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Redazione

Hiroshige - Il maestro della natura

di Lucia Ferroni

 

Roma. FIno al 21 settembre 2009

Atmosfere delicate e colori profondi in 200 stampe giapponesi al Museo Fondazione Roma

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Aperta fino al 7 giugno, la mostra Hiroshige – Il maestro della natura presenta 200 opere dell'artista giapponese Utagawa Hiroshige, vissuto nella prima metà del 1800. In questo caso, molto probabilmente, non è la fama di un grande nome ad attirare lo spettatore al Museo Fondazione Roma ma sono gli stessi colori e la raffinatezza delle immagini usate per promuovere l'evento che ci invitano ad entrare.

 

All'ingresso della mostra ci accoglie un ponte di legno, dal quale ammiriamo piccoli angoli di giardini orientali, pareti di carta di riso che celano sagome di figure umane in abiti tradizionali. Rumore d'acqua e suoni della natura ci introducono alle opere della prima sezione, dedicata per l'appunto alle immagini di piante, fiori e animali e creano nell'ambiente un un'atmosfera rarefatta, sospesa nel tempo. Fin da subito delle immagini esposte ci colpisce come l'artista padroneggi i principi della composizione, come sia capace di creare equilibri perfetti tra le forme in formati inusuali, alti e stretti. Spesso le opere presentano una relazione tra gli elementi in primo piano e lo sfondo retrostante e tutte le stampe sono caratterizzate da una fusione perfetta di immagini e parole, nella forma di ideogrammi.


Dopo gli elementi della vita naturale, la mostra ci presenta vedute e scene di vita contemporanea, alcune delle quali, soprattutto quelle affollate di personaggi, perdono quell'equilibrio delicatissimo raggiunto dall'artista soprattutto quando mantiene molto stretta la sua gamma di toni.

Ecco probabilmente spiegato perché sono le immagini con la neve quelle rimaste più famose di Hiroshige, perché proprio in queste stampe dominate dal bianco, gli altri tre o quattro toni, tra cui predomina un blu profondissimo, sono meravigliosamente accordati e creano un risultato di grande raffinatezza.

 

Assieme ai soggetti, possiamo ammirare anche l'aspetto più concreto e materiale delle stampe, le imperfezioni della carta e il leggero incavo creato dalla pressione della matrice di legno sul foglio, finché arriviamo ad una piccola sala in cui è possibile vedere da vicino gli strumenti della tecnica silografica e, attraverso un video e alcune stampe esposte, capire attraverso quali fasi si arriva a questi straordinari risultati. Scopriamo allora di essere di fronte ad una tecnica tutt'altro che meccanica, come il termine stampa potrebbe suggerire, frutto invece di un lavoro di collaborazione tra più figure (artista, incisore, stampatore ed editore) e legato a molte variabili che dipendono dall'abilità manuale di chi esegue le varie fasi. Le immagini del video svelano la finezza e la precisione necessarie nell'incisione sulla tavola di legno di ciliegio per ottenere quei segni talvolta così minimi e quasi sempre perfetti, ammirati fino ad un momento prima. Si viene colpiti poi da quanti passaggi sono necessari nella stampa, visto che ne è richiesto uno con una diversa matrice per ogni colore e anche dall'abilità dello stampatore nell'esercitare una pressione variabile a seconda della sfumatura che si vuole ottenere.

 

Altri dettagli dell'allestimento rendono il percorso nella mostra una continua scoperta, come ad esempio i timbri da apporre sul proprio diario di viaggio e lo spazio in cui è possibile cimentarsi nella scrittura di ideogrammi su piccole lavagnette in cui i segni vanno tracciati con le dita intinte nell'acqua. Tutti gli elementi dell'esposizione sono curati al fine di immergere il visitatore in un'atmosfera dolce, rarefatta, in un contesto il più possibile in sintonia con le opere che presenta. Indubbiamente, questo obbiettivo viene raggiunto molto bene: la mostra merita che gli si dedichi una visita di almeno due ore, preferendo giorni e orari di minore affluenza per poterne godere al meglio. Peccato che, come già accaduto per l'esposizione precedente nella stessa sede, sembra che gli organizzatori diano più importanza all'aspetto scenografico che a quello funzionale anche nell'uso della luce. Il risultato è un'illuminazione perfettamente in linea con l'atmosfera che si vuole creare ma che non soddisfa appieno le necessità di una visione ottimale delle opere e in questo caso il difetto diventa palese riguardo alle stampe più grandi, illuminate solo per metà.

 

Lucia Ferroni

 

 

Periodico registrato il 30 gennaio 2007 presso il Tribunale di Rovereto con n.268
Editore Tommaso Martini Direttore responsabile Edoardo Semmola