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Correggio e l'antico

di Marco Fusini

Le opere della Galleria Boghese dialogano con uno dei più grandi maestri del Cinquecento.

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Roma - Galleria Borghese
Piazzale Scipione Borghese, 5 - Roma
 
dal 22 maggio al 14 settembre 2008
 
tutti i giorni, escluso il lunedì, dalle 9.00 alle 19.00
 Prenotazioni:  tel. 06 32810 - Servizio didattico: tel. 06 8413979 - fax 06 8840756

 

La Galleria Borghese continua il suo percorso attraverso le dieci grandi mostre, inaugurato 2 anni fa con Raffaello, poi con Canova e ora, fino al 14 settembre, al terzo appuntamento con Correggio. Un progetto che si svilupperà sull’arco di dieci anni, che ha l’intento di far dialogare le opere della collezione di Scipione Borghese e dei suoi discendenti con capolavori provenienti da musei di tutto il mondo. La mostra dedicata a Correggio ha un fascino del tutto particolare, poiché in queste sale i suoi dipinti possono dialogare fisicamente con l’antico. “Correggio e l’antico” è, infatti, il titolo per la mostra. Un titolo che già sposa delle precise considerazioni critiche, cioè la convinzione che, nel corso della sua vita, Correggio realizzò un viaggio a Roma, nonostante non vi siano testimonianze e nonostante l’ipse dixit del Vasari che per secoli ha influenzato ogni approccio critico a questo aspetto della biografia, della formazione e dell’arte di Correggio.

Antonio Allegri, detto Correggio nasce a Correggio probabilmente nel 1489 e qui muore nel 1534. La sua biografia artistica è tutta concentrata Modena, dove probabilmente si forma, Mantova, Parma, dove realizza la Camera della Badessa nel convento di San Paolo e le decorazioni per il duomo di San Giovanni Evangelista e il suo piccolo borgo natale, dove passerà gran parte della propria vita. Nelle sue Vite, scrive il Vasari: “Se l’ingegno di Antonio fosse uscito di Lombardia, e stato a Roma, avrebbe fatto miracoli”. Correggio fu per secoli considerato pittore del “naturale”, formatosi senza aver mai avuto esperienza dell’antico e senza aver mai visto le grandi opere romane degli anni più fecondi del Rinascimento, la rielaborazione del classico ad opera, soprattutto, di Raffaello e Michelangelo. Secondo le riflessioni critiche ormai comunemente accettate, Correggio ha compiuto un viaggio a Roma, intorno agli ultimi anni del secondo decennio del Cinquecento. L’allestimento all’interno della Galleria pone costantemente a confronto dipinti e disegni del maestro lombardo con sculture antiche e con le opere degli altri grandi pittori del Cinque-Seicento, mostrandone un sicuro legame e una certa influenza su Correggio.

È la camera di San Paolo a Parma, la prima opere che fu con quasi certezza, realizzata dopo il soggiorno romano, poiché sembrano chiare le influenze del Raffaello della Cappella Chigi e delle Logge di Palazzo Farnese.

Al di là delle dispute critiche, quello che ci offre la mostra “Correggio e l’antico” sono capolavori eccelsi, capeggiati dalla Danae (1530-34), che appartiene alle collezioni della Galleria Borghese dal 1827, anno in cui fu acquistata da Camillo Borghese, una delle opere più importanti conservate all’interno della Galleria.  I dipinti di Correggio dialogano anche con affreschi e decorazioni dell’edificio. In particolare la volta del salone del piano nobile, realizzata da Giovanni Lanfranco nel Seicento. Lanfranco fu uno degli artisti maggiormente influenzati dalle opere di Correggio, che, dopo diversi decenni rimaste quasi sconosciute, furono riscoperte, apprezzate e prese ad esempio,  sul finire del Cinquecento.

