Pensare
a “Otto e mezzo” a colori è quasi
innaturale. Forse perchè, più di ogni
altro film di Federico Fellini,
è un film sul ricordo. Deformato,
sconvolto, ma pur sempre ricordo. E il
ricordo, chissà perchè, nel nostro
immaginario è in bianco e nero. Forse
perchè si tende a vederlo in maniera più
nitida del presente. Le complicazioni
scompaiono e con esse le sfumature.
Rimangono soltanto il bianco e il nero,
appunto.
Non doveva pensarla così Paul Ronald, fotografo ufficiale del set della storica pellicola vincitrice del premio Oscar, che pur di immortalare il caleidoscopio del carrozzone felliniano in movimento, scattò a sue spese delle foto a colori durante la lavorazione. La produzione non era infatti interessata a finanziarle, essendo il film totalmente girato in bianco e nero.
Il bianco e nero elogiato in tutto il mondo di Gianni di Venanzo, che con la tecnica dell’alto contrasto riesce a rendere il volto di Claudia Cardinale ancora più angelico di quanto non fosse nella realtà. Eppure nelle foto di Ronald - che si aggirava sul set con due macchine fotografiche, una caricata col b/n, l’altra con le diapositive 6×6 - c’è la fantasia, l’originalità di vedere degli sprazzi di un capolavoro come non si era mai immaginato. C’è l’amore per il proprio lavoro di un artista che ruba tempo alla professione per fermare dei momenti irripetibili della storia del cinema.

Oggi quei preziosi scatti diventano una mostra, che verrà inaugurata presso il Museo Fellini di Rimini il prossimo 8 novembre, in concomitanza con l’ inizio del Convegno Internazionale Federico Fellini: Il libro dei miei sogni, e rimarrà aperta al pubblico fino al 28 febbraio 2008.
31 ottobre 2007
Martina Manescalchi martinamanescalchi@sindromedistendhal.com

