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3,24 mq

di Marco Fusino

La cella di Aldo Moro di Francesco Arena apre a Roma l'attività della Fondazione Nomas.

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Nomas Foundation
Viale Somalia 33, 00199 Roma
maggio 2008 - 10 settembre 2008
su appuntamento 06 86398381- email: info@nomasfoundation.com
 

Scriveva Leonardo Sciascia che la prigione di Aldo Moro, “si trova in un luogo insospettato ed insospettabile, in un luogo inaccessibile alla polizia, in un luogo che gode di immunità”. Era l’agosto del 1978, il 16 marzo dello stesso anno il presidente della Democrazia Cristiana era stato rapito in via Fani, a maggio il suo corpo era stato ritrovato nella Renault rossa in via Caetani. A collegare queste due strade, una a nord di Roma, una in pieno centro, via Montalcini, alla Magliana Nuova. Via Montalcini 8 è l’indirizzo presso il quale, secondo le sentenze dei tribunali, Aldo Moro fu tenuto prigioniero durante i 55 giorni che precedettero la sua esecuzione. L’interno 1 di questo tipico edificio anni Settanta, si trasformerà nella sede del cosiddetto “processo del popolo”. È questo il luogo in cui Moro ha scritto le ottantasei lettere indirizzate ai familiari, ai compagni di partito, al papa. Le lettere che sono tra le prove usate da Sciascia per il suo duro attacco alla scelta della DC di non trattare con le BR, al centro del suo libro “L’affaire Moro” (1978). Un indirizzo che racchiude ancora tanti misteri, così vicino alle abitazioni dei membri della banda della Magliana.

All’interno dell’appartamento, intestato a Anna Laura Bracchetti, che l’aveva acquistato nel dicembre del 1977, dietro un tramezzo, si trovavano i 3,24 metri quadrati in cui Moro visse la sua prigionia. È da qui che l’artista genovese Francesco Arena è partito per la sua opera “3,24 mq”. Si tratta di una ricostruzione della cella di Moro, inserita all’interno di un parallelepipedo in legno, che ricorda i cassoni utilizzati per il trasporto di opere d’arte. Pochi oggetti all’interno: una branda, un comodino con sopra fogli, penna, carta igienica e una bottiglia d’acqua, una bacinella, un wc chimico e un ventola elettrica. Nel saggio “La cella” di Stefano Chiodi in catalogo, si legge: “Un’opera politica, non sulla politica […] un’opera sul divenire politica dell’arte in un’opera”, perché quei 3,24 mq contengono soprattutto continue trasformazioni, quella del parallelepipedo in cassa e poi in cella, quella di Aldo Moro che, sempre secondo Sciascia, da uomo di potere diviene soltanto uomo, e mostra nelle sue lettere un’umanità sempre più nuda.

L’installazione del giovane artista, classe 1966, inaugura l’attività della Fondazione Nomas, circa ducento metri quadrati di spazio espositivo in via Somalia, nella zona nord-est di Roma. Il nome della Fondazione deriva dal temrine che gli antichi romani usavano per definire i popoli nomadi che vivano la fascia sahariana dell’Africa e che non furono mai sottomessi da nessun invasore, un riferimento che, secondo i titolari della Fondazione, Raffaella e Stefano Sciaretta, può ben rappresentare la “liberta, indipendenza e assenza di vincoli” che caratterizza la loro posizione nel mondo dell’arte contemporanea. I due collezionisti intendono con la Fondazione dare spazio e supportare giovani artisti.

Marco Fusino

6 agosto 2008

 

 Comunicato stampa:

 La Fondazione Nomas nasce dal cammino compiuto da due collezionisti romani, Raffaella e Stefano Sciarretta. Le loro parole esprimono con chiarezza le ragioni che li hanno spinti a concretizzare tale progetto: “Collezionare è un’esperienza che ci ha reso mobili, liberi, aperti fino a desiderare la creazione di un organismo che approfondisse il viaggio fin qui percorso. Nomas è punto d’arrivo e di partenza al tempo stesso, non soltanto per proseguire oltre, ma per sostenere i progetti di tutti coloro che attraverso l’arte contemporanea intendono suggerire altre strade e nuovi viaggi.”


Il progetto apre con l’opera di un giovane artista italiano, Francesco Arena, dal titolo 3.24 mq. Il dato numerico del titolo fa riferimento allo spazio della cella di un prigioniero. Come scrive Stefano Chiodi in catalogo: “La cella è il rifacimento in scala 1:1 dell’ambiente ricavato all’interno di un appartamento in via Montalcini 8 a Roma, dove, in base alle testimonianze di Anna Laura Braghetti, Prospero Gallinari e Mario Moretti, tra il 16 marzo e il 9 maggio 1978 Aldo Moro avrebbe trascorso i suoi ultimi cinquantacinque giorni di vita prigioniero delle Brigate Rosse. Trenta anni fa… La cella è un’opera d’arte politica…Un’opera politica, non un’opera sulla politica. Non sul detto, sul meccanismo visibile, sul gergo, i simboli, e neppure, anche se questo è il suo punto di partenza, sulla storia politica italiana. Piuttosto sulla politica come processo di cui l’arte è una componente (necessaria, è il postulato).”

La scelta dell’opera di Francesco Arena, oggi trentenne, è stata dettata da una riflessione: il tempo dei nostri giorni sembra scorrere troppo in fretta, tanto velocemente da travolgere anche la memoria del passato. Ricordare è talvolta un esercizio doloroso, ma indispensabile per mantenere viva la coscienza.

 

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola