“Bella: opere da lasciarti con il
fiato sospeso e un buon allestimento, che rende la
mostra godibile”. Questi i commenti più ricorrenti
sulla esposizione dedicata a Chagall
al Vittoriano. Bisogna, però affrettarsi,
perché le opere ospitate, abbandoneranno la calda
estate romana il 1 luglio per tornare alle frescure
delle città da cui provengono: la galleria Tretiakov
di Mosca, il museo russo di San Pietroburgo, il
Centre George Pompidou e il museo d’arte ebraica di
Parigi oltre alle numerose collezioni private.
Nel frattempo i visitatori hanno
ancora un po’ di tempo per godere di “Chagall
delle meraviglie” (questo il titolo della
mostra) e per lasciarsi trasportare fino al termine
del percosso dall’incanto. Infatti, la sensazione
che si ha durante il percorso della mostra è simile
a quello degli innamorati che lievitano e che
camminano sospesi nell’aria al di sopra della città:
si ha la sensazione di essere sospesi in una
dimensione onirica, di vivere un altro mondo, di
lasciarsi alle spalle tutto quello che è il nostro
quotidiano.
Si spazia nei molti campi e nelle
varie tematiche che hanno attraversato la fervida
attività creativa di Chagall. La tradizione
russa e le radici ebraiche trovano una degna
documentazione in una saletta che raccoglie stampe
ad hoc e che si ritroveranno in tutta l’arte del
pittore. Ci sono i richiami alla famiglia con i
ritratti dei suoi cari e delle scene di vita
familiare. Ma c’è anche l’amore. Ed è un amore tutto
da contemplare, un amore in cui la coppia è il
soggetto protagonista, che non guarda al lato
oscuro, all’abbandono, alla perdita, alle difficoltà
di questo sentimento; è un amore gioioso, è un
abbraccio, è il tenersi per mano che unisce dolcezza
e malinconia. Lo stesso dolce-amaro che si ritrova
nei soggetti circensi o negli scorci parigini di
fronte a cui non si può rimanere indifferenti.
Fino a quando, non piomba addosso
al visitatore l’imponente trittico “Resistenza”
“Resurrezione” “Liberazione”, seguendo
il percorso cronologico della esposizione che
conduce al secondo piano.
Non si può non rimanere colpiti
dalle dimensioni delle tele, dal ritmo narrativo e
dalla varietà cromatica. L’effetto di Chagall
sta, in molta parte, nei colori e nelle tonalità
forti che si impongono prima di ogni altra cosa e il
trittico non smentisce questa particolarità.
Si scopre poi, che Chagall è
stato anche illustratore della Bibbia e delle favole
di La Fontaine e che ha decorato l’interno dell’Operà
di Parigi. Tutto testimoniato dalle sale di via san
Pietro in Carcere.
Insomma, una mostra ricca, pensata
anche per chi si accosta all’arte da profano. Il
visitatore, è costantemente seguito da pannelli che
guidano nella lettura delle opere, senza troppa
invadenza ed eccesso di spiegazioni. Quel che basta
per non interferire nella libera lettura dello
spettatore di fronte all’opera d’arte. Il merito di
Meret Meyer e Claudia Beltramo
Ceppi, curatori della mostra, nonché di
“Comunicare organizzando” che l’ha realizzata, è di
entusiasmare anche chi si avvicina totalmente
“sprovvisto” all’arte. Ma, forse questo è un merito
soprattutto dell’artista.
Il consiglio è di approfittare
degli ultimi giorni di esposizione e di godersi
Chagall di sera –il venerdì e il sabato le porte
sono aperte fino alle 23.30- quando non c’è troppo
affollamento. Sarà una buon augurio per i sogni di
una notte di mezz’estate!
