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Redazione

Gauguin: artista di mito e sogno

di Maria Domenica Mangialavori
 


Fino al 3 febbraio al Vittoriano a Roma una mostra antologica del poliedrico e sognante artista francese.

 

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Dal 6 ottobre 2007 al 3 febbraio 2008

Roma - Complesso del Vittoriano

via S. Pietro in Carcere – Fori Imperiali

 

dal lunedì al giovedì: 9.30 – 19.30

venerdì e sabato: 9.30 – 23.30

domenica: 9.30 – 20.30 

Ingresso: 10,00 €. Ridotto 7,50 €

 

Nella coscienza popolare, Paul Gauguin è essenzialmente l’innovatore dell’arte pittorica e il teorico del sintetismo. Eppure Gauguin, artista esule per scelta e solitario viaggiatore oltreoceano, non è solo un pittore all’avanguardia, bensì un artista poliedrico, i cui interessi spaziano dalla pittura alla ceramica, dalla scultura in legno alla fusione in bronzo. 

È proprio questa immagine di artista completo ed eclettico che si ricava dalla retrospettiva ospitata al Vittoriano a Roma fino al 3 febbraio 2008.  

Tra circa 150 quadri, xilografie, sculture, lettere autografe è possibile esplorare l’opera dell’artista alla luce del suo percorso umano a cui la sua arte è ineluttabilmente connessa. Dal misterioso intreccio tra arte e vita nascono, infatti, lavori ineguagliabili per l’evocazione di atmosfere di mito e di sogno, di un mondo puro e incontaminato.

Se qualcuno vuole sapere chi sono deve cercarmi nelle opere”, scrive Gauguin in uno dei suoi memoriali. Giovane controcorrente, vagabondo senza fissa dimora, fa del viaggio la sua principale fonte di ispirazione, un modo per evadere dalla realtà e condurre un’esistenza mitica e sognante.  

Gauguin è amante del mare e della libertà, è un cittadino del mondo, insofferente al perbenismo e al fare bigotto delle menti europee. All’Europa civilizzata oppone il suo amore per la Bretagna selvaggia e primitiva, per i paesaggi caldi e floridi della Martinica. All’ipotizzata civile modernità continentale oppone la sua predilezione per la fulgida luce della lontana Tahiti e il carattere sincero della sua gente.  

 

È nel suono sordo degli zoccoli sul selciato della Bretagna che egli ricerca, infatti, quella “nota” ispiratrice della sua arte e, successivamente, a Tahiti, dove a stretto contatto con gli indigeni e al ritmo della natura, Gauguin vive un periodo denso di attività artistica e si convince che l’opera primitiva e spontanea è l’unica in grado di esprimere valori universali. 

La complessa personalità di Gauguin, dunque, dà vita a un’arte semplice e nel contempo carica del fascino seduttivo dell’esotico, intrisa di tradizione e di innovazione.  

Dopo aver vissuto un’esistenza difficile, da artista amato sì da buona parte della critica, ma pressoché privo di un redditizio riscontro commerciale, Paul Gauguin muore l’8 maggio 1903, senza la soddisfazione di veder riconosciuta la sua opera come vera arte.

Solo nel 1906, a tre anni dalla sua morte, Vollard organizza a Parigi una mostra in cui espone 227 opere dell’artista: da allora nasce il mito di Gauguin e quel maestro rifiutato, fuggiasco e incompreso, diventa il capostipite delle avanguardie artistiche dei primi anni del Novecento. 

L’esposizione al Vittoriano permette di ammirare varie opere scultoree provenienti dal museo di Santa Monica come una “Cassetta di legno decorata”, una “Stecca per ventaglio con ballerina”, una “Signora a passeggio”, il “Re del furore”, alcuni acquarelli come “Malinconia” del 1894, vasi, ceramiche, nonché alcune nature morte di Emile Bernard  e oli su tela di alcuni dei più cari amici di Gauguin, come Wladyslaw Slewinski e Jakob Meyer de Haan.  

Di notevole interesse è il rilievo policromo in legno “Cigni”, “La Conversazione” fatta arrivare dal museo di S. Pietroburgo, “Upaupa” proveniente da Gerusalemme, il trittico delle “Quattro stagioni”, il famosissimo “Cristo giallo” e molte altre tele suddivise per fasi e introdotte da un esaustivo commento biografico dell’artista.  

È dunque una mostra antologica che ci restituisce un Gauguin caparbio e sognatore che, a partire dalle sue esperienze di irrefrenabile globe-trotter, non si esime di riflettere sulla vita e sulla morte e di infondere, alla sua arte, un profondo senso filosofico e religioso. 

Diversamente dagli impressionisti, con cui pure aveva esposto a Parigi nel 1879, Gauguin crede nella forza evocatrice del dato naturale anziché nella mera descrizione dello stesso. I suoi quadri, caratterizzati da ampie chiazze di colori spesso molto intensi, colpiscono lo spettatore per gli originali accostamenti cromatici, l’essenzialità delle linee, la quotidianità delle scene.  

Eppure, Gauguin non è un realista. È piuttosto un artista che rifugge volontariamente dalla realtà per sconfinare nell’incantevole dimensione dell’immaginazione, del mito e del sogno. 

 

Maria Domenica Mangialavori mangialavoridomi@yahoo.it

22/01/2008

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
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