De Chirico

Dal 20 gennaio 2007 al 27 maggio 2007

Palazzo Zabarella, Padova
Via degli Zabarella, 14

Tutti i giorni 9.30-19.30

Ingresso: 10 € ridotto 8 €

Informazioni e prenotazioni: tel. 049.8753100

www.palazzozabarella.it

 

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Redazione

 

E’ una sensazione di straniamento quella che si percepisce entrando a palazzo Zabarella, osservando le opere di Giorgio De Chirico, principale esponente della corrente Metafisica. Lo sguardo si perde nelle desolate piazze italiane, nelle perturbanti presenze dei manichini e negli autoritratti polimorfi che chiudono l’excursus visivo di un visitatore affascinato.

I curatori della mostra, Paolo Baldacci e Gerd Roos, hanno riunito opere che vanno dal 1908 agli ultimi anni della vita dell’artista, suddividendo le aree in percorsi tematici.

Ci si sposta, quindi, dai primi quadri simbolisti, alle importanti opere del periodo metafisico, dagli anni del ritorno al mestiere, alla fase delle “ville romane”, senza tralasciare i lunghi studi sulle piazze italiane e la rivisitazione dei grandi miti classici, per concludere con l’analisi di un sé stesso caleidoscopico.

Grazie ad un parallelismo analitico, il fruitore può rendersi conto dei simboli che l’artista nasconde all’interno dei suoi capolavori. Per questo, visitare una mostra di De Chirico può rappresentare un momento di catarsi, in cui ci si libera dai classici luoghi comuni dell’arte. Non si tratta, infatti, di codici facilmente metabolizzabili, piuttosto, questa è un’arte pronta a stupire e a mettere in discussione le capacità percettive del fruitore in ogni momento. Al centro dell’opera, e della poetica di De Chirico, si colloca l’angoscia dell’uomo moderno.

La psicologia e, conseguentemente la psicanalisi, hanno infatti rivoluzionato l’arte contemporanea spalancando le porte del paradigma cognitivo e dell’introspezione umana. L’ombra, il cielo e la desolazione del contesto fisico diventano il significato portante dell’opera stessa. I manichini amorfi e privi di occhi, caratterizzati da segni a prima vista insensati, simboleggiano la nascita di una seconda vista, dell’Epopteia, ciò che i greci definivano dono di poesia.

De Chirico ripropone un contesto ormai distante, come il mondo antico, attraverso un linguaggio innovativo, contemporaneo.

Fu coniato, così, il termine “metafisica” a delineare una corrente artistica che si spinge al di là della realtà sensitiva, che rappresenta la capacità di ritrarre “Ciò che non si può vedere”, come sostiene l’artista stesso. Un’arte che insegna a oltrepassare le immagini tipiche della quotidianità, che spinge ad osservare ciò che di misterioso c’è nei semplici oggetti. Una pittura che mostra la “tranquilla e insensata bellezza della materia”, che stimola, dunque, all’indagine di ogni singolo nodo della tela scoprendo che lì viene posta la chiave di volta dell’opera stessa nella sua espressione più alchemica.

Essa sancisce, quindi, l’unione avvenuta attorno al 1911 tra artisti quali: De Chirico, Carrà, Savino e De Pisis. È però De Chirico a dar vita all’intero movimento, in quanto esso corrisponde ad una particolare tappa della sua evoluzione stilistica. Risulta, perciò, impossibile parlare dell’arte metafisica senza analizzare in primo luogo la vita del suo maggiore ideatore.

L’artista nato a Volos in Grecia nel 1888 e trasferitosi, subito dopo, con la famiglia ad Atene, studia presso il Politecnico per 3 anni dal 1903 al 1906. Sin da piccolo ha modo di rapportarsi all’arte greca, elemento che influenzerà notevolmente le sue successive produzioni, che come sarà possibile verificare, oscilleranno tra lo sperimentalismo e la classicità.

 Nel 1906, dopo la morte del padre, lascia la Grecia per trasferirsi a Firenze con la famiglia, osservando da vicino l’arte italiana, soprattutto quella rinascimentale, e impara da artisti come Lorenzo Lotto, Raffaello, Michelangelo e Pollaiolo.

Nello stesso anno si trasferisce a Monaco di Baviera dove ha la possibilità di proseguire gli studi accademici e di entrare in contatto con grandi teorici dell’arte come Bocklin e Klinger, e con le teorie di grandi filosofi come Schopenhauer, Nietzsche e Weininger.

Da loro trae numerosi insegnamenti grazie ai quali elabora un solido pensiero artistico-filosofico.

Nel 1911 si trasferisce a Parigi con la madre per raggiungere il fratello Andrea (anch’esso artista, conosciuto come Alberto Savino). Frequenta qui i grandi francesi del momento da Picasso a Derain, da Brancusi a Braque.

Appartengono a questi anni opere come “L’enigma dell’oracolo”, “Nostalgia dell’infinito” e “L’incertezza del poeta” nelle quali l’artista traduce in immagini la malinconia delle belle giornate d’autunno della stimmung Nietzschiana.

Nel 1916 ritorna in Italia e rimane colpito dall’atmosfera di Ferrara che da allora diviene il maggior esempio esplicativo di città-sogno. Inizia così ad elaborare la teoria secondo la quale ogni oggetto ha due aspetti: uno reale e sempre visibile, e l’altro alchemico e metafisico, che può essere scorto solo da pochi individui, indirizzandoli alla vera essenza delle cose. Sempre in questo periodo viene internato all’ospedale militare psichiatrico di Ferrara, dove incontra Carlo Carrà con il quale dà inizio alla stagione metafisica.

Opere come “Ettore e Andromaca” o le “ Muse inquietanti” fanno da manifesto a questa intensa stagione produttiva. L’artista applica i principi freudiani della psicanalisi, divenendo così, maestro di dadaisti e surrealisti.

Ma è attorno al 1919 che cambia rotta, abbandonando lo sperimentalismo in nome di un ritorno al mestiere: il suo linguaggio si avvicina all’arte rinascimentale riducendo l’effetto di enigmaticità.

Famoso è il funerale fittizio che i surrealisti, con a capo Andrè Breton, celebrarono nel 1926 non riconoscendo più in lui il maestro di un tempo.

A questo periodo appartengo i molteplici autoritratti in costume in stile classico-barocco, e le romantiche ville romane.

La fama di De Chirico ha di lungo superato le sue aspettative, quando in seguito ad una lunga malattia, si spegne a Roma nel 1978.

Obiettivo della mostra, quindi, è quello di proporre un excursus biografico dell’artista fornendo uno sguardo complessivo di un personaggio che ha segnato tangibilmente l’arte contemporanea.

In 12 sale espositive, contenenti più di cento opere, si è riusciti a far emergere la sua concezione di arte:“Vivere nel mondo come in un grande museo di stranezze, pieno di giocattoli curiosi e variopinti che cambiano aspetto e che talvolta, come dei bambini noi rompiamo per vedere come erano fatti dentro. E delusi ci accorgiamo che erano vuoti”.

                                                 5 marzo 2007

Valentina Zoccali valentinazoccali@sindromedistendhal.com 

 Titolo: De Chirico. Catalogo della mostra (Padova, 20 gennaio-27 maggio 2007)

Prezzo Sconto 20% € 33,60 (€ 42,00 Risparmio € 8,40)

Dati275 p., ill., rilegato

Anno2007

EditoreMarsilio

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