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È in corso al MOMA di New York e resterà aperta fino al 15
settembre una grande mostra su Salvador Dalì.
Inaugurata il 29 giugno, l'esposizione intitolata
Dalì: Painting and Film si
concentra sul rapporto dell'artista surrealista con il
cinema.
Nato nel1904 a Figueras, in Spagna, Salvador Dalì è
stato un artista eclettico e fuori dagli schemi.
Legato da un rapporto d'amicizia e di collaborazione
artistica con Luis Buñuel, nel 1929 a Parigi
entrò in contatto con il gruppo dei surrealisti, coi quali
firmò il Secondo Manifesto del movimento.
Divenne un elemento fondamentale all'interno del gruppo,
assieme al suo fondatore, André Breton,
conquistato dal suo metodo paranoico-critico. La radicalità
del suo comportamento e del suo modo di pensare portarono
però Dalì a scontrarsi con i surrealisti, fino ad
essere espulso dal movimento nel 1939.
La settima arte, che quasi tutte le avanguardie hanno
esplorato e sperimentato considerandola come una via verso
l'opera d'arte totale, per i surrealisti è un meraviglioso
mezzo di espressione del sogno. Per questi artisti il
cinema può permettere di staccarsi dalla realtà ed esplorare
l'immaginario e le vie del possibile, invece di restare
legato al modello narrativo mutuato dalla letteratura e dal
teatro, come accade nelle produzioni dell'epoca.
Il cinema permette di unire elementi incoerenti tra di loro
ma rappresentati in maniera realistica, realizzando così lo
stesso straniamento che questi artisti cercano nei
loro dipinti.
Ecco allora che lo stesso andare al cinema diventa
un'esperienza surrealista: entrare e uscire dalle sale
cinematografiche, montando poi mentalmente gli spezzoni di
film visti, permette di realizzare delle costruzioni
oniriche.
Il rapporto con il cinema di Dalì non si limita però
alla fase di appartenenza al Surrealismo: oltre ad aver
collaborato con Hitchcock negli anni '40, egli
lavorò in seguito a sceneggiature che non vennero mai
realizzate. In più, come recita il testo introduttivo della
mostra, il cinema nel lavoro dell'artista è stato sia una
via di sperimentazione che un'ispirazione; una passione che
lo ha influenzato fino a diventare un modello per i suoi
lavori. Oltre a mostrare le sue sperimentazioni con il mezzo
cinematografico, la mostra Dalì: Painting and Film
cerca di mettere in risalto proprio questa influenza del
cinema sulle sue opere pittoriche.
Ecco dunque l'esposizione di più di 130 dipinti, fotografie,
disegni e poi gli incontri, le conferenze, i concerti e
ovviamente la proiezione di film, organizzati in varie
sezioni.
In primo luogo, quelli in cui Dalì ha avuto un ruolo
creativo o di collaborazione: dal più noto “Un chien
andalou”, nato dalla condivisione delle sue esperienze
oniriche con Luis Buñuel, alla sequenza del sogno in
“Io ti salverò” (“Spellbound”) di Alfred Hitchcock.
Ci sono poi i film che, secondo Dalì stesso, sono
stati per lui di ispirazione per un'estetica antiartistica
del cinema, grazie al loro modo originale di reagire a
situazioni quotidiane. Ecco dunque le commedie mute di
Buster Keaton, come Sherlock, Jr. e The
General e quelle di Charlie Chaplin, come
The Floorwalker.
Un'altra sezione riguarda invece tre figure con cui Dalì
entrò in contatto dopo aver esposto i suoi quadri
surrealisti a New York nel 1934: Harpo Marx,
Walt Disney, e Cecil DeMille.
In tutti e tre Dalì vedeva degli elementi affini
all'estetica surrealista: in Marx la scelta del
silenzio come segno di ribellione verso la società, in
Disney qualcuno che portava un'immaginazione infantile
all'interno della cultura popolare e in DeMille una
preferenza per i motivi storici e religiosi in cui Dalì
ammirava la rappresentazione della decadenza del mondo
antico.
Un'ultima sezione si rivolge a film di vario genere che
influenzarono Dalì e a quelli che tradiscono a loro
volta la sua influenza, in un rapporto circolare di rimandi
caratteristico delle arti visive.
Qui troviamo anche produzioni recenti, tra cui cortometraggi
e spot televisivi, segno di come la visionarietà di Dalì
continui ad essere fonte di suggestione anche per il mondo
contemporaneo.
Alcuni esempi di film proiettati in questa sezione della
mostra sono: Lo sceicco bianco (Fellini – 1952),
Il labirinto del fauno (Del Toro – 2006), L'arte del
sogno (Gondry – 2006).
Un percorso all'interno delle opere in esposizione è
disponibile anche online, all'indirizzo
http://moma.org/exhibitions/2008/dali.
Qui, anche se i film sono presenti soltanto nella forma di
alcuni fotogrammi, è però possibile vedere quali opere
pittoriche si collegano ai vari progetti cinematografici in
un percorso che permette di familiarizzare con diverse fasi
della produzione dell'artista spagnolo.
Lucia Ferroni
luciaferroni@libero.it
23 agosto 2008
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