La sede all’ex-Mattatoio
di Testaccio del Museo Comunale d’arte moderna MACRO,
presenta l’ultima personale dell’artista romano Piero
Pizzi Cannella (Rocca di Papa, 1955), intitolata “Cattedrale”.
Dodici tele di grande formato e numerosi disegni vengono
presentati in una delle cattedrali dell’industria
romana del Novecento, ambiente restaurato e adibito a museo
dal 2003.
Il dialogo che si
instaura tra lo spazio espositivo e le opere è quanto mai
intenso. I luoghi del sacro e dello spirito emergono su tele
oscurate da vaste campiture nere, che cancellano, si
sovrappongono, invadono lo spazio delle cattedrali. E questo
colore scuro esce dalla superficie delle tele e si intreccia
con la struttura del mattatoio, con le colonne in ghisa e i
binari aerei lasciati intatti nel corso del restauro, e con
il pavimento in cemento. Si crea così una continuità tra
l’ambiente in cui noi visitatori ci troviamo, diviso dalle
colonne in tre navate, e l’ambiente metafisico delle opere
di Pizzi Cannella. Una continuità non solo cromatica. Le
cattedrali così cancellate, cupe, lontane nel tempo e nello
spazio (come
suggerisce
il color seppia delle tele), sembrano echi di una
spiritualità ormai perduta nel nostro mondo contemporaneo.
Le forme delle cattedrali ricordano spesso strutture
dell’archeologia industriale, un altro mondo tramontato come
testimonia lo spazio del Mattatoio, luogo della memoria
collettiva di un quartiere e di una città. Nel video “Con
chi parlo, o la fabbrica dei pennelli”, un dialogo
telefonico che assume i caratteri di un flusso di coscienza
sulla propria arte e la propria poetica, Pizzi Cannella dice
dipingo a memoria, come si diceva una volta, ma non è una
memoria personale, è una memoria collettiva, è quello che
resta della memoria. Quello che resta delle cattedrali,
della spiritualità e, ci suggerisce l’azzeccato connubio tra
queste opere e lo spazio che le presenta, quello che resta
del mondo industriale.
Un ottima mostra
quindi, in cui i lavori dell’artista sono arricchiti ed
esaltati dallo spazio. Le dodici tele sono il frutto delle
ricerche degli ultimi anni di Pizzi Cannella, operativo a
Roma dalla metà degli anni Settanta. Uno degli artisti che
hanno eletto a propria sede l’ex pastificio Cerere di
San Lorenzo, a sua volta esempio di archeologia industriale
(fu attivo dal 1902 al 1960) e trasformato, dopo anni di
abbandono, in uno dei luoghi dell’innovazione dell’arte
italiana ad opera dei giovani artisti Nunzio, Giuseppe
Gallo, Gianni Dessì, Marco Tirelli, Bruno Ceccobelli e,
appunto, Piero Pizzi Cannella, che qui vivono e lavorano a
partire dagli anni Settanta-Ottanta, portando avanti
ricerche artistiche su percorsi non necessariamente coevi.