più intima, di matrice meditativa, come An Arbitrary History: River”, uno spettro d’acqua che il visitatore può percorrere su una piccola imbarcazione in legno, muovendosi tra sculture frutto di un’estetica tipicamente orientale che fluttuano leggere dal soffitto.

La mostra, curata da Alexandra Munroe, senior curator per l’arte asiatica al Guggenheim, restituisce il profilo completo di questo grande artista, già universalmente premiato (dal Leone d’oro alla Biennale di Venezia all’Hiroshima Art Prize) e sempre in bilico tra Oriente e Occidente, tradizione e avanguardia, distruzione e creazione.

 

Tommaso Martini tommasomartini@sindromedistendhal.com

3 aprile 2008


 

[1] B. ZEVI, Frank Lloyd Wright, Zanichelli, Bologna 1979

Nelle foto, dall'alto: Innoportune: Stage One”;  Head On”; Rent Collection Courtyard

Realizzate da Tommaso Martini

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola