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Redazione

Annibale Carracci

Dal 25 gennaio 2007 al 6 maggio 2007

Chiostro del Bramante, Roma
Via della Pace

Tutti i giorni 10.00-20.00
Sabato 10.00-23.00
Domenica 10.00-21.00
Lunedì CHIUSO

Ingresso: 9 € Il martedì 7 €

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Courtesy Ufficio Stampa Electa-Mondadori

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TitoloAnnibale Carracci. Catalogo della mostra (Bologna, 22 settembre 2006-7 gennaio 2007; Roma, 25 gennaio-6 maggio 2007)

Dati 500 p., ill., brossura

Anno 2006

Editore: Electa Mondadori

Catalogo "Annibale Carracci" Euro. 40,00 Ordina da IBS Italia

 

Noi altri dipintori habbiamo da parlar con le mani” Annibale Carracci

Abituati ad un’arte che ci pone davanti una realtà fittizia con eccentriche sfumature, amanti dei colpi di scena e della suspense cinematografica, noi contemporanei siamo spesso portati a scostare chi nel Cinquecento concepì la vita artistica in maniera accademica e rigorosa,  incarnando la bellezza classica e la perfezione ottenuta attraverso lo studio dal vero.

E’ la realtà di Annibale Carracci (Bologna 1560- Roma 1609), artista che grazie alle sue capacità raffinate riuscì ad attuare una rivoluzione all’insegna dell’ordine e della compostezza.

Alla fine del XVI sec, quando l’arte è ormai manierista, egli fonda a Bologna, con il fratello Agostino e il cugino Ludovico (anch’essi artisti), l’Accademia degli Incamminati che riporta a galla l’importanza dello studio dal vero, riuscendo a introdurre la modernità nella reticente città petroniana.

Questa è la vera rivoluzione carraccesca, che punta a mettere fine alla tradizione manierista contrapponendovi chiarezza, proporzione e linearità.

I tre Carracci dipingono insieme a Bologna dei sorprendenti affreschi presso Palazzo Fava, Magnani e Sampieri intorno al 1584-94, rappresentando le scene del Camerino d’Europa, le Storie di Giasone e le vicende di Romolo e Remo.

La fase più alta del percorso artistico di Annibale, portavoce dell’intera famiglia, arriva nel 1595 quando si reca a Roma chiamato dal cardinale Odoardo Farnese.

Qui affresca il Camerino di Palazzo Farnese, già disegnato da Michelangelo, e la Galleria, ma soprattutto riesce a liberarsi dallo spirito rigoroso del cardinal Paleotti, predisponendosi ai piaceri della tematica profana e realizzando così grandi affreschi mitologici in cui si percepisce l’eleganza e la classicità intrinseca all’artista.

L’incredibile crescita di Annibale, che ha potuto osservare attentamente i grandi artisti del ‘500 operanti nell’Urbe, fu frenata da una malattia al sistema nervoso che lo colse giovane all’età di quarantanove anni.

Nel 1609 Annibale attua la sua rivoluzione riscuotendo un enorme successo. Si narra, infatti, che Caravaggio posto di fronte alla pala di S. Caterina dei Furnari del Carracci disse: “Mi rallegro che al mio tempo veggo pure un pittore”.

Considerato da molti il successore di Raffaello per la sua linearità, chiarezza e capacità di rappresentazione, viene seppellito al Pantheon accanto a colui che fu sicuramente il suo più grande maestro e ispiratore.

A quasi quattro secoli dalla sua morte viene inaugurata la prima mostra monografica dell’artista, che intraprende e consolida il suo percorso nella città natale, Bologna, per poi ufficializzare il successo raggiunto a Roma.

Sono state raccolte più di centocinquanta opere, con l’intento di riuscire a dare un descrizione ampia del suo operato e della capacità di districarsi tra scene sacre e profane, tra autoritratti e dipinti popolani.

La mostra, allestita a Roma presso il Chiostro del Bramante dal 23 gennaio al 6 maggio 2007, offre l’opportunità di visitare le sale di Palazzo Farnese affrescate da Annibale tra il 1597 e il 1600.

In mostra tra le opere più famose sono presenti: il Mangiafagioli della Galleria Colonna datato al 1584-85 e la Piccola macelleria da Fort Worth, Kimbell Museum of Art, opere che sottolineano la predilezione dell’artista per lo studio dal vero. Il Paesaggio con la fuga in Egitto, commissionata dal cardinale Aldobrandini (ora alla Galleria Doria Pamphilj), è, invece, l’opera grazie alla quale Annibale viene definito il padre del paesaggio classico (che troverà come continuatori Lorrain e Corot).

La mostra si conclude con La Pietà di Capodimonte (1598-1600) scelta significativa in quanto essa è sia una delle ultime opere, sia tra le più poetiche.

Un evento che ha riscosso grande successo a Bologna (più di 70mila visitatori) e che approda ora a Roma per rendere onore ad un artista che è riuscito ad assorbire e ad esprimere nelle sue opere tutte le conoscenze e le esperienze acquisite, entrando così nel novero dei più grandi artisti della storia dell’arte italiana.

9 febbraio 2007

Valentina Zoccali valez86@libero.it

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
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