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La
Guerra civile spagnola, la prima guerra che fu combattuta
con le armi della propaganda, della cultura e della
fotografia, è stata al centro di quattro mostre appena
concluse all’International Center of Photography ICP
di New York.
Decine di grandi intellettuali europei e americani si
arruolano nell’esercito repubblicano, migliaia ne sposarono
la causa negli anni che vanno dal 1936 al 1939. Tra questi
due fotografi, destinati a diffondere in tutto il mondo le
immagini dell’orrore dell’avanzata nazionalista in Spagna.
Si tratta di Robert Capa e Gerda Taro
che giunsero insieme in Spagna il 5 agosto del 1936, a meno
di un mese dall’inizio della guerra. Come inviati della
rivista «Vu» firmarono insieme i primi reportage da
Barcellona e dal fronte di Cordoba.

La prima mostra dell’ICP è dedicata a lei, a Gerda Taro,
che seguirà la guerra per circa un anno, prima di morire
sotto il fuoco nemico nel 1937. Esule dalla Germania
nazista, conoscerà l’ungherese Robert Capa,
pseudonimo di Endre Ernő Friedmann, a Parigi. Insieme
decideranno di partire per la Spagna. Non è semplice
distinguere le fotografie di Gerda Taro da quelle di
Robert Capa. Attraversarono la guerra quasi sempre
insieme e a volte con lo stesso modello di macchina
fotografica. Tuttavia si individua nelle fotografie della
donna la scelta di decentrare il soggetto, di inquadrarlo
scorciato e mai frontalmente, per lasciar spazio al cielo.
Anche se meno famosa del compagno, le sue immagini sono
altrettanto forti e artisticamente potenti. Ne sono un
esempio le fotografie dei feriti e dei morti del
bombardamento di Valencia, nel maggio del 1937 o quelle
dei rifugiati di Almanera.
Anche
Capa morirà in guerra, ma molti anni dopo (1954), nel
Vietnam, ucciso dallo scoppio di una mina. La sua macchina
fotografica potrà quindi raggiungere e documentare altri
conflitti, la mostra newyorkese ne ripercorre alcuni con ”This
is war: Robert Capa at work”. Il percorso si apre con la
Guerra civile spagnola e la
celeberrima foto del miliziano colpito a morte a
Cerro Muriano, vicino a Cordoba il 5 settembre 1938. Nella
sala dedicata a questo scatto, ci vengono mostrate decine di
foto che risalgono allo stesso giorno. Immagini degli
sfollati di Cordoba e dei combattimenti, una possibile prova
dell’autenticità spesso contestata della foto più famosa
della Guerra civile spagnola. Nel corso dello stesso anno
Robert Capa raggiunse un altro focolare della guerra che
stava per esplodere in tutto il mondo. Il Giappone aveva
invaso la Cina e Capa era riuscito a partire per
l’Estremo Oriente come secondo operatore del regista
Joris Ivens. Qui però ottenne il permesso di
fotografare solo nei luoghi dove Ivens avrebbe dovuto
girare il suo documentario, “The 400 milioni”. Le foto che
Capa realizzerà per «Life» in Cina, quindi, non ci
mostrano la battaglia e non hanno la forza e l’immediatezza
dei reportage spagnoli, ma si concentrano su parate e
scenari di campi di battaglia ormai vuoti. Ma di nuovo in
Spagna Capa torna a seguire da vicino i
combattimenti, con la Battaglia del fiume Segre, alla fine
del 1938. Prima di lasciare la Spagna, alla fine del gennaio
1939, poche settimane prima della caduta di Madrid e della
definitiva sconfitta repubblicana, Capa fotograferà
i rifugiati di Barcellona, in viaggio verso la Francia.
Della
Seconda guerra mondiale sono passati alla storia gli scatti
realizzati da Capa durante lo sbarco in Normandia,
nel D-Day del 6 giugno 1944. In mostra sono esposte
tutte le dieci fotografie giunte fino a noi. La maggior
parte dei negativi dei quattro rullini riempiti da Capa
durante l’ora e mezzo di durata dello sbarco, infatti,
andarono distrutti durante le operazioni di sviluppo.
Rimangono le famose fotografie spesso fuori fuoco, mosse,
quasi surreali, ma proprio per questo efficaci nel mostrare
la confusione e il caos dello sbarco.
Negli ultimi giorni della guerra, Capa seguirà
l’esercito americano nell’avanzata in Germania. A Leipzig
coglierà nuovamente il momento della morte di un soldato, in
una sequenza di foto che mostrano il militare americano
colpito proprio all’interno della stanza in cui si trovava
il fotografo stesso. Di pochi giorni successiva un’immagine
simbolo della vittoria alleata contro il nazismo: un soldato
americano che saluta davanti alla grande svastica dello
stadio di Norimberga.
La modernità della Guerra civile spagnola non risiede solo
nell’essere il primo conflitto di cui la stampa e l’opinione
pubblica straniera erano costantemente aggiornati. Fu anche
una guerra combattuta con la propaganda, l’arte, la cultura,
insomma con altre armi. “Other weapons:
Photography and Print Culture During the Spanish Civil War”
è infatti il titolo della piccola mostra che raccoglie
numerose riviste, manifesti e giornali dell’epoca. La mostra
prende il titolo da un servizio di uno dei giornali più
importanti dell’epoca, il giornale anarchico «Umbral», in
cui si chiamavano alla guerra proprio gli artisti e gli
uomini di cultura. Fu una stagione di profondo impegno e
rinnovamento culturale, che le riviste dell’epoca esprimono
anche con design e grafiche innovativi, spesso affidati a
importanti artisti.

In Spagna però quella della Guerra civile è una ferita
ancora aperta e sanguinante. Lo dimostra la necessita di
regolamentare la Memoria per legge voluta da Zapatero,
a cui la Chiesa ha fatto eco beatificando cinquecento
franchismi “martiri della libertà”. Anche il ciclo di mostre
dell’ICS si chiude su questa lacerazione della Spagna (e non
solo) dei giorni nostri. “Dark Is the Room Where We Sleep:
A Project by Francesc Torres” è un reportage realizzato
nel 2004 nel paesino di Burgos, nel nord della Spagna. Il
fotografo spagnolo Francesc Torres ha seguito
passo passo le operazioni di scavo che hanno portato alla
luce una fossa comune in cui furono gettati quarantasei
civili nei primi mesi di guerra. Un viaggio in bianco e nero
attraverso gli scheletri di quel passato e un confronto con
le nuove generazioni, con i figli e i nipoti di questi
massacri. In Spagna rimangono ancora oggi centinaia di fosse
comuni, testimonianza di una storia che in molti vogliono
lasciare sepolta. Torres stesso ha incontrato
numerose difficoltà ed è stato apertamente ostacolato nel
suo progetto proprio per motivi politici e ideologici. La
mostra, che raggiungerà il Centro di Cultura Contemporanea
di Barcellona, e il catalogo di immagini e testimonianze che
la accompagna, vuole essere un tentativo di recuperare
questa storia sepolta.
Tommaso
Martini
tommasomartini@sindromedistendhal.com
5 gennaio
2007
Immagini:
Foto 1:Gerda
Taro
[Republican militiawoman training on the beach, outside
Barcelona], August 1936
Gelatin silver print
International Center of Photography, Gift of Cornell Capa
© International Center of Photography
Foto 2: Gerda Taro
[Robert Capa, Segovia front, Spain], May 1937
Gelatin silver print
© 2002 International Center of Photography
International Center of Photography
Foto 3: Robert
Capa
Death of a Loyalist Militiaman, Cerro Muriano, Córdoba
front, Spain, September 5, 1936
Gelatin silver print
© Cornell Capa
International Center of Photography
Foto 4: Robert
Capa
[American soldier landing on Omaha Beach, D-day, Normandy,
France], June 6, 1944
Gelatin silver print
© Cornell Capa
International Center of Photography
Foto 5: Francesc
Torres
Dark Is the Room Where We Sleep, 2007
© Francesc Torres |