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Le
mura rinascimentali di Palazzo Strozzi, storico edificio
fiorentino, ospiteranno, fino all’8 febbraio 2009 una mostra
di particolare spessore artistico e storico: “Caterina
e Maria de Medici. Donne al potere”.
Entrambe nate nella Firenze del XVI secolo,
le due donne si trovarono a condividere una sorte analoga e
non certo clemente: Caterina sposò nel 1533, a
soli 14 anni, Enrico II, re di Francia, di cui
rimase vedova nel 1559; Maria fu sposa nel
1600 del re di Francia Enrico IV che morì
dieci anni più tardi lasciandola alla reggenza del regno per
conto del figlio ancora bambino.
Principesse, regine, madri,“donne al potere”…
Attraversando le otto sale in cui si articola
l’esposizione si ha la sensazione di spiare dall’interno la
vita delle due donne: il matrimonio, le passioni, la
cultura, le collezioni. Molti sono gli oggetti in mostra che
ci restituiscono la sfera privata delle regine: dalle
lettere scritte da Maria de’ Medici alla sorella
Eleonora Gonzaga al talismano appartenuto a
Caterina, accusata da alcuni di praticare arti magiche.
L’attenzione del visitatore è, però,
immediatamente attratta, fin dalla prima sala, da un arazzo
di enormi dimensioni che anticipa la presenza di una vera e
propria “galleria di arazzi” che occupa
interamente cinque sale della mostra, dalla III alla VII.
Tale esposizione ha lo scopo di intrecciare alla
rappresentazione della vita delle due regine, un’ulteriore
figura femminile, quella della leggendaria regina Artemisia.
Fu Boccaccio a riunire la
storia di due antiche figure: l’Artemisia, regina di
Alicarnasso e moglie del re Mausolo e l’Artemisia che
combatté valorosamente a Salamina e regnò sulla Caria
(attuale Turchia), in nome di suo figlio.
La serie di quindici arazzi narra la
biografia di un’unica Artemisia, che racchiude entrambe le
personalità precedentemente citate, traendola dal poema
epico Histoire de la Royne Arthémise, composto nel
1561-1562 da Nicolas Houel, poeta parigino. Lo scopo di tale
composizione era proprio quello di esaltare e omaggiare la
regina Caterina de’ Medici attribuendole caratteri
fondamentali propri anche di Artemisia: l’esaltazione del
defunto marito, l’amore per i figli, il carattere forte,
indispensabile per mantenere salda la reggenza di un regno.
Il ciclo di arazzi, però, prese forma
soltanto sotto il regno di Enrico IV che ne ordinò la
produzione per celebrare la regina Maria de’ Medici. In
realtà, i disegni di Caron, riguardanti il
poema epico ed adatti ad una eventuale trasposizione sugli
arazzi, erano stati presentati già, anni prima, alla regina
Caterina che però non li aveva utilizzati.
Tra i quindici arazzi in mostra, otto
utilizzano i disegni di Caron mentre gli altri utilizzano i
disegni attribuiti a Henri Lerambert “pittore
per le tappezzerie del re”.
La “galleria di arazzi” in mostra a Palazzo
Strozzi è, davvero, una stupenda comunione di espressioni
artistiche. Fili d’oro, d’argento di seta si intrecciano
restituendoci immagini di battaglie, di cavalieri, di
trofei.
La settima sala presenta vari dipinti di artisti italiani
del Seicento tra i quali Girolamo Forabosco, Cesare Dandini,
Giovan Gioseffo Dal Sole, Bernardino Mei e Francesco Cairo.
E’ questa la sezione della mostra che porta
realmente lo spettatore a contatto con la sfera privata di
Artemisia, che vuole ricollegarsi metaforicamente a quella
di Caterina e Maria de’Medici.
I dipinti esposti, rappresentando soprattutto
il momento in cui la regina Artemisia beve le ceneri del
marito mischiate alle proprie lacrime, richiamano
nell’osservatore un forte sentimento tragico.
Artemisia diviene
un’urna funeraria vivente per amore del suo defunto
consorte…
L’arte seicentesca restituisce ad Artemisia
il diritto di soffrire profondamente per la morte dello
sposo, il diritto di essere donna prima che regina.
Nell’ottava sala è, inoltre, allestito un
ambiente accogliente nel quale il visitatore può, se lo
desidera, soffermarsi a cercare le risposte agli indovinelli
a filastrocca proposti da Roberto Piumini che accompagnano
gli arazzi in mostra, e scrivere un testo in rima sulla
mostra stessa.
In un ambiente separato dal percorso
storico-artistico della mostra, ma sempre all’interno del
Palazzo, troviamo esposta una graphic novel del
fumettista Giuseppe Palumbo: “EternArtemisia”.
Un fumetto fruibile da tutti che prende
spunto dal mito delle due Artemisia narrato negli arazzi e
lo ripropone partendo da un futuro possibile, a ritroso fino
alla preistoria.
Un’idea fantastica che attualizza la storia e
il mito avvicinandoli allo spettatore attraverso la
fantasiosa tecnica fumettistica.
Marianna Basileo
14 novembre 2008
Informazioni:
Firenze
Palazzo Strozzi
Tutti i giorni ore
9.00-20.00
Giovedì ore 9.00-23.00 Accesso in mostra
consentito fino a un’ora prima dell’orario di chiusura
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