Tutte le opere di Correggio presenti in mostra esprimono tenerezza e gioia, delicatezza e grazia che sono le caratteristiche più evidenti dei suoi dipinti, ma testimoniano anche la sua grande abilità nella resa dell'erotismo. L’approdo a tematiche erotiche da parte di Correggio risale agli ultimi dieci anni di vita. Furono realizzate attraverso la rappresentazione di scene mitologiche o appartenenti alla tradizione classica, come era caratteristico per i soggetti licenziosi nel Rinascimento. Gli “Amori di Giove”, serie di quattro dipinti realizzati per Federico II Gonzaga, comprendono “Ganimede e l’aquila”, “Giove e Io” (entrambe dal Kunsthistorische Museum di Vienna), “Leda” (dal Staatliche Museen di Berlino) e “Danae”. Sono dipinti che esaltano la sensualità dei corpi, le loro forme e rotondità, conservando dolcezza e grazia. 

Correggio è maestro nella resa dei moti dell’animo, delle emozioni, di quelli che all’epoca venivano definiti “affetti”. In opere come “Martirio dei santi Placido, Flavia, Eutichio e Vittorino” (dalla Galleria Nazionale di Parma) o nelle Madonne, Correggio è in gradi di creare delle linee di sguardi e di gesti, che si caricano di tensione emotiva e si fanno veicolo di sentimenti.

Marco Fusini redazione@sindromedistendhal.com

10 agosto 2008

 Dal 22 maggio alla Galleria Borghese la terza monografica del ciclo “Dieci grandi mostre”

Correggio e l’antico

Con il sostegno di Enel, della Compagnia di San Paolo e

dell’Amministrazione autonoma dei monopoli di Stato, per la prima volta a Roma una mostra sul pittore che dipingeva l’aria

Dal 22 maggio al 14 settembre si terrà a Roma la prima mostra mai dedicata ad Antonio Allegri detto il Correggio: l’unico dei tre artisti appartenenti alla cosiddetta triade rinascimentale, con Raffaello e Michelangelo, a cui non sia mai stata dedicata un’esposizione complessiva, terzo appuntamento del programma “Dieci grandi mostre”, messo a punto dal Soprintendente speciale per il polo museale romano Claudio Strinati e dalla direttrice della Galleria Borghese Anna Coliva.

Correggio fu riconosciuto dai suoi contemporanei come sommo artista, alla pari di Michelangelo e di Raffaello, e tutti gli studiosi lo hanno da sempre considerato tra i massimi artisti della storia dell’arte, tuttavia la sua fama non è mai divenuta universale come quella degli altri due protagonisti. E’ una anomalia da sempre percepita dalla critica, che ha provato anche a rispondervi: l’unica spiegazione può essere semplicemente perché Correggio non lavorò a Roma, non lasciò alcuna opera in quello che nel Cinquecento era il più grande palcoscenico artistico del mondo e solo le opere che qui venivano dispiegate divenivano modello universale.

60 capolavori tra dipinti, disegni e opere dell’antico per cercare nelle opere di Correggio la risposta alla domanda non se ma quanto cambiò, grazie al contatto con la Roma di inizio Cinquecento, la sua visione dello spazio, della composizione, delle forme, poiché la sua miracolosa originalità provinciale, che il campanilismo parmense soprattutto nell’Ottocento ha tentato di avvalorare, va ormai considerata come una vecchia leggenda. Non sono mai state trovate tracce documentarie ma ci sono nelle sue opere innumerevoli indizi di “romanità” e infatti ormai la critica è quasi unanime nel dare per certo che Correggio a Roma ci sia stato, forse intorno al 1518‐19.

