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Dalì painting and Film

di Lucia Ferroni

 

New York. Fino al 15 settembre

Cinema e surrealismo al MOMA di New York.

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Un Chien Andalou -1929

Louis Bunuel

L'age d'or - 1930

Louis Bunuel

Io ti salverò - 1945

Alfred Hitchcock

 

Destino - 1946

Screen Tests - 1966

Andy Warhol

 

È in corso al MOMA di New York e resterà aperta fino al 15 settembre una grande mostra su Salvador Dalì. Inaugurata il 29 giugno, l'esposizione intitolata Dalì: Painting and Film si concentra sul rapporto dell'artista surrealista con il cinema.
Nato nel1904 a Figueras, in Spagna, Salvador Dalì è stato un artista eclettico e fuori dagli schemi.
Legato da un rapporto d'amicizia e di collaborazione artistica con Luis Buñuel, nel 1929 a Parigi entrò in contatto con il gruppo dei surrealisti, coi quali firmò il Secondo Manifesto del movimento.
Divenne un elemento fondamentale all'interno del gruppo, assieme al suo fondatore, André Breton, conquistato dal suo metodo paranoico-critico. La radicalità del suo comportamento e del suo modo di pensare portarono però Dalì a scontrarsi con i surrealisti, fino ad essere espulso dal movimento nel 1939.
La settima arte, che quasi tutte le avanguardie hanno esplorato e sperimentato considerandola come una via verso l'opera d'arte totale, per i surrealisti è un meraviglioso mezzo di espressione del sogno. Per questi artisti il cinema può permettere di staccarsi dalla realtà ed esplorare l'immaginario e le vie del possibile, invece di restare legato al modello narrativo mutuato dalla letteratura e dal teatro, come accade nelle produzioni dell'epoca.
Il cinema permette di unire elementi incoerenti tra di loro ma rappresentati in maniera realistica, realizzando così lo stesso straniamento che questi artisti cercano nei loro dipinti.
Ecco allora che lo stesso andare al cinema diventa un'esperienza surrealista: entrare e uscire dalle sale cinematografiche, montando poi mentalmente gli spezzoni di film visti, permette di realizzare delle costruzioni oniriche.
Il rapporto con il cinema di Dalì non si limita però alla fase di appartenenza al Surrealismo: oltre ad aver collaborato con Hitchcock negli anni '40, egli lavorò in seguito a sceneggiature che non vennero mai realizzate. In più, come recita il testo introduttivo della mostra, il cinema nel lavoro dell'artista è stato sia una via di sperimentazione che un'ispirazione; una passione che lo ha influenzato fino a diventare un modello per i suoi lavori. Oltre a mostrare le sue sperimentazioni con il mezzo cinematografico, la mostra Dalì: Painting and Film cerca di mettere in risalto proprio questa influenza del cinema sulle sue opere pittoriche.
Ecco dunque l'esposizione di più di 130 dipinti, fotografie, disegni e poi gli incontri, le conferenze, i  concerti e ovviamente la proiezione di film, organizzati in varie sezioni.
In primo luogo, quelli in cui Dalì ha avuto un ruolo creativo o di collaborazione: dal più noto “Un chien andalou”, nato dalla condivisione delle sue esperienze oniriche con Luis Buñuel, alla sequenza del sogno in “Io ti salverò” (“Spellbound”) di Alfred Hitchcock.
Ci sono poi i film che, secondo Dalì stesso, sono stati per lui di ispirazione per un'estetica antiartistica del cinema, grazie al loro modo originale di reagire a situazioni quotidiane. Ecco dunque le commedie mute di Buster Keaton, come Sherlock, Jr. e The General e quelle di Charlie Chaplin, come The Floorwalker.
Un'altra sezione riguarda invece tre figure con cui Dalì entrò in contatto dopo aver esposto i suoi quadri surrealisti a New York nel 1934: Harpo Marx, Walt Disney, e Cecil DeMille.
In tutti e tre Dalì vedeva degli elementi affini all'estetica surrealista: in Marx la scelta del silenzio come segno di ribellione verso la società, in Disney qualcuno che portava un'immaginazione infantile all'interno della cultura popolare e in DeMille una preferenza per i motivi storici e religiosi in cui Dalì ammirava la rappresentazione della decadenza del mondo antico.
Un'ultima sezione si rivolge a film di vario genere che influenzarono Dalì e a quelli che tradiscono a loro volta la sua influenza, in un rapporto circolare di rimandi caratteristico delle arti visive.
Qui troviamo anche produzioni recenti, tra cui cortometraggi e spot televisivi, segno di come la visionarietà di Dalì continui ad essere fonte di suggestione anche per il mondo contemporaneo.
Alcuni esempi di film proiettati in questa sezione della mostra sono: Lo sceicco bianco (Fellini – 1952), Il labirinto del fauno (Del Toro – 2006), L'arte del sogno (Gondry – 2006).

Un percorso all'interno delle opere in esposizione è disponibile anche online, all'indirizzo                                                               http://moma.org/exhibitions/2008/dali.

Qui, anche se i film sono presenti soltanto nella forma di alcuni fotogrammi, è però possibile vedere quali opere pittoriche si collegano ai vari progetti cinematografici in un percorso che permette di familiarizzare con diverse fasi della produzione dell'artista spagnolo. 

Lucia Ferroni luciaferroni@libero.it

23 agosto 2008

 

 

 

 

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