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Redazione

 

Le immagini della Guerra civile spagnola

di Tommaso Martini

Nella recente mostra dell'International Center of Photography di New York, a confronto gli scatti di Robert Capa e Gerda Taro e la necessità della memoria nelle foto di Francesc Torres.

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di Tommaso Martini

Un percorso nelle più famose immagini di guerra del Novecento, fotografie che hanno contribuito a cambiare il corso della storia

 

 


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La Guerra civile spagnola, la prima guerra che fu combattuta con le armi della propaganda, della cultura e della fotografia, è stata al centro di quattro mostre appena concluse all’International Center of Photography ICP di New York.

Decine di grandi intellettuali europei e americani si arruolano nell’esercito repubblicano, migliaia ne sposarono la causa negli anni che vanno dal 1936 al 1939. Tra questi due fotografi, destinati a diffondere in tutto il mondo le immagini dell’orrore dell’avanzata nazionalista in Spagna. Si tratta di Robert Capa e Gerda Taro che giunsero insieme in Spagna il 5 agosto del 1936, a meno di un mese dall’inizio della guerra. Come inviati della rivista «Vu» firmarono insieme i primi reportage da Barcellona e dal fronte di Cordoba.

La prima mostra dell’ICP è dedicata a lei, a Gerda Taro, che seguirà la guerra per circa un anno, prima di morire sotto il fuoco nemico nel 1937. Esule dalla Germania nazista, conoscerà l’ungherese Robert Capa, pseudonimo di Endre Ernő Friedmann, a Parigi. Insieme decideranno di partire per la Spagna. Non è semplice distinguere le fotografie di Gerda Taro da quelle di Robert Capa. Attraversarono la guerra quasi sempre insieme e a volte con lo stesso modello di macchina fotografica. Tuttavia si individua nelle fotografie della donna la scelta di decentrare il soggetto, di inquadrarlo scorciato e mai frontalmente, per lasciar spazio al cielo. Anche se meno famosa del compagno, le sue immagini sono altrettanto forti e artisticamente potenti. Ne sono un esempio le fotografie dei feriti e dei morti del bombardamento di Valencia, nel maggio del 1937 o quelle dei rifugiati di Almanera.

Anche Capa morirà in guerra, ma molti anni dopo (1954), nel Vietnam, ucciso dallo scoppio di una mina. La sua macchina fotografica potrà quindi raggiungere e documentare altri conflitti, la mostra newyorkese ne ripercorre alcuni con ”This is war: Robert Capa at work”. Il percorso si apre con la Guerra civile spagnola e la celeberrima foto del miliziano colpito a morte a Cerro Muriano, vicino a Cordoba il 5 settembre 1938. Nella sala dedicata a questo scatto, ci vengono mostrate decine di foto che risalgono allo stesso giorno. Immagini degli sfollati di Cordoba e dei combattimenti, una possibile prova dell’autenticità spesso contestata della foto più famosa della Guerra civile spagnola. Nel corso dello stesso anno Robert Capa raggiunse un altro focolare della guerra che stava per esplodere in tutto il mondo. Il Giappone aveva invaso la Cina e Capa era riuscito a partire per l’Estremo Oriente come secondo operatore del regista Joris Ivens. Qui però ottenne il permesso di fotografare solo nei luoghi dove Ivens avrebbe dovuto girare il suo documentario, “The 400 milioni”. Le foto che Capa realizzerà per «Life» in Cina, quindi, non ci mostrano la battaglia e non hanno la forza e l’immediatezza dei reportage spagnoli, ma si concentrano su parate e scenari di campi di battaglia ormai vuoti. Ma di nuovo in Spagna Capa torna a seguire da vicino i combattimenti, con la Battaglia del fiume Segre, alla fine del 1938. Prima di lasciare la Spagna, alla fine del gennaio 1939, poche settimane prima della caduta di Madrid e della definitiva sconfitta repubblicana,  Capa fotograferà i rifugiati di Barcellona, in viaggio verso la Francia.

