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“Noi altri
dipintori habbiamo da parlar con le mani” Annibale Carracci
Abituati ad
un’arte che ci pone davanti una realtà fittizia con
eccentriche sfumature, amanti dei colpi di scena e della
suspense cinematografica, noi contemporanei siamo
spesso portati a scostare chi nel Cinquecento concepì la
vita artistica in maniera accademica e rigorosa,
incarnando la bellezza classica e la perfezione
ottenuta attraverso lo studio dal vero.
E’ la realtà
di Annibale Carracci (Bologna 1560- Roma
1609), artista che grazie alle sue capacità raffinate
riuscì ad attuare una rivoluzione all’insegna
dell’ordine e della compostezza.
Alla fine del
XVI sec, quando l’arte è ormai manierista, egli fonda a
Bologna, con il fratello Agostino e il
cugino Ludovico (anch’essi artisti), l’Accademia
degli Incamminati che riporta a galla l’importanza
dello studio dal vero, riuscendo a introdurre la
modernità nella reticente città petroniana.
Questa è la
vera rivoluzione carraccesca, che punta a mettere fine
alla tradizione manierista contrapponendovi chiarezza,
proporzione e linearità.
I tre Carracci
dipingono insieme a Bologna dei sorprendenti
affreschi presso Palazzo Fava, Magnani e Sampieri
intorno al 1584-94, rappresentando le scene del Camerino
d’Europa, le Storie di Giasone e le vicende di Romolo e
Remo.
La fase più
alta del percorso artistico di Annibale, portavoce
dell’intera famiglia, arriva nel 1595 quando si reca a
Roma chiamato dal cardinale Odoardo Farnese.
Qui affresca
il Camerino di Palazzo Farnese, già disegnato da
Michelangelo, e la Galleria, ma soprattutto riesce a
liberarsi dallo spirito rigoroso del cardinal Paleotti,
predisponendosi ai piaceri della tematica profana e
realizzando così grandi affreschi mitologici in cui si
percepisce l’eleganza e la classicità intrinseca
all’artista.
L’incredibile
crescita di Annibale, che ha potuto osservare
attentamente i grandi artisti del ‘500 operanti
nell’Urbe, fu frenata da una malattia al sistema nervoso
che lo colse giovane all’età di quarantanove anni.
Nel 1609
Annibale attua la sua rivoluzione riscuotendo un enorme
successo. Si narra, infatti, che Caravaggio posto di
fronte alla pala di S. Caterina dei Furnari del Carracci
disse: “Mi rallegro che al mio tempo veggo pure un
pittore”.
Considerato da
molti il successore di Raffaello per la sua linearità,
chiarezza e capacità di rappresentazione, viene
seppellito al Pantheon accanto a colui che fu
sicuramente il suo più grande maestro e ispiratore.
A quasi
quattro secoli dalla sua morte viene inaugurata la prima
mostra monografica dell’artista, che intraprende e
consolida il suo percorso nella città natale, Bologna,
per poi ufficializzare il successo raggiunto a Roma.
Sono state
raccolte più di centocinquanta opere, con l’intento di
riuscire a dare un descrizione ampia del suo operato e
della capacità di districarsi tra scene sacre e profane,
tra autoritratti e dipinti popolani.
La mostra,
allestita a Roma presso il Chiostro del Bramante
dal 23 gennaio al 6 maggio 2007, offre l’opportunità
di visitare le sale di Palazzo Farnese affrescate da
Annibale tra il 1597 e il 1600.
In mostra tra
le opere più famose sono presenti: il Mangiafagioli
della Galleria Colonna datato al 1584-85 e la Piccola
macelleria da Fort Worth, Kimbell Museum of Art,
opere che sottolineano la predilezione dell’artista per
lo studio dal vero. Il Paesaggio con la fuga in
Egitto, commissionata dal cardinale Aldobrandini
(ora alla Galleria Doria Pamphilj), è, invece, l’opera
grazie alla quale Annibale viene definito il padre del
paesaggio classico (che troverà come continuatori
Lorrain e Corot).
La mostra si
conclude con La Pietà di Capodimonte (1598-1600)
scelta significativa in quanto essa è sia una delle
ultime opere, sia tra le più poetiche.
Un evento che
ha riscosso grande successo a Bologna (più di
70mila visitatori) e che approda ora a Roma per rendere
onore ad un artista che è riuscito ad assorbire e ad
esprimere nelle sue opere tutte le conoscenze e le
esperienze acquisite, entrando così nel novero dei più
grandi artisti della storia dell’arte italiana.
9 febbraio 2007
Valentina
Zoccali
valez86@libero.it
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