(
Nella foto: Marc Chagall, "Bastille", 1953 )
Anita
Alfonsi
anitaalfonsi@sindromedistendhal.com
Comunicato stampa:
"Chagall
delle meraviglie": il suggestivo titolo
dell'esposizione trae spunto dal nome dato, in un
famosissimo saggio, da Louis Argon, l'intransigente
teorico del Dadaismo e del Surrealismo che, per
descrivere la lieve e meravigliosa poetica
chagalliana non trova altro termine di paragone che
la felice atmosfera del "Sogno di una notte di mezza
estate" di Shakespeare. L'intendimento di questa
importante retrospettiva che la città di Roma dedica
a Chagall, è quella di rivisitare la sua intera
opera ricca di rimandi, influssi e anticipazioni
rispetto all'arte futura, proprio perché Roma, luogo
in cui per duemila anni culture diverse si sono
susseguite e sovrapposte, è forse la città più
adatta a cogliere e a ritrovare nell'opera di
Chagall quell'intrecciarsi di origini diverse,
quella contaminazione tra differenti radici storiche
e culturali, quel mescolarsi tra religione ebraica e
cristiana che caratterizza il cammino di arte e di
vita del grande maestro. Importanti musei di tutto
il mondo partecipano alla mostra con il prestito di
una serie di opere di grande impatto; tra gli altri,
spiccano per qualità e spessore il nucleo di opere
provenienti dalla Russia, in particolare dalla
Galleria Tretiakov di Mosca e dal Museo di Stato
Russo di San Pietroburgo, e quello proveniente dalla
Francia, con la partecipazione del Musée National
d'Art et Culture Georges Pompidou di Parigi e del
Musée National Message Biblique Marc Chagall di
Nizza. La prima sezione della mostra illustra
l'influsso che la tradizione figurativa delle icone,
tipica della cultura ortodossa, ha su tutto il mondo
figurativo di Chagall. Il mondo ebraico e l'arte
tradizionale russa costituiscono uno dei nuclei
originari della poetica dell'artista. Nelle opere
del periodo russo ritroviamo la rappresentazione di
quelle masse umane che popolano i funerali e le
processioni di Repin e la grande scuola del Realismo
russo; il ricordo dell'artigianato russo traspare,
inoltre, in quel colorato senso della decorazione
all'origine dei suoi famosi mazzi di fiori. Sorgente
meno nota dell'ispirazione di Chagall è, invece, il
mondo di vignette popolari russe denominate Lubok,
ampiamente diffuse fra i ceti popolari durante tutto
l'Ottocento, in cui viene rappresentato in modo
realistico, ma paradossale, un mondo fatto di
animali parlanti, di personaggi che volano, di galli
cavalcati da fieri cavalieri. Lo stesso mondo che
anima, come un circo fatato, le opere di Chagall. "Vitebsk
era la terra che aveva nutrito le radici della mia
arte, ma la mia arte aveva bisogno di Parigi così
come un albero dell'acqua. Non avevo nessun altro
motivo per abbandonare la mia patria ed io credo di
esserle rimasto sempre fedele nella mia pittura".
Nel 1910, giunto a Parigi, Chagall si stabilisce
inizialmente a Montmartre, conosce l'arte di Gauguin
e Van Gogh, rimane fortemente impressionato dai
lavori di Matisse, scopre gli antichi maestri e nel
1911-12 conosce Soutine, ebreo orientale come lui.
Giunge a contatto con il Cubismo attraverso Robert
Delaunay. Entrambi non condividono lo sguardo
analitico per le cose proprio dei cubisti: per i due
artisti con il linguaggio cubista si poteva
esprimere la magia del mondo, la vita segreta delle
cose trasponendo in reticoli geometrici quanto
immaginato. Chagall difende un'altra concezione
dell'arte: quella dell'assoluta libertà creativa e
del gioco disinvolto dell'immaginazione. "La
tendenza di carattere scientifico non è felice per
l'arte… L'arte mi sembra essere soprattutto uno
stato d'animo." E così le opere di Chagall si
popolano di visioni fantasmagoriche, voli nell'aria
di corpi ed oggetti - una donna, un toro, una mucca,
due innamorati, un gallo - che risentono del mondo
fantastico dell'infanzia, del mondo incantato e
colorato delle favole russe e del volo circolare
sperimentato da Delaunay. Basti osservare gli oli su
tela Sopra la città (1914-1918), Amanti in rosa
(1916) e Amanti in blu (1914). Importante anche il
rapporto con altre correnti d'avanguardia a lui
contemporanee, il Surrealismo, il Primitivismo, il
Costuttivismo, l'Espressionismo in Germania. Tra il
1914 e il 1923 è nuovamente in Russia.
Innamoratissimo, sposa Bella e, nove mesi dopo, ha
una figlia. "Bastava che aprissi la finestra della
stanza e subito entravano d'impeto, insieme a lei,
l'azzurro, l'amore e i fiori". Sono anni sereni
turbati solo dal vento impetuoso della Rivoluzione
d'Ottobre. Nel '20 lascia Vitebsk per stabilirsi a
Mosca in condizioni di estrema povertà ma, tornato
in Francia nel 1923, vede realizzarsi le sue
speranze. La serena naturalezza dei quadri di quegli
anni è un riflesso della mancanza di preoccupazioni
esistenziali. Un'atmosfera magica intride le sue
opere, i quadri si popolano di scene naturali, di
fiori, di paesaggi tipicamente mediterranei, resi
grazie al potere espressivo del colore, di una
materia pittorica brillante. I colori si fanno
lucidi e teneri, le pennellate liquide e sottili, lo
sfumato morbido e arioso. Si mette a lavorare a
complessi cicli grafici. Splendida la serie delle
acqueforti raffiguranti le Anime morte di Gogol
mentre agli anni berlinesi risale la sua
Autobiografia riproposta eccezionalmente in mostra.
Nel 1933- 1941 lo stato d'animo si incupisce. A
causa della drammatica ascesa del nazismo, si
rafforza in questi anni il legame dell'artista con
le sue origini giudaiche. Il mondo ebraico di
Chagall, impersonato nella figura mitica dell'ebreo
errante, viene ampiamente descritto in mostra
attraverso una serie importante di dipinti, oltre
che da una raccolta di poesie dell'artista.
Emblematico l'olio su cartone raffigurante L'ebreo
rosso del 1915. Sbarca in America il 23 giugno del
1941, lo stesso giorno in cui i tedeschi invadono il
suo paese natale. Chagall rimane anche in questi
anni il cronista delle meraviglie; nelle sue opere
domina una fiabesca fantasmagoria dove nelle pance
delle cavalle si vedono embrioni, i violinisti
suonano sui tetti, le isbe russe sono dipinte
all'inverso, le mucche volano nell'aria, gli
innamorati si abbracciano tra le nuvole; il tutto
sempre con una logica. "E' libero soltanto quel
cuore cha ha una sua logica e una sua ragione".
Anche la figura del violinista che tante volte
ricorre in Chagall è un eroe lirico collegato alla
sua vagheggiata infanzia: ispirato da un zio di nome
Nuche che suonava il violino durante le feste
familiari, assurge a simbolo del mondo artistico. Si
veda, ad esempio, Liberazione (1937-1952) e Il
carnevale notturno, olio su tela del 1963. Finita la
guerra, la pittura di Chagall si libera dalla
notturna oppressione del momento precedente e torna
a colorarsi di fantastiche creature alate,
giocolieri, acrobati. Tornato in Francia, la sua
opera è sempre un volo acrobatico tra sogno e
realtà. Ma nell'opera tarda, alla tradizione
giudaico-ortodossa e al folclore russo si aggiungono
motivi della mitologia greca e cristiana. "Io sono
un mistico. Io non vado in chiesa o in sinagoga. Per
me lavorare è pregare." Il suo Museo del Messaggio
Biblico è fondato come un tempio d'amore. "L'amore
per tutto il mondo è la cosa più importante, come
pure la libertà. Quando perdi la libertà perdi
l'amore". Una ricca sezione della mostra, dedicata
alla raffigurazione dei motivi religiosi, fa
scoprire uno Chagall che passa senza evidenti
distinzioni, dalla tradizionale iconografia ebraica
- la rappresentazione di rabbini e sinagoghe - a
quella biblica e a quella cristiana, avendo l'ardire
di raffigurare, nel famosissimo trittico della
Crocifissione, un Cristo vestito dei tradizionali
abiti ebraici. Esposta per la prima volta la serie
completa delle incisioni della Bibbia.
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