Della Seconda guerra mondiale sono passati alla storia gli scatti realizzati da Capa durante lo sbarco in Normandia, nel D-Day del 6 giugno 1944. In mostra sono esposte tutte le dieci fotografie giunte fino a noi. La maggior parte dei negativi dei quattro rullini riempiti da Capa durante l’ora e mezzo di durata dello sbarco, infatti, andarono distrutti durante le operazioni di sviluppo. Rimangono le famose fotografie spesso fuori fuoco, mosse, quasi surreali, ma proprio per questo efficaci nel mostrare la confusione e il caos dello sbarco.

Negli ultimi giorni della guerra, Capa seguirà l’esercito americano nell’avanzata in Germania. A Leipzig coglierà nuovamente il momento della morte di un soldato, in una sequenza di foto che mostrano il militare americano colpito proprio all’interno della stanza in cui si trovava il fotografo stesso. Di pochi giorni successiva un’immagine simbolo della vittoria alleata contro il nazismo: un soldato americano che saluta davanti alla grande svastica dello stadio di Norimberga.

La modernità della Guerra civile spagnola non risiede solo nell’essere il primo conflitto di cui la stampa e l’opinione pubblica straniera erano costantemente aggiornati. Fu anche una guerra combattuta con la propaganda, l’arte, la cultura, insomma con altre armi. “Other weapons: Photography and Print Culture During the Spanish Civil War” è infatti il titolo della piccola mostra che raccoglie numerose riviste, manifesti e giornali dell’epoca. La mostra prende il titolo da un servizio di uno dei giornali più importanti dell’epoca, il giornale anarchico «Umbral», in cui si chiamavano alla guerra proprio gli artisti e gli uomini di cultura. Fu una stagione di profondo impegno  e rinnovamento culturale, che le riviste dell’epoca esprimono anche con design e grafiche innovativi, spesso affidati a importanti artisti.

In Spagna però quella della Guerra civile è una ferita ancora aperta e sanguinante. Lo dimostra la necessita di regolamentare la Memoria per legge voluta da Zapatero, a cui la Chiesa ha fatto eco beatificando cinquecento franchismi “martiri della libertà”. Anche il ciclo di mostre dell’ICS si chiude su questa lacerazione della Spagna (e non solo) dei giorni nostri. “Dark Is the Room Where We Sleep: A Project by Francesc Torres” è un reportage realizzato nel 2004 nel paesino di Burgos, nel nord della Spagna. Il fotografo spagnolo Francesc Torres ha seguito passo passo le operazioni di scavo che hanno portato alla luce una fossa comune in cui furono gettati quarantasei civili nei primi mesi di guerra. Un viaggio in bianco e nero attraverso gli scheletri di quel passato e un confronto con le nuove generazioni, con i figli e i nipoti di questi massacri. In Spagna rimangono ancora oggi centinaia di fosse comuni, testimonianza di una storia che in molti vogliono lasciare sepolta. Torres stesso ha incontrato numerose difficoltà ed è stato apertamente ostacolato nel suo progetto proprio per motivi politici e ideologici. La mostra, che raggiungerà il Centro di Cultura Contemporanea di Barcellona, e il catalogo di immagini e testimonianze che la accompagna, vuole essere un tentativo di recuperare questa storia sepolta.

Tommaso Martini tommasomartini@sindromedistendhal.com

5 gennaio 2007

Immagini:

Foto 1:Gerda Taro
[Republican militiawoman training on the beach, outside Barcelona], August 1936
Gelatin silver print
International Center of Photography, Gift of Cornell Capa
© International Center of Photography

Foto 2: Gerda Taro
[Robert Capa, Segovia front, Spain], May 1937
Gelatin silver print
© 2002 International Center of Photography
International Center of Photography 

Foto 3: Robert Capa
Death of a Loyalist Militiaman, Cerro Muriano, Córdoba front, Spain, September 5, 1936
Gelatin silver print
© Cornell Capa
International Center of Photography

Foto 4: Robert Capa
[American soldier landing on Omaha Beach, D-day, Normandy, France], June 6, 1944
Gelatin silver print
© Cornell Capa
International Center of Photography

Foto 5: Francesc Torres
Dark Is the Room Where We Sleep, 2007
© Francesc Torres

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola