Il sogno ad occhi aperti:
Chagall delle meraviglie

Dal 9 marzo al 1 luglio 2007

Complesso del Vittoriano, Roma
Via San Pietro in Vincoli

Dal lunedì al giovedì 9.30-19.30
Venerdì e sabato 9.30-23.30
Domenica 9.30-20.30
Lunedì CHIUSO

Ingresso: 10 €  ridotto 7,50 €

Ultimi giorni al Vittoriano per essere avvolti dai colori e dalle atmosfere di Chagall

 

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Redazione

 

“Bella: opere da lasciarti con il fiato sospeso e un buon allestimento, che rende la mostra godibile”. Questi i commenti più ricorrenti sulla esposizione dedicata a Chagall al Vittoriano. Bisogna, però affrettarsi, perché le opere ospitate, abbandoneranno la calda estate romana il 1 luglio per tornare alle frescure delle città da cui provengono: la galleria Tretiakov di Mosca, il museo russo di San Pietroburgo, il Centre George Pompidou e il museo d’arte ebraica di Parigi oltre alle numerose collezioni private.

Nel frattempo i visitatori hanno ancora un po’ di tempo per godere di “Chagall delle meraviglie” (questo il titolo della mostra) e per lasciarsi trasportare fino al termine del percosso dall’incanto. Infatti, la sensazione che si ha durante il percorso della mostra è simile a quello degli innamorati che lievitano e che camminano sospesi nell’aria al di sopra della città: si ha la sensazione di essere sospesi in una dimensione onirica, di vivere un altro mondo, di lasciarsi alle spalle tutto quello che è il nostro quotidiano.

Si spazia nei molti campi e nelle varie tematiche che hanno attraversato la fervida attività creativa di Chagall. La tradizione russa e le radici ebraiche trovano una degna documentazione in una saletta che raccoglie stampe ad hoc e che si ritroveranno in tutta l’arte del pittore. Ci sono i richiami alla famiglia con i ritratti dei suoi cari e delle scene di vita familiare. Ma c’è anche l’amore. Ed è un amore tutto da contemplare, un amore in cui la coppia è il soggetto protagonista, che non guarda al lato oscuro, all’abbandono, alla perdita, alle difficoltà di questo sentimento; è un amore gioioso, è un abbraccio, è il tenersi per mano che unisce dolcezza e malinconia. Lo stesso dolce-amaro che si ritrova nei soggetti circensi o negli scorci parigini di fronte a cui non si può rimanere indifferenti.

Fino a quando, non piomba addosso al visitatore l’imponente tritticoResistenza” “Resurrezione” “Liberazione”, seguendo il percorso cronologico della esposizione che conduce al secondo piano.

Non si può non rimanere colpiti dalle dimensioni delle tele, dal  ritmo narrativo e dalla varietà cromatica. L’effetto di Chagall sta, in molta parte, nei colori e nelle tonalità forti che si impongono prima di ogni altra cosa e il trittico non smentisce questa particolarità.

Si scopre poi, che Chagall è stato anche illustratore della Bibbia e delle favole di La Fontaine e che ha decorato l’interno dell’Operà di Parigi. Tutto testimoniato dalle sale di via san Pietro in Carcere.

Insomma, una mostra ricca, pensata anche per chi si accosta all’arte da profano. Il visitatore, è costantemente seguito da pannelli che guidano nella lettura delle opere, senza troppa invadenza ed eccesso di spiegazioni. Quel che basta per non interferire nella libera lettura dello spettatore di fronte all’opera d’arte. Il merito di Meret Meyer e Claudia Beltramo Ceppi, curatori della mostra, nonché di “Comunicare organizzando” che l’ha realizzata, è di entusiasmare anche chi si avvicina totalmente “sprovvisto” all’arte. Ma, forse questo è un merito soprattutto dell’artista.

Il consiglio è di approfittare degli ultimi giorni di esposizione e di godersi Chagall di sera –il venerdì e il sabato le porte sono aperte fino alle 23.30- quando non c’è troppo affollamento. Sarà una buon augurio per i sogni di una notte di mezz’estate!

( Nella foto: Marc Chagall, "Bastille", 1953 )

Anita Alfonsi anitaalfonsi@sindromedistendhal.com


Comunicato stampa:

"Chagall delle meraviglie": il suggestivo titolo dell'esposizione trae spunto dal nome dato, in un famosissimo saggio, da Louis Argon, l'intransigente teorico del Dadaismo e del Surrealismo che, per descrivere la lieve e meravigliosa poetica chagalliana non trova altro termine di paragone che la felice atmosfera del "Sogno di una notte di mezza estate" di Shakespeare. L'intendimento di questa importante retrospettiva che la città di Roma dedica a Chagall, è quella di rivisitare la sua intera opera ricca di rimandi, influssi e anticipazioni rispetto all'arte futura, proprio perché Roma, luogo in cui per duemila anni culture diverse si sono susseguite e sovrapposte, è forse la città più adatta a cogliere e a ritrovare nell'opera di Chagall quell'intrecciarsi di origini diverse, quella contaminazione tra differenti radici storiche e culturali, quel mescolarsi tra religione ebraica e cristiana che caratterizza il cammino di arte e di vita del grande maestro. Importanti musei di tutto il mondo partecipano alla mostra con il prestito di una serie di opere di grande impatto; tra gli altri, spiccano per qualità e spessore il nucleo di opere provenienti dalla Russia, in particolare dalla Galleria Tretiakov di Mosca e dal Museo di Stato Russo di San Pietroburgo, e quello proveniente dalla Francia, con la partecipazione del Musée National d'Art et Culture Georges Pompidou di Parigi e del Musée National Message Biblique Marc Chagall di Nizza. La prima sezione della mostra illustra l'influsso che la tradizione figurativa delle icone, tipica della cultura ortodossa, ha su tutto il mondo figurativo di Chagall. Il mondo ebraico e l'arte tradizionale russa costituiscono uno dei nuclei originari della poetica dell'artista. Nelle opere del periodo russo ritroviamo la rappresentazione di quelle masse umane che popolano i funerali e le processioni di Repin e la grande scuola del Realismo russo; il ricordo dell'artigianato russo traspare, inoltre, in quel colorato senso della decorazione all'origine dei suoi famosi mazzi di fiori. Sorgente meno nota dell'ispirazione di Chagall è, invece, il mondo di vignette popolari russe denominate Lubok, ampiamente diffuse fra i ceti popolari durante tutto l'Ottocento, in cui viene rappresentato in modo realistico, ma paradossale, un mondo fatto di animali parlanti, di personaggi che volano, di galli cavalcati da fieri cavalieri. Lo stesso mondo che anima, come un circo fatato, le opere di Chagall. "Vitebsk era la terra che aveva nutrito le radici della mia arte, ma la mia arte aveva bisogno di Parigi così come un albero dell'acqua. Non avevo nessun altro motivo per abbandonare la mia patria ed io credo di esserle rimasto sempre fedele nella mia pittura". Nel 1910, giunto a Parigi, Chagall si stabilisce inizialmente a Montmartre, conosce l'arte di Gauguin e Van Gogh, rimane fortemente impressionato dai lavori di Matisse, scopre gli antichi maestri e nel 1911-12 conosce Soutine, ebreo orientale come lui. Giunge a contatto con il Cubismo attraverso Robert Delaunay. Entrambi non condividono lo sguardo analitico per le cose proprio dei cubisti: per i due artisti con il linguaggio cubista si poteva esprimere la magia del mondo, la vita segreta delle cose trasponendo in reticoli geometrici quanto immaginato. Chagall difende un'altra concezione dell'arte: quella dell'assoluta libertà creativa e del gioco disinvolto dell'immaginazione. "La tendenza di carattere scientifico non è felice per l'arte… L'arte mi sembra essere soprattutto uno stato d'animo." E così le opere di Chagall si popolano di visioni fantasmagoriche, voli nell'aria di corpi ed oggetti - una donna, un toro, una mucca, due innamorati, un gallo - che risentono del mondo fantastico dell'infanzia, del mondo incantato e colorato delle favole russe e del volo circolare sperimentato da Delaunay. Basti osservare gli oli su tela Sopra la città (1914-1918), Amanti in rosa (1916) e Amanti in blu (1914). Importante anche il rapporto con altre correnti d'avanguardia a lui contemporanee, il Surrealismo, il Primitivismo, il Costuttivismo, l'Espressionismo in Germania. Tra il 1914 e il 1923 è nuovamente in Russia. Innamoratissimo, sposa Bella e, nove mesi dopo, ha una figlia. "Bastava che aprissi la finestra della stanza e subito entravano d'impeto, insieme a lei, l'azzurro, l'amore e i fiori". Sono anni sereni turbati solo dal vento impetuoso della Rivoluzione d'Ottobre. Nel '20 lascia Vitebsk per stabilirsi a Mosca in condizioni di estrema povertà ma, tornato in Francia nel 1923, vede realizzarsi le sue speranze. La serena naturalezza dei quadri di quegli anni è un riflesso della mancanza di preoccupazioni esistenziali. Un'atmosfera magica intride le sue opere, i quadri si popolano di scene naturali, di fiori, di paesaggi tipicamente mediterranei, resi grazie al potere espressivo del colore, di una materia pittorica brillante. I colori si fanno lucidi e teneri, le pennellate liquide e sottili, lo sfumato morbido e arioso. Si mette a lavorare a complessi cicli grafici. Splendida la serie delle acqueforti raffiguranti le Anime morte di Gogol mentre agli anni berlinesi risale la sua Autobiografia riproposta eccezionalmente in mostra. Nel 1933- 1941 lo stato d'animo si incupisce. A causa della drammatica ascesa del nazismo, si rafforza in questi anni il legame dell'artista con le sue origini giudaiche. Il mondo ebraico di Chagall, impersonato nella figura mitica dell'ebreo errante, viene ampiamente descritto in mostra attraverso una serie importante di dipinti, oltre che da una raccolta di poesie dell'artista. Emblematico l'olio su cartone raffigurante L'ebreo rosso del 1915. Sbarca in America il 23 giugno del 1941, lo stesso giorno in cui i tedeschi invadono il suo paese natale. Chagall rimane anche in questi anni il cronista delle meraviglie; nelle sue opere domina una fiabesca fantasmagoria dove nelle pance delle cavalle si vedono embrioni, i violinisti suonano sui tetti, le isbe russe sono dipinte all'inverso, le mucche volano nell'aria, gli innamorati si abbracciano tra le nuvole; il tutto sempre con una logica. "E' libero soltanto quel cuore cha ha una sua logica e una sua ragione". Anche la figura del violinista che tante volte ricorre in Chagall è un eroe lirico collegato alla sua vagheggiata infanzia: ispirato da un zio di nome Nuche che suonava il violino durante le feste familiari, assurge a simbolo del mondo artistico. Si veda, ad esempio, Liberazione (1937-1952) e Il carnevale notturno, olio su tela del 1963. Finita la guerra, la pittura di Chagall si libera dalla notturna oppressione del momento precedente e torna a colorarsi di fantastiche creature alate, giocolieri, acrobati. Tornato in Francia, la sua opera è sempre un volo acrobatico tra sogno e realtà. Ma nell'opera tarda, alla tradizione giudaico-ortodossa e al folclore russo si aggiungono motivi della mitologia greca e cristiana. "Io sono un mistico. Io non vado in chiesa o in sinagoga. Per me lavorare è pregare." Il suo Museo del Messaggio Biblico è fondato come un tempio d'amore. "L'amore per tutto il mondo è la cosa più importante, come pure la libertà. Quando perdi la libertà perdi l'amore". Una ricca sezione della mostra, dedicata alla raffigurazione dei motivi religiosi, fa scoprire uno Chagall che passa senza evidenti distinzioni, dalla tradizionale iconografia ebraica - la rappresentazione di rabbini e sinagoghe - a quella biblica e a quella cristiana, avendo l'ardire di raffigurare, nel famosissimo trittico della Crocifissione, un Cristo vestito dei tradizionali abiti ebraici. Esposta per la prima volta la serie completa delle incisioni della Bibbia.

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