La mostra della Galleria Borghese, curata da Anna Coliva, vuole ribaltare il problema e partire proprio da Roma: come sede fisica della mostra ma anche come confronto ideale e come centro del problema. Partire da un’assenza: la mancanza di prove documentarie; per ribadire una presenza: l’idea di Roma nell’opera del Correggio, la peculiarità della sua interpretazione delle “forme” romane. Correggio e l’antico, quindi: perché per gli artisti del Rinascimento Roma è sinonimo dell’antico, la presa di coscienza della sua immanenza, la vitalità della classicità che solo a Roma era materia viva e non insegnamento accademico. Fu lo stesso per Raffaello, e si è provato a dimostrarlo in la mostra precedente; lo è stato per tutti gli artisti che qui si sono recati e che qui lo hanno compreso. E’ a Roma che l’artista poté confrontarsi con le risposte che, al tema dell’antico, avevano dato Raffaello e Michelangelo e il contatto con le loro opere romane darà a Correggio, dal 1518 in poi, al ritorno a Parma gli elementi per affrontare l’impresa delle cupole, una grandiosità completamente nuova, una plasticità e monumentalità che ne cambiarono per sempre la visione.

Se a Raffaello si riconosceva l’arte suprema di esprimere gli effetti degli animi, a Correggio apparteneva quella dei corpi. Se la critica d’arte antica assegnava a Raffaello la palma del disegno, a Correggio spettava quella del “colorito”, che significava la capacità di fondere il colore con la luce come fosse cera sul fuoco. Ma si tratta di un giudizio superato: oggi tutti riconoscono a Correggio la grande capacità di disegnatore, al contrario di quanto gli rimproverava Vasari. Come scrisse un grande esperto di Correggio, “può una matita dipingere l’aria?”

Saranno più di 20 le tele di Correggio esposte a Roma con alcune novità assolute. Si potranno vedere insieme per la prima volta la Danae della Galleria Borghese, Giove ed Io e Il ratto di Ganimede dalla Kunsthistorisches di Vienna, Educazione di Cupido dalla National Gallery di Londra e Venere e Cupido addormentati e spiati da un satiro dal Louvre. Dipinti che ritraggono scene mitologiche e che consacrano Correggio come artista di sommo livello. Le ultime due tele citate, dipinte tra 1523 e il 1525 e concepite come una coppia, sono le uniche che, insieme ai celeberrimi Amori di Giove, trattano argomenti profani. Di questa sensazionale serie raffigurante scene amorose tratte dalle Metamorfosi di Ovidio e commissionate al Correggio dal duca di Mantova Federico Gonzaga per essere donate all’imperatore di Spagna Carlo V, saranno esposte la Danae, Giove ed Io e Il ratto di Ganimede (il quarto dipinto della serie, la Leda, dalla Gemäldegalerie di Berlino, è inamovibile per ragioni conservative).

Alle opere di soggetto mitologico saranno affiancati circa venti capolavori raffiguranti temi religiosi, dove il rapporto tra Correggio e l’antico è allo stesso modo significativo per scelte formali e compositive. Come per il Noli me tangere dal Prado, la Madonna del latte da Budapest, Quattro Santi dal Metropolitan, l’Adorazione dei Magi dalla Pinacoteca di Brera, Matrimonio mistico di Santa Caterina da Capodimonte e la Madonna Campori dalla Galleria Estense di Modena. Opere dalla quali emerge il Correggio pittore degli affetti, della grazia, del colore, della morbidezza e della luce. Viene spesso indicato come il pittore delle difficoltà e dell’indipingibile perché nessuno meglio di lui seppe raffigurare l’aria, i vapori, le nebbie e tutto ciò che è impalpabile e inafferrabile.

E’ per accompagnare il visitatore in questo percorso ideale che la mostra romana è concepita ponendo a confronto i dipinti di Correggio con la scultura classica, ad evidenziare le sue fonti ideali; mentre lo svolgersi cronologico delle sue opere permetterà di seguire il mutamento stilistico e l’ampiezza di respiro che il contatto con Roma portò nella sua concezione. Dai temi mitologici ai capolavori raffiguranti soggetti religiosi la mostra della Galleria rappresenta la monografica più completa mai fatta su Correggio, con la sola eccezione delle inamovibili grandi pale d’altare e delle cupole, di cui sono presenti pregevolissimi disegni preparatori.

Il catalogo, curato da Anna Coliva, è edito da Federico Motta Editore